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La Tecnologia di “Subirrigazione Verticale”

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Definizione

E’ stata chiamata “Subirrigazione Verticale” una modifica tecnica dell’irrigazione goccia a goccia, in cui la tubazione aerea orizzontale normalmente provvista di gocciolatoi, mediante i quali l’acqua viene a cadere sulla superficie del terreno o del substrato coltivato, viene sostituita con una tubazione di plastica senza gocciolatoi.

In tale tubazione adduttrice, ad opportuna distanza, (a seconda della coltura) vengono operati, con un trapanino elettrico portatile, singoli fori in cui vengono inseriti dei tubicini di plastica (tipo cateteri per le trasfusioni di sangue) che a loro volta si inseriscono, a 30-40 cm dal livello del terreno, entro fori effettuati in tubi di plastica di 2-5 cm di diametro impiantati verticalmente nel suolo per 40-60 cm, eventualmente utilizzati anche per sostenere la vegetazione, così da fornire in profondità l’acqua agli apparati radicali.

Inoltre, per favorire la distribuzione idrica, la parte più profonda interrata dei tubi potrà essere anche forata orizzontalmente due tre volte alla base.

In tal modo si attua una subirrigazione che non è fornita da una tubazione orizzontale sotterranea, provvista di gocciolatoi, il cui impianto è certo più costoso e di successivo difficile controllo, bensì da una serie di tubi verticali che penetrano nel terreno per 40-60 cm. Ovviamente tale tecnologia si può attuare in particolare in coltivazioni effettuate a filari, con piantagioni preferibilmente di specie perenni.

 

Vantaggi

Questa tecnologia è di facile attuazione, specie in colture specializzate, meno costosa per l’assenza di gocciolatoi nella tubazione principale e di facile controllo, specialmente se si usano cateteri trasparenti per controllare facilmente il trasferimento dell’acqua dal tubo adduttore orizzontale ai tubi verticali od obliqui impiantati nel terreno.

Tale metodologia elimina diversi inconvenienti derivati dall’uso dei gocciolatoi tradizionali.

Anzitutto nei tubi senza gocciolatoi non si verificano otturazioni per la presenza eventuale di calcare o detriti. I cateteri sono facilmente ispezionabili e l’acqua è fornita in profondità, per cui non si favorisce lo sviluppo di piante infestanti sulla superficie del terreno, in quanto il terreno in superficie non rimane continuamente umido.

Inoltre non si verifica evaporazione in superficie, ma solo traspirazione da parte del sistema fogliare e non si accumulano nello strato superficiale eventuali sali contenuti nell’acqua e nei suoli utilizzati. In tal modo inoltre non viene favorita la radicazione della specie coltivata nella zona superficiale del terreno, ma solo in profondità.

Si realizza quindi una utilizzazione pressoché totale dell’acqua impiegata da parte delle piante e quindi un suo elevato risparmio. Inoltre, se viene attuata una fertirrigazione, i fertilizzanti utili si distribuiscono solo in profondità e non si accumulano in superficie.

Naturalmente il numero dei tubi verticali potrà variare a seconda della fittezza della piantagione e dello sviluppo delle piante.

Ad esempio, tale tecnologia è ideale per i vigneti, specialmente da tavola, per allevamenti di piccoli frutti e di altre specie da frutto, di piante da fiore od orticole, particolarmente se perenni o perennanti, sia in pieno campo, ma eventualmente anche in serra.

In filari di piante di elevato sviluppo il numero dei tubi inseriti negli interfilari dovrà essere più elevato ed, alternativamente, i tubi verticali potranno essere accoppiati ed inclinati in profondità verso l’esterno da ambo i lati per coprire una area più ampia di terreno umidificato e per sostenere il tubo adduttore, una volta legati ad X, sotto l’apice.

 

Esperienze di campo

Il primo impianto di questo tipo è stato realizzato su mia iniziativa in un progetto FAO in Libia nel 1980, nella zona di Bengasi, in un vigneto di uva da tavola allestito in un’area con terreno pianeggiante molto sciolto e sabbioso, ai margini del deserto, con precipitazioni medie di 350 mm l’anno, su 2 filari di circa 150 metri di lunghezza, oltre ad altri 13 filari realizzati con la tecnica di irrigazione goccia a goccia tradizionale.

Per il sostegno delle viti erano stati usati robusti tubi cilindrici di plastica di color grigio chiaro, internamente vuoti, del diametro di 5-6 cm, alti 2,5 metrii. I tubi venivano interrati per 50-60 cm a distanza di 120 cm (in sostituzione di normali paletti di legno molto meno reperibili e più cari) e le piante di vite vennero successivamente trapiantate a fianco.

I tubi collocati a dimora sono stati quindi forati a 3 diverse altezze per il passaggio dei fili di ferro per il sostegno dei tralci, che vi venivano fissati alla potatura. Ogni 10 tubi (e viti) veniva posto un paletto di cemento per il rinforzo del filare

Nel terzo anno dal trapianto, in concomitanza con le ferie del tecnico FAO addetto, si verificò un guasto alla pompa dell’impianto, per cui per oltre un mese, in Agosto, fu interrotta l’irrigazione. Le viti presenti nei 13 filari con l’impianto a goccia tradizionale subirono una crisi idrica, anche con la morte di alcune piante, mentre con l’impianto di subirrigazione verticale tutte le piante non manifestarono danni ed arrivarono a normale sviluppo e produzione, anche perché non si erano verificate perdite per evaporazione in superficie e l’apparato radicale si era sviluppato in profondità, a differenza dei filari con gocciolatoi normali. In piante morte fu infatti verificato lo sviluppo in superficie delle radici.

Successivamente, in altri due progetti FAO dislocati nel bacino del Wadi Gizan, in Arabia Saudita, nella zona costiera del mar Rosso ai confini con lo Yemen, questa tecnica è stata realizzata in sostituzione della tradizionale irrigazione per sommersione in bacini recintati da muretti di terra, in filari di papaia coltivati già da 4 anni e di avocado e mango da 8 anni, con un risparmio di circa il 90% dell’ acqua di irrigazione fino ad allora usata.

In tali piantagioni lungo i filari furono inseriti nel terreno coppie di tubi di plastica lunghi 1,5 metri, del diametro esterno di 3 cm, disposti ad X ed inseriti lateralmente nel terreno alla profondità di 50 cm con l’aiuto di trapani operati a mano, a distanza di circa 1 metro dalla precedente e successiva coppia lungo il filare e distanti almeno 50 cm dai tronchi.

I tubi furono legati al tubo adduttore e collegati mediante cateteri, dopo di aver collocato dei tappi di stoppa all’apice superiore dei tubi interrati, per evitare intrusioni ed otturazioni.

Nei due successivi anni in cui i progetti operarono, le piante si svilupparono con normale vegetazione e fruttificazione rispetto alle piantagioni rimaste con la tecnica di irrigazione tradizionale. Mi risulta inoltre che questa tecnologia sia stata successivamente usata, alla fine degli anni ’80 e successivamente, anche in altri progetti negli Emirati Arabi ed in Kuweit, anche per le piantagioni del verde urbano.

Si è ritenuto utile fornire questa informazione in quanto anche in Italia questa tecnologia potrebbe essere utilizzata proficuamente, specialmente in aree del Centro-Meridione in cui vi è scarsità di risorse idriche, per colture che necessitino un supporto idrico e nutrizionale semplice e sicuro, con investimenti modesti, utilizzando materiali facilmente reperibili e con notevole facilità di attuazione e di successivo controllo, specialmente in vigneti e frutteti specializzati.

 

 

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