Non solo nori: come le alghe stanno conquistando il mondo


Il mercato globale annuo è stato stimato a circa 10 miliardi di dollari e oltre l’80% della produzione è a scopo alimentare. Ma gli scienziati avvertono: servono linee guida per una coltivazione nel rispetto dell’ambiente

APPROFONDIMENTO – Cibo e integratori, gel industriali, fertilizzanti e mangimi per animali ma anche biotecnologie, nutraceutica e farmaceutica: l’industria delle macro-alghe (seaweed) sta vivendo una rapida crescita in tutto il mondo. Il mercato globale annuo è stato stimato a circa 10 miliardi di dollari (in aumento dai 5,5-6 del 2003), superando quello degli a noi più familiari limoni e lime, ed è dominato da cinque generi: Saccharina, Undaria, Porphyra, Eucheuma e Gracilaria.

In molti paesi in via di sviluppo l’industria delle alghe è oggi la fonte di sostentamento di grandi fette di popolazione, spesso partendo da piccola scala come attività di tipo familiare: la Cina tra tutti produce la metà delle alghe oggi sul mercato, quasi 13 milioni di tonnellate, seguita dall’Indonesia con 6,5 milioni di tonnellate (27% della produzione globale) e ancora dalla Corea del Sud e dalle Filippine, dove secondo il The Bureau of Fisheries and Aquatic Resources sono almeno 12000 gli agricoltori che le coltivano.

In relativamente pochi decenni la coltivazione delle alghe si è fatta spazio all’interno dell’acquacoltura, ed è ben percepita anche perché non richiede l’utilizzo di fertilizzanti. Dove l’industria ittica langue e la popolazione ha scarso accesso ad altri tipi di sostentamento, sono stati gli stessi governi a incentivare questo settore, come ha fatto la Tanzania: a Zanzibar è stato istituito il Seaweed National day (Siku ya Mwani) grazie al supporto scientifico della Zanzibar Seaweed Cluster Initiative (ZASCI) della University of Dar es Salaam. Gli agricoltori hanno avuto un’occasione di incontro per confrontarsi sulla coltivazione e parlare delle sfide del settore e delle migliori pratiche. Attualmente, come riporta Flower Msuya della ZASCI, sono quasi 24000 le persone che lavorano in quest’ambito in Tanzania: più dell’80% sono donne e oggi le esportazioni ammontano a 13000 tonnellate. L’obiettivo è raggiungere le 20000 entro il 2020…

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