BANCA DATI

La Xylella è la metafora perfetta per spiegare il disastro italiano

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Minimizzare il problema. Non rispettare le regole. Inventarsi un complotto. Incolpare di tutto il politico, se le cose vanno male. Ecco come l’Italia risolve i problemi: vale per l’emergenza pugliese, vale per il Paese intero.

«L’unica soluzione oggi è consentire al territorio infetto di convivere con il batterio, non essendo ormai più eradicabile dalla penisola salentina». Così ha dichiarato giusto ieri Pierfederico La Notte, ricercatore del Cnr per l’Istituto per la protezione sostenibile delle piante di Bari. Secondo La Notte non ci sono strade percorribili per far scomparire la Xylella Fastidiosa, batterio killer che ha cominciato a uccidere ulivi nel 2013, e che nel frattempo pare abbia superato le due zone cuscinetto in provincia di Taranto e Brindisi, arrivando a minacciare di estendersi a macchia d’olio in tutta la Puglia, e oltre.

E forse dovremmo mandarla a memoria, la storia della Xylella, perché è perfetta per raccontare la malattia di un Paese intero, tra sottovalutazione del rischio, pensieri magici, paranoie complottiste, rifiuto delle procedure, messa in discussione di autorità scientifiche. Già, perché non basta dare la colpa dei guai a un batterio che fino al 2013 non era mai stato rilevato in Europa. Della sua presenza se ne accorgono alcuni ricercatori, osservando una più alta incidenza della OQDS, altrimenti detta “disseccamento rapido dell’ulivo”, e che porta alla rapida morte delle piante. Una malattia che non si può curare, ma solo isolare, distruggendo tutti gli ulivi malati e quelli che gli stanno attorno, per evitare contaminazioni…

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