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Lettera aperta di Ugo Fraddosio

FORUM di Nairobi per il monitoraggio ambientale e la sicurezza in Africa (MESA)

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Ill.mo  Signor

Josè Graziano da Silva

Direttore Generale della FAO                                                               Roma, 31 agosto 2015

Signor Direttore Generale,

come Lei certamente saprà, In questi giorni, dal 31.08 al 4.09, si tiene a Nairobi (fra la Commissione dell’Unione africana e la Repubblica del Kenya, con il supporto dell’Unione europea) il primo Forum per il monitoraggio ambientale e la sicurezza in Africa (MESA) sul tema “Streamlining MESA products and services towards the decision making cycle in support of sustainable environmental management”.

Noi del Forum siamo particolarmente lieti per questa notizia, successiva alla visita di Obama in Kenya e all’OUA, e ci auguriamo che la FAO approfitti di questa occasione per un rilancio del programma Uncod, presentato proprio a Nairobi nell’ormai lontano 1977, e che, se realizzato, avrebbe evitato – almeno in parte – le odierne tragedie africane.

Come ex alto dirigente FAO e Direttore del progetto FAO di Matourkou (nell’attuale Burkina Faso) dal 1970 al ‘76, ebbi a suo tempo a prestare  la mia collaborazione alla preparazione del suddetto programma, che denunciava la gravità dei processi di desertificazione in atto, con particolare riferimento al continente africano (uno dei principali motori climatici del Pianeta), e proponeva una Convenzione speciale ed un programma ventennale di Lotta contro la Desertificazione (LCD).

Non se ne fece però nulla a causa delle priorità assegnate alla guerra fredda ed alla corsa agli armamenti (più per ragioni di profitto che di sicurezza), cause del tutto ingiustificate come dimos-trato dal rapporto di Olaf Palme, poi ucciso proprio per questo. In quegli anni, tuttavia, il bilancio ecologico della Terra era ancora in equilibrio, nel senso che il consumo delle risorse vitali e rinnovabili non superava ancora la loro capacità di ricostituzione annuale.

Dopo solo 38 anni questo bilancio è invece diventato fortemente passivo; sulla base di calcoli effet-tuati da esperti, infatti, alla metà del mese di agosto la Terra aveva già consumato le risorse rinnovabili dell’intero 2015. Dato questo “trend” negativo e la sua costante accelerazione, in tempi ormai ravvicinati (non più di pochi anni) arriveremo ad un punto di rottura e ad una vera e propria catastrofe planetaria.

Tale drammatica realtà, che ha un carattere di estrema gravità ed urgenza, non è stata ancora recepita dalla maggior parte delle classi dirigenti del mondo intero, in particolare nel mondo più avanzato, cui incombe la responsabilità di prendere le opportune misure riparatrici. Essa è resa ancor più grave dal fatto che a questo processo distruttivo, causato esclusivamente dall’uomo, si deve aggiungere l’estremizzazione dei fenomeni climatici e meteorologici, anch’essi estremamente distruttivi, che infieriscono sempre più in ogni parte del pianeta.

 Nonostante il fatto che l’ONU, con sue Agenzie e Commissioni scientifiche specializzate (FAO, OMM) abbia più volte tentato di scuotere dal torpore i paesi membri, soprattutto quelli più influenti, abbiamo purtroppo dovuto constatare una quasi totale mancanza di sensibilità e di responsabilità al riguardo. Con la sua ultima Enciclica, “Laudato sì…”, il Papa Francesco ha dato un forte impulso al rilancio della riflessione sul tema; è tuttavia desolante vedere come, a pochi mesi dal Summit di Parigi sui cambiamenti climatici, dovuti in buona parte alla desertificazione, e data la sua importanza per il futuro del genere umano, non si sia ancora prodotto un dibattito approfondito sul tema, in particolare nel mondo occidentale, sede della cultura dominante.

 Di grande conforto arrivano in questo momento le dichiarazioni del Presidente degli USA, Barack. Obama, che in un suo recente discorso sull’Ambiente ha impresso una svolta importante al pensiero politico dominante, all’attuale modello di sviluppo e alle strategie conseguenti. Con chiarezza e determinazione egli ha infatti affermato che :

  1. gli USA hanno purtroppo sottovalutato finora la questione ambientale, relegandola quasi a fantasie pessimistiche, laddove invece si tratta una tremenda realtà, che sovrasta ormai l’intera umanità e costituisce la più grave di tutte le minacce.
  2. le questioni economiche e finanziarie, da sempre ritenute prioritarie, assumeranno d’ora in poi un ruolo secondario di fronte alle tematiche ambientali, che verranno al primo posto nella politica americana.
  3. non si può consentire che i nostri figli e nipoti subiscano le terribili conseguenze del degrado planetario e debbano quindi recriminare sull’operato dei loro padri, che non hanno saputo evitare loro le inevitabili sofferenze.

 Per la prima volta sono quindi moderatamente ottimista, non potendo dubitare che i più ostinati conservatori e quei poteri che fino ad oggi hanno impedito la svolta oggi impressa dal Presidente Obama (ricordiamo che nel 2009 il vertice di Copenhagen fu fatto fallire, nonostante che nel pre-Vertice di Ginevra il Segretario generale dell’ONU avesse fatto un accorato appello (l’umanità corre all’impazzata, col piede schiacciato sull’acceleratore dello sviluppo, verso l’abisso dell’auto- distruzione), possiedano ancora un residuo di intelligenza e di cultura sufficiente a far loro com-prendere che la svolta di Obama costituisce una scelta obbligata e non più rinviabile e che nessuna economia può sussistere con il collasso bio-climatico planetario.

Va inoltre sottolineato che l’alternativa non può essere che l’estremizzazione dei fenomeni climatici, la devastazione e morte della biosfera, la fame e l’esasperazione delle masse, migrazioni epocali, ingovernabilità e terrorismo ovunque..

 A questo punto sentiamo l’imperativo morale di chiedere a Lei, Sig Direttore generale, di convocare il prima possibile, dopo il vertice di Nairobi, una riunione multi-donors per il rilancio del programma Uncod ’77, debitamente aggiornato e per la durata già prevista di 20 anni, una scelta di priorità assoluta (in particolare per quanto attiene il continente africano) per evitare il collasso bio-climatico, l’ingovernabilità totale ed il crollo della stessa civiltà.

Nel 2013 il CAP (Centre Agricole polyvalent) di Matourkou, creato negli anni ’60 nell’allora Alto Volta grazie al supporto della FAO (uno dei progetti più riusciti della FAO nell’Africa subsahariana) promosse il rilancio del programma Uncod ‘77 a partire dal territorio del Burkina, con un progetto pilota ideato e formulato dallo stesso CAP con il supporto dell’ Agrfor e della Fidaf  (Federazione Italiana dei Dottori in scienze Agrarie e Forestali). Tale progetto ha visto il coinvolgimento ideale dei quadri tecnici e degli allievi della promozione in corso, nonchè dei quadri della regione dello Yatenga. Purtroppo la richiesta del governo burkinabé al governo italiano non ha dato ancora l’esito sperato ed io credo che l’impasse attuale sia dovuta alla riorganizzazione e trasformazione della cooperazione italiana nella nuova Agenzia per la cooperazione allo sviluppo.

 Sarebbe quindi auspicabile che la FAO, a seguito della Sua lettera del 24.06.2014 al governo del Burkina Faso, prenda l’iniziativa di sbloccare la situazione assegnando una somma tutto sommata modesta (900.000 Eu) per una pre-fase del progetto che consenta di condurre azioni preliminari a partire dal prossimo mese di ottobre, e questo per evitare che le promozioni uscenti dal CAP subiscano una forte demotivazione e mancanza di fiducia nella cooperazione internazionale proprio nel momento in cui si accingono ad assumere responsabilità operative nel paese.

E’ per tale motivo che io, come ex allievo della Scuola normale superiore per le Scienze applicate di Pisa (oggi Sant’Anna), invio questa mia lettera – come le precedenti – sia al “Sant’ Anna news” che alla Fidaf, perché vengano pubblicate integralmente e concorrano a promuovere quel dibattito che finora è mancato, almeno tra gli studiosi italiani, gli agronomi ed forestali.

Nella situazione attuale di egoismo e di crisi crescenti non possiamo restare inerti o passivi e deludere così i quadri tecnici di quel piccolo/grande paese del Sahel, che si è rivelato custode di un’antica saggezza quando, rifondando il proprio paese, ha scelto un nome che evoca tutto un programma d’azione : Burkina Faso, che in lingua locale significa “il paese degli uomini integri”.

Voglia gradire, Signor Direttore generale, l’espressione dei miei sentimenti migliori, coraggio e buon lavoro, Le raccomando ancora la saggia iniziativa del CAP di Matourkou.

                                                                                                                Ugo Fraddosio

                                                                                                           Coordinatore del Forum

CC :

  • Maria Elena Semedo, Vice DG FAO, Direttore risorse naturali
  • Federica Mogherini, Commissario politica estera UE
  • Segolène Royale, Ministre de l’Environnement
  • Paolo Gentiloni, Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione
  • Maurizio Martina, Ministro delle politiche agricole
  • Gianluca Galletti, Ministro dell’Ambiente
  • Erasmo de Angelis, Coordinatore “Italia Sicura”

-     Francois Lompo, Ministre de l’Agriculture du Burkina Faso

      –     Zacharie Segda, DG du CAP de Matourkou

  • Paolo Cantini, DG della Cooperazione allo sviluppo (DGCS)
  • Fabio Cassese, ViceDG Cooperazione allo sviluppo (DGCS)
  • Roberto Colaminè, Capo Ufficio Sahel (DGCS)
  • Fernanda Guerrieri, FAO
  • Amedeo Postiglione, Presidente ICEF (International Court of Environment Foundation)
  • Luigi Rossi, Presidente FIDAF (Federazione Italiana Dottori Agronomi e Forestali)

      –     Alessandro Bozzini, Presidente AGRFOR (Agronomi e Forestali senza Frontiere)

  • Enrico Martinoli, Segretario generale AGRFOR
  • Sandro Alderighi, AGRFOR
  • Demetrio Serra, AGRFOR
  • Ex allievi Sant’Anna

Il Forum è un gruppo informale di esperti che professano il rispetto dell’Etica, della Giustizia e del Creato.

Tel.: 340 7827556


Monsieur

Josè Graziano da Silva

Directeur Général de la FAO                                                                                                Rome, le 31 août 2015

Objet : LCD/Lutte contre la désertification/émigration

Monsieur le Directeur Général,

comme Vous le saurez, du 31 août au 4 septembre se tient à Nairobi (entrela Commission de l’Union africaine et la République du Kenya, avec le support de l’Union européenne) le premier Forum pour le monitorage de l’Environnement et de la Sécurité en Afrique (MESA) sur le thème“Streamlining MESA products and services towards the decision making cycle in support of sustainable environmental management”.

Je suis particulièrement heureux pour cette nouvelle, qui fait suite à la visite du Président Obama au Kenya et à l’OUA, et j’espère que la FAO puisse profiter de cette occasion pour relancer le programme Uncod, qui, présenté à Nairobi en 1977, aurait pu éviter –  tout au moins en partie – les tragédies africaines d’aujourd’hui.

En tant que ex haut dirigeant FAO et Directeur du projet FAO de Matourkou (alors Haute Volta) du 1970 au ‘76, j’eu à prêter ma collaboration à l’élaboration de ce programme, qui dénonçait la gravité des processus de désertification en cours, en particulier sur le continent africain (un des principaux moteurs climatiques de la planète) et proposait une Convention spéciale et un programme vingtennal de Lutte contre la Désertification.

On n’en fit toutefois rien, en raison des priorités assignées à la guerre froide et à la course aux armements, causes tout à fait injustifiées comme démontré par le rapport de Olaf Palme, qui perdit sa vie pur cela. A’ cette époque, toutefois, le bilan écologique de la Terre était encore suffisamment équilibré, car la consommation de ses ressources vitales et renouvelables ne dépassait pas encore leur capacité de reconstitution annuelle.

Après seulement 38 ans ce bilan est devenu fortement déficitaire, puisque – sur la base de calculs effectués par des experts, à la moitié du mois d’aoûtla Terre avait déjà consommé les ressources renouvelables de l’année 2015. Etant donné cet alarmant “trend” négatif et sa constante accélération, en des temps désormais rapprochés (pas plus de quelques années) nous arriverons à un point de non retour et à une véritable catastrophe planétaire.

Cette réalité, qui a un caractère d’extrême urgence et gravité, n’a pas encore été comprise par la majeur partie des classes dirigeantes du monde entier, en particulier dans sa partie la plus avancée, à laquelle incombe la responsabilité de prendre les nécessaires mesures réparatrice s.

Ce qui est encore plus grave, à ce processus – imputable exclusivement à l’homme – il faut ajouter, comme conséquence directe, l’extremisation des phénomènes climatiques et météorologiques, également très destructifs, qui incombent de plus en plus sur la planete.

 Bien que l’ONU, avec ses Agences et Commissions scientifiques specialisées (FAO, OMM) ait plusieures fois cherché d’alerter les pays membres, nous avons du constater un quasi total manque de sensibilité et de responsabilité à cet égard. Avec sa dernière Encyclique, “Laudato sì…”, le Pape Francesco a donné une forte impulsion à la relance de la réflexion sur ce thème; Il est toutefois désolant de constater comme, à peu de mois du Sommet de Paris sur les changements climatiques (dus en bonne partie à la désertification et au réchauffement de la planète), étant donné son importance pour le future du genre humain, il n’y a pas encore un débat suffisant, en particulier dans le monde occidental.

De réconfort sont en ce moment les déclarations du Président des USA, Barack. Obama, qui, dans un discours récent sur les thèmes environnementaux, a imprimé un virage important à la pensée politique dominante, à l’actuel modèle de développement et aux stratégies conséquentes. Avec clarté et détermination il a en effet déclaré que :

  1. les Etats Unis ont jusqu’ici trop sous-estimé les questions environnementales, considérées comme des fantaisies pessimistes, alors qu’il s’agit de très sérieuses réalités qui incombent désormais sur l’humanité entière et représentent les plus graves de toutes les menaces.
  2. les questions économiques et financières, toujours considérées comme prioritaires, auront dorénavant un rôle secondaire face aux thématiques environnementales, qui seront désormais en première ligne dans la politique américaine.
  3. on ne peut admettre que nos fils et neveux subissent les terribles conséquences de la dégradation environnementale et qui puissent un jour récriminer contre leurs parents, qui n’ont pas su leur éviter les inévitables souffrances.

 Pour la première fois je suis donc modérément optimiste, ne pouvant douter que les plus obstinés conservateurs et ces pouvoirs qui ont jusqu’ici empêché le tournant aujourd’hui déclaré par le Président Obama (rappelons qu’en 2009 le Sommet de Copenhague fut fait faillir, bien que dans l’avant Sommet de Genève le Secrétaire général de l’ONU ait adressé un pressant appel (l’humanité cours aveuglement – le pied appuyé sur l’accélérateur du développement – vers l’abîme de l’autodestruction), possèdent encore un lueur d’intelligence suffisant à leur faire comprendre que le virage d’Obama est un choix obligé et qui ne peut plus être renvoyé, car aucune économie ne peut subsister avec le collapsus bioclimatique planétaire.

Il faut en outre souligner que l’alternative ne pourrait être que l’extremisation des conditions climatiques, la dévastation et mort de la biosphère, la faim et l’exaspération des masses, des migrations croissantes, l’ ingouvernabilité et le terrorisme.

 A’ ce point, j’éprouve l’impératif moral de Vous demander, Monsieur le Directeur général, de convoquer le plus tôt possible, après le Meeting de Nairobi, une réunion multi-donors pour la relance du programme Uncod ’77, pour la durée prévue de 20 années, un choix de priorité absolue (en particulier pour ce qui concerne le continent africain) pour éviter le collapsus bio-climatique, l’ingouvernabilité et l’écroulement de la civilisation elle-même.

En 2013 le CAP (Centre Agricole polyvalent) de Matourkou, créé dans les années ’60 en ce qui était alors la Haute Volta grâce au support de la FAO(un des projets les mieux réussis de la FAO en Afrique subsaharienne) a proposé la relance du programme Uncod ‘77 à partir du territoire du Burkina Faso, avec un projet pilote conçu et formulé par le même CAP, avec le support de l’Agrfor et de la Fidaf (Fédération Italienne des Agronomes et Forestiers). Ce projet a vu l’implication idéal des cadres techniques et des élèves de la promotion en cours ainsi que des cadres de la région du Yatenga. Malheureusement la requete du gouvernement burkinabé au gouvernement italien n’a pas encore eu l’issue espérée et je crois que l’impasse actuelle soit due à la réorganisation et à la transformation de la coopération italienne en la nouvelle Agence pour la coopération.

 Il serait donc souhaitable que la FAO (suite à votre lettre du 24.06.2014 au gouvernement du Burkina Faso) prenne l’initiative de débloquer la situation assignant une somme tout compté modeste (900.000 Eu) pour une pre-phase du projet qui permette de conduire des actions préliminaires, si possible à partir du mois d’octobre prochain, et ceci pour éviter que les promotions sortantes du CAP ressentent une forte démotivation et manque de confiance en la coopération internationale, au moment ou elles s’apprêtent à assumer des responsabilités opérationnelles.

C’est pour cela que, en tant qu’ex-élève de l’Ecole normale supérieure pour les Sciences appliquées de Pise (aujourd’hui Sant’Anna), j’adresserais cette lettre – comme les précédentes – aussi bien au “Sant’ Anna news” qu’à la Fidaf, afin qu’elles soient publiées intégralement et puissent concourir à promouvoir ce débat qui a manqué jusqu’à présent, tout au moins parmi les experts italiens, agronomes et forestiers.

Dans la situation actuelle d’égoisme et de crises croissantes, nous ne pouvons pas rester inertes ou passifs, et décevoir ainsi les cadres techniques de ce petit/grand pays du Sahel, qui s’est révélé gardien de sagesse quand, renommant le pays, choisit un nom qui évoque tout un programme d’action : Burkina Faso, qui en langue locale signifie … “le pays des hommes intègres“.

Veuillez agréer, Monsieur le Directeur général, l’expression de mes sentiments les meilleurs, courage et bon travail, Je Vous recommande encore la sage initiative du CAP de Matourkou.

                                                                                                                 Ugo Fraddosio

                                                                                                          Coordinatore del Forum

 Forum Permanent pour la Science et la Technologie

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Ladruncoli di fichi, Raffaello Sernesi

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