BANCA DATI

Le imprese agricole e il sistema bancario

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“Basilea” è diventato un termine del linguaggio comunitario alla fine degli anni Novanta, quando un apposito Comitato per la vigilanza bancaria – istituito dai Governatori delle Banche centrali dei dieci Paesi più industrializzati – progettò un insieme di provvedimenti per migliorare la gestione del rischio del settore bancario; provvedimenti conosciuti come “Accordo di Basilea”, dal nome della città sede del Comitato.

Fu soltanto un inizio, perché quei provvedimenti sono stati ripetutamente riveduti e aggiornati mediante successivi accordi, arrivati a conclusione nel 2014, con tre punti fondamentali : requisiti patrimoniali minimi delle banche; controllo delle Banche centrali; disciplina del mercato e trasparenza.

Gli Accordi di Basilea e le varie successive versioni hanno avuto anzitutto il fine di tutelare il sistema bancario, in un periodo obiettivamente difficile, proponendo un rafforzamento del patrimonio, nonché una più accurata e severa gestione del rischio.

Finalità certamente condivisibili, a patto, però, che gli effetti non siano tali da impedire la vera e fondamentale funzione delle banche stesse, che è quella di assicurare servizi di credito alle imprese e alle famiglie e di essere, quindi, strumento fondamentale per lo sviluppo economico del contesto in cui operano.

Ma quali sono gli effetti, i limiti e i pericoli per le imprese, soprattutto per quelle del settore agricolo, derivanti dagli accordi predetti ? Le Banche vanno salvaguardate e tutelate, ma non si possono scaricare le conseguenze delle relative operazioni sulle strutture che producono occupazione e reddito; soprattutto su quelle piccole e medie, che nel nostro Paese costituiscono un’altissima percentuale. Le Banche devono disporre di un patrimonio di “sicurezza” ed essere molto prudenti come vogliono gli Accordi, ma questo non può e non deve comportare il “fallimento” di un intero sistema.

Trattasi di un problema che riguarda – giova ripeterlo – in particolare le imprese agricole, che rischiano una indifferenziata restrizione dei criteri di concessione del credito. Si tratta di centinaia di migliaia di aziende, delle quali, peraltro, solo una modesta percentuale è costituita da società tenute a redigere il bilancio.

Come si è accennato, gli Accordi – a partire da quelli di Basilea – prevedono che la concessione di un prestito comporta l’attribuzione di un “rating” a chi lo richiede. Ma non è facile fissare un livello di affidabilità a tante piccole imprese, per di più differenziate sul territorio e all’interno di un tessuto produttivo assai variegato come l’agricoltura.

Quali sono le procedure e i criteri per l’assegnazione del rating ? Vengono evidenziate quattro fonti informative : quantitative, ossia bilanci ed altri documenti contabili; quali-quantitative, cioè “business plan” ed evoluzioni prevedibili della domanda; qualitative, come tipo di governance e processi di controllo della gestione; andamentali, quali i rapporti precedenti con l’Istituto di credito.

Per le imprese agricole l’acquisizione del rating è particolarmente problematica, a causa, in particolare, della difformità delle loro contabilizzazioni, della difficoltà di comprendere le reali esigenze del cliente, per la situazione manageriale spesso non esattamente definibile, per la imprevedibilità delle situazioni climatiche che condizionano fortemente la produzione, sia nella quantità, sia nella qualità.

Bisogna rendersi conto che il mondo agricolo sta cambiando, per una infinità di ragioni che si sommano e spesso confliggono. Gli schemi rigidi non sono più utilizzabili. In questo quadro la funzione economica e sociale del sempre più articolato settore “primario” merita un’ attenzione consapevole ed efficace.

Non è più possibile sottrarsi a queste ineluttabili e irrinunciabili esigenze. Proteggere le banche è giusto. Ma le banche potranno svolgere bene le loro funzioni soltanto se il sistema – in tutte le sue componenti -saprà recepire i cambiamenti epocali in atto.

Gli accordi vigenti potranno offrire sempre più concreta utilità giovandosi anche del contributo delle Organizzazioni del settore agricolo, che dispongono di aggiornata conoscenza dei problemi delle imprese rappresentate, caratterizzate da tipologie diverse non solo per dimensione, ma anche per specificità territoriali e colturali.

Una risorsa preziosa ai fini di una migliore funzionalità del sistema nato a Basilea è costituita, senza dubbio, dalla disponibilità di importanti masse di dati che tali Organizzazioni hanno a disposizione, in relazione ai servizi che offrono ai loro associati;  dati che, con il consenso degli interessati, possono essere utilizzati per porre il sistema bancario in condizione di erogare un credito in linea con le finalità dell’Accordo, in modo che le garanzie previste siano funzionali anche per le imprese, soprattutto per quelle piccole e medie.

Un’ Europa comunitaria deve costruire il suo futuro con la consapevolezza della complessa realtà da gestire, in coerenza con i principi che l’hanno fatta nascere.

Motivo di grano, Silvestro Lega

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One Response to Le imprese agricole e il sistema bancario

  1. Emanuele Davia Rispondi

    ottobre 10, 2015 a 3:02 am

    Una delle connotazioni più evidenti dell’attualità in cui viviamo è la velocità con cui cambiano situazioni,condizioni e organizzazioni per tenere il passo delle innovazioni, delle scoperte e del continuo allargamento degli interessi e degli orizzonti.Neppure l’agricoltura si sottrae a questo processo : sono ormai lontani i tempi del latifondo, o comunque delle gestioni agricole costituite quasi unicamente dal capitale terra e dal lavoro. Sappiamo bene che oggi un capitale liquido di anticipazione costituisce elemento indispensabile per una corretta gestione agricola.Di qui la fondamentale importanza che gli Istituti creditizi abbiano la massima efficenza, ad evitare che, anzichè coadiuvare la crescita e lo sviluppo, ne costituiscano un freno.

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