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La Nuova Climatologia ai Tempi dell’AGW

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Anzitutto lascerei da parte l’idea secondo cui il cambiamento climatico odierno sarebbe associato a maggiori trasporti latitudinali di aria fredda verso sud e calda verso Nord, una teoria affascinante ma che richiederebbe forse qualche dimostrazione in più, se non altro in onore del fatto che Charney e De Vore, in un loro lavoro del 1979, evidenziavano l’alternarsi di due modi fondamentali della circolazione generale e cioè un modo zonale e uno latitudinale.

Quel che mi ha incuriosito è invece la seguente affermazione del climatologo Sannino: “La vera anomalia in questo momento è a Est, in Siberia con 30°C”.

Mi sono così domandato quanto sia davvero anomala la situazione evidenziata da Sannino in questo maggio 2019 e per verificarlo ho scaricato dal dataset di GSOD i dati dal 2 settembre 1949 al 15 maggio 2019 per la stazione di Pinega, a 43°Est nella regione di Arkhangelsk, sul Mar Bianco e  i dati dal 1 maggio 1955 al 15 maggio 2019 per la stazione di Chokurdah nella Repubblica Autonoma della Sacha-Jacuzia, a 147°Est.

Si noti che Pinega non è geograficamente in Siberia essendo localizzata ad ovest degli Urali: tuttavia la sua serie storica è interessante per noi perché il sito ha subito a lungo l’influenza del grande anticiclone dinamico di blocco che ha dominato la Scandinavia a partire dal mese di aprile determinando temperature al di sopra delle norma.

I risultati della mia analisi sono riportati in tabella 1, in cui ho elencato in ordine decrescente i 20 valori di temperatura più elevati registrati a maggio per le due serie storiche.

In particolare per Pinega si noti che il valore più elevato in assoluto è stato raggiunto il 15 maggio 2010 con 30.1°C, seguito dal 2 maggio 1957 con 30°C. Al terzo posto troviamo poi l’11 maggio 2019 con 28.9°C, a pari merito con il 10 maggio 2010. Pertanto il valore di temperatura del 2019 per quanto elevato non è affatto privo di precedenti, anche in epoche non sospette di AGW. Per la stazione di Chokurdah non vi è invece alcuna traccia del 2019 nei 20 valori di temperatura più elevati registrati a maggio.

Questi sono i dati che una semplice e sbrigativa analisi di serie storiche pone in evidenza e che ci mostrano che l’anomalia termica registrata nelle due stazioni analizzate è tutt’altro che senza precedenti. Ovviamente la mia analisi è limitata a due stazioni per cui se qualcuno avesse dati che portano a conclusioni diverse dalle mie è vivamente pregato di esibirli in modo che possa rivedere il mio giudizio.

Tabella – I 20 valori più elevati di temperatura di maggio per Pinega e Chokurdah
Pinega(64°N, 43°E) Chokurdah(70°N, 147°E)
numero d’ordine Giorno Valore (°C) Giorno Valore (°C)
1 20100515 30.1 19810530 23.0
2 19570512 30.0 19810531 23.0
3 20100510 28.9 19570531 21.1
4 20190511 28.9 19810529 19.0
5 20120518 28.8 20080528 19
6 20050525 28.7 20070531 18.4
7 19950524 28.5 20070530 18.2
8 20150528 28.4 20130531 18.1
9 20190512 28.4 20120527 17.6
10 19790526 28.0 19710528 17.2
11 19790529 28.0 19790529 17.0
12 20100511 28.0 19810528 17.0
13 20100514 28.0 19900530 16.0
14 19840517 27.9 20130530 15.7
15 19840518 27.6 20120528 15.4
16 19930516 27.5 19610531 15.0
17 19770501 27.0 19650527 15.0
18 19770502 27.0 19650528 15.0
19 19770503 27.0 19660530 15.0
20 19770504 27.0 20120526 14.7

Alcune riflessioni più generali

Credo che un buon punto di partenza per intendere cosa sia la “nuova climatologia ai tempi dell’AGW” stia in quanto scrisse un climatologo dell’ENEA ben più famoso di Sannino e cioè Vincenzo Ferrara, il quale nel 1982 produsse un articolo “visionario” dal titolo “SE IO FOSSI UN CLIMATOLOGO” pubblicato sulla Rivista di meteorologia aeronautica e che riporto per intero in coda a questo post.

Da quando tanti anni fa lessi lo scritto di Ferrara dissi fra me e me che non avrei a nessun costo seguito la via che Ferrara stesso, nella sua grande preveggenza, additava a tutti noi, ammonendoci a non fare come quel medico che per un fatto deontologico evita di prescrivere al paziente quella carriolata di medicine che quest’ultimo si attende e che per tale ragione viene additato come un “medico da poco”. L’esperienza di tutti questi anni, maturata con l’aiuto di vari amici con cui mi sono sentito in sintonia, mi ha permesso di sviluppare una serie di riflessioni che voglio qui di seguito riportare in estrema sintesi.

  1. Prima di lanciare allarmi su fenomeni estremi e senza precedenti occorrerebbe preoccuparsi sempre di verificare su un congruo numero di serie storiche qual è il tempo di ritorno dei fenomeni osservati. Buona norma sarebbe anche verificare i siti d‘installazione e le caratteristiche delle stazioni utilizzate per sviluppare climatologie degli eventi estremi (così facendo non è raro scoprire cose curiose e che poco o nulla hanno a che vedere con la climatologia come siti non conformi alle norme internazionali e apparecchiature in cattivo stato…).
  2. Nei trend climatici analizzati sarebbe buona norma cercare sempre di discernere il peso della variabilità naturale, legata ad esempio alle ciclicità atmosferiche (NAO, ecc.) o oceaniche (AMO, ecc.)
  3. Nei fenomeni meteorologici estremi sarebbe buona norma cercare nella misura del possibile di mettere in luce i fattori causali. Ad esempio un fenomeno a mesoscala come il foehn può dar luogo ad aumenti intensi e repentini delle temperature che con l’AGW c’entrano come i cavoli a merenda
  4. Sarebbe buona norma evitare di vedere il clima solo come il prodotto della CO2 e dell’effetto serra. Senza la circolazione atmosferica, che riequilibra gli scompensi termici indotti dall’ineguale distribuzione della radiazione solare sulla superficie terrestre, non c’è il clima. Pertanto è da un lato necessario dedicarsi con passione agli aspetti circolatori (climatologia dinamica) e dall’altro è necessario diffidare sempre di “climatologi” che ignorano la circolazione alle diverse scale e parlano solo di effetto serra
  5. Occorrerebbe evitare di comportarsi come il climatologo descritto da Ferrara e cioè di dire quel che il “cliente” si aspetta da te. E si badi che ciò vale sia per clienti “catastrofisti” (gran parte del mondo giornalistico odierno), sia per clienti “minimizzatori” (oggi una minoranza, domani chissà..). Ad esempio 1°C di aumento delle temperature globali può sembrar poco per alcuni e tanto per altri ma quel che conta in realtà è la distribuzione degli aumenti sulla superficie del pianeta (es: le terre emerse si scaldano più degli oceani) e la risposta dei sistemi fisici e biologici.
  6. Quanto disse nostro Signore a san Tommaso “non essere scettico ma credente” e “beati coloro che crederanno senza vedere” è un ottimo viatico per le questioni di fede ma non per quelle di scienza e la climatologia non è e non dovrebbe mai essere una fede.
  7. Chi fa scienza dovrebbe adottare una visione umile rispetto ai problemi. Al riguardo mi viene da citare la frase pronunciata da quel prototipo di scienziato moderno che è Zenone, protagonista dell’Opera al Nero di Marguerite Yourcenar: “So che non so quel che non so; invidio coloro che sapranno di più, ma so che anch’essi, come me, avranno da misurare, pesare, dedurre e diffidare delle deduzioni ottenute, stabilire nell’errore qual è la parte del vero e tener conto nel vero dell’eterna presenza di falso.”
  8. Chi fa scienza dovrebbe evitare di deformare le opinioni dell’avversario per confutarle più agevolmente. Al riguardo lo stesso Zenone dice “Non ho mai deformato le opinioni dell’avversario per confutarle più facilmente … o piuttosto si, mi sono sorpreso a farlo, e ogni volta mi sono rimproverato come si sgrida un domestico disonesto, e ho ritrovato la fiducia solo dopo essermi ripromesso di far meglio.
  9. Sarebbe bello che dai tanti (spesso pensionati) che si dicono appassionati di climatologia potessero nascere gruppi che, aborrendo le ideologie preconcette, si riferissero galileianamente ai dati, svolgendo analisi sulle serie storiche che chi come il sottoscritto è impelagato in una selva di impegni lavorativi estranei alla climatologia fa sempre più fatica a svolgere
  10. “Lo scritto climatologico del Corriere del 14 maggio è, di fatto, vuoto di reali informazioni scientifiche” mi ha scritto l’amico Sergio Pinna, e ha perfettamente ragione. Io gli ho però risposto che lascio a Sannino il beneficio d’inventario del fatto che i giornalisti scrivono solo ciò che conforta le loro tesi preconcette (in gergo si chiama cherry picking) e se protesti non ti danno più la parola… Un lunga esperienza personale mi conduce purtroppo a questa conclusione.

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