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Le sfide per il settore agricolo del nuovo regolamento europeo sull’effort sharing

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In questi giorni, dopo una lunga gestazione, entrerà in vigore il nuovo regolamento europeo sull’effort sharing, cioè sugli impegni che i diversi paesi europei ed i diversi settori economico produttivi dovranno assumere, da qui al 2030, per ridurre le emissioni climalteranti.

In sostanza l’Europa, in linea con gli accordi assunti alla COP 2015 di Parigi si è data impegni chiari e ambiziosi di riduzione delle emissioni. A livello UE l’impegno è di ridurre le emissioni nei settori Costruzioni, Agricoltura, Rifiuti e Trasporti del 30%. Per L’Italia l’impegno è pari al 33% di riduzione rispetto all’anno base, il 2005. Altri paesi hanno obiettivi di riduzione superiori: la Germania  il 38%, Francia e Regno Unito il 37%, la Danimarca il 39 e la Svezia il 40% modulati secondo i diversi contesti economico produttivi.

Il regolamento europeo (ESR) fissa degli obiettivi vincolanti per la riduzione delle emissioni ed ogni paese dovrà impegnarsi attraverso azioni concrete e misurabili. Esso fissa anche i metodi per la definizione degli obiettivi annuali e per la valutazione dei progressi di ciascun paese secondo una traiettoria lineare ben definita e calcolata a partire dalla media delle emissioni degli anni 2016-2018.

Il percorso dell’effort sharing è iniziato nel 2016 con la presentazione da parte della Commissione europea della proposta di Regolamento che è passato attraverso un lungo processo di discussione e revisione.   I settori interessati sono quello residenziale dei rifiuti e dei trasporti (esclusi aviazione e trasporti navali) e l’agricoltura per la parte relativa alle emissioni di gas diversi dalla CO2.

Nel regolamento si riconosce che il settore agricolo è uno di quelli che meno di altri potrà contribuire nel raggiungimento degli obiettivi e nello stesso tempo si riconosce, per ciascun paese, una quota di emissioni che può essere controbilanciata attraverso la contabilizzazione delle “rimozioni” di Carbonio dovute alle superfici  afforestate, alle aree a seminativi ed ai pascoli. L’Italia ha un tetto di 11,5 milioni di tonnellate di emissioni “negative” che possono essere contabilizzate come assorbimenti dovuti alla corretta gestione delle aree agricole e forestali.

Nel testo è chiaramente indicato che lo sviluppo di pratiche innovative e sostenibili può aumentare il ruolo del settore agricolo in relazione alla mitigazione ed adattamento ai cambiamenti  climatici, in particolare attraverso la riduzione della emissioni di gas serra e/o il mantenimento e l’aumento degli assorbimenti e degli stoccaggi di carbonio. Al fine di ridurre l’impronta carbonica ed ambientale del settore agricolo, e nel contempo mantenere la produttività, capacita di rigenerazione e vitalità è importante inoltre incrementare le azioni di mitigazione e adattamento cosi come i fondi di ricerca per lo sviluppo di  investimenti su pratiche e tecnologie innovative e sostenibili.

Inoltre il regolamento ricorda che l’agricoltura ha un importante impatto sulla biodiversità e gli ecosistemi e che è necessario pertanto tener conto di altri regolamenti e politiche europee, tra cui i Piani di Sviluppo rurale, la strategia per la biodiversità quella per le foreste e quella per l’economia circolare.

Ogni paese dovrà quindi implementare le proprie politiche attive, settoriali, per raggiungere gli obiettivi. Ancora non è dato sapere quali saranno gli strumenti specifici per il settore agricolo ma appare chiaro che la prossima programmazione per lo sviluppo rurale non potrà che mettere al centro il tema della riduzione delle emissioni e quello della conservazione del carbonio dei suoli due assi operativi per il medesimo obiettivo.

Questa sfida riguarda indirettamente tutto il settore agroalimentare che è chiamato a ridurre i propri impatti sui diversi comparti ambientali e che trova nella PEF (Impronta ambientale di prodotto) una sua concreta applicazione. Un progetto europeo, PEFMED, finanziato nell’ambito del programma Interreg MED ed a guida italiana, sta concretamente valutando le implicazioni dell’applicazione della PEF al nostro settore. L’obiettivo, condivisibile, di misurare e comunicare le prestazioni ambientali del nostro cibo attraverso l’analisi del ciclo di vita, può rappresentare un utile strumento per indurre le aziende agroalimentari a comportamenti virtuosi che coinvolgano gli agricoltori e li spingano ad adottare sistemi di coltivazione ad emissioni ridotte di gas climalteranti. Il percorso è lungo ma la nuova direttiva sull’effort sharing conferma la direzione già intrapresa che anche l’agricoltura si faccia carico degli obiettivi di mitigazione dei cambiamenti climatici.

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