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L’Italia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (seconda parte)

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Il Rapporto ASviS 2019 già a partire dall’Indice evidenzia con chiarezza gli scenari geografici nei quali declinare il concetto di “Sviluppo sostenibile” (ricordate il motto lanciato tanto usato in passato ed ormai caduto nel dimenticatoio: “Pensare globalmente, agire localmente”?)

Si comincia con un quadro più generale dell’intero Pianeta, con un focus sui problemi di più scottante attualità (cambiamenti climatici, deterioramento della biodiversità, problematiche demografiche, crisi economica, migrazioni, ecc.), su quanto le istituzioni internazionali stanno facendo e sugli stimoli che vengono dalla società civile, dai media, dal mondo della ricerca scientifica e sugli scenari futuri.
Si passa poi al nostro continente con le sfide che attendono la nuova compagine della Commissione europea (nei confronti di problemi quali i cambiamenti climatici, le fonti energetiche e sul modi di affrontare le questioni migratorie, ambientali, sociali ed economiche), con l’analisi dei documenti predisposti per consentire all’Unione europea un impegno crescente a favore di un approccio integrato che garantisca di superare le inevitabili disuguaglianze tra i vari Paesi che la compongono e che consenta loro di incamminarsi verso una crescita equilibrata e sostenibile.
L’Italia non è sola in questo difficile percorso, come documentato durante la recente Assemblea Generale delle Nazioni Unite. A quattro anni dall’adozione dell’Agenda 2030, nonostante i progressi compiuti, le misure adottate dai singoli governi, dal settore privato e dalle organizzazioni internazionali non appaiono essere all’altezza della sfida. Serve perciò un urgente e deciso cambio di passo per rispettare il piano d’azione disegnato per dare un futuro al pianeta e a chi lo abita.
L’analisi scende poi ad esaminare il caso Italia, alla luce innanzitutto della spinta propulsiva che l’approccio informativo e propositivo messo in atto dalle Organizzazioni della società civile che per prime hanno saputo cogliere nell’iniziativa dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite uno strumento operativo innovativo per realizzare uno sviluppo equilibrato tra società, ambiente, economia e istituzioni.
Questa sfida – innanzitutto culturale – proiettata nel nostro prossimo futuro deve confrontarsi con i numeri degli indicatori statistici (talvolta aridi ma inequivocabilmente veritieri allorchè segnalano i ritardi, le omissioni e talvolta le regressioni rispetto agli standard richiesti dalle Nazioni Unite) e soprattutto con una realtà territoriale che è specchio del nostro agire e/o non agire.
Il Rapporto dell’ASviS ci pone davanti a questo specchio che riflette bellezze e difetti del nostro Paese e che ci dovrebbe indurre a dare quanto prima il nostro contributo di uomini e donne, al di là dell’età e delle differenze affinchè questo resti per noi (e per chi verrà dopo di noi) un Paese che tutti ci invidiano….

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