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La nocciola, un prodotto ‘Made in Italy’ di rilevanza economica e culturale, che fa bene alla salute

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Secondo le statistiche elaborate dall’International Nut Council (INC), la produzione totale di frutta secca ha un volume medio di oltre 3 milioni di tonnellate di sgusciato, di cui il nocciolo nel 2013 rappresenta il 13%. Rispetto a 10 anni fa la produzione mondiale del settore risulta incrementata del 47%. Il settore genera quindi un volume di affari fortemente positivo: Il trend delle vendite è in crescita e vi sono previsioni ancora positive per i prossimi anni, in seguito alla forte domanda di Cina e India.

Più in dettaglio la produzione annua mondiale in guscio di nocciolo si aggira attorno alle 872.000 tons (media 2008-2012, dati FAO 2014), con un aumento del 33% e un volume di affari in trend positivo (+128) rispetto al 2004. Diversi sono i Paesi interessati alla coltivazione del nocciolo: secondo le statistiche ufficiali FAO, i Paesi produttori a livello mondiale sono attualmente 30, sette in più rispetto al 2000. I più importanti sono la Turchia che rappresenta il 72% della produzione totale, seguita da Italia, Azerbaijan, USA, Georgia e Spagna.

A livello Europeo l’Italia è il primo paese produttore (rappresenta il 78.5% del prodotto europeo) con una produzione nel 2013/2014 che è incrementata di +46% rispetto all’anno precedente. E’ seguita da Spagna e (14.5%), Francia (4.1%) e Grecia (2.7%). Relativamente al consumo interno, quello procapite in Grecia è uno dei più alti a livello Europeo (17Kg) seguito da Spagna ed Italia. La produzione europea copre solo il 40% della domanda interna per il consumo fresco (10%) e per l’industria (90%) .

Analizzando i dati su “Rapid Alert System for food and feed” che fornisce notifiche sulla qualità degli alimenti importati/esportati, si può notare che nel 2013 sono state riportate ben 17 notifiche per il nocciolo, rilevate soprattutto su prodotto di provenienza turca; la natura delle notifiche ha riguardato in massima parte l’alto contenuto di aflatossine. Questi aspetti già danno un’idea della migliore qualità del prodotto europeo. In Italia in questi ultimi anni sono aumentate le superfici a nocciolo e anche le produzioni. Dai rapporti Europei sulla frutta secca EU-28 del 2013, viene riportato infatti che i produttori italiani hanno migliorato le tecniche di produzione (irrigazione, fertilizzazione e utilizzo di pesticidi), aumentando la produzione e mantenendo alta la competitività del prodotto italiano.

La media dei ricavi netti è stimata tra 2500 e 3000 euro/ha. Le principali regioni interessate alla coltivazione del nocciolo sono il Lazio, seguito da Piemonte a cui seguono la Campania e la Sicilia. Il panorama varietale è molto ampio tra le principali cultivars la ‘Tonda Gentile delle Langhe’ in Piemonte, ‘Tonda Gentile Romana’ nel Lazio, la ‘Tonda di Giffoni’ in Campania, ‘Comune di Sicilia’ principale varietà della Sicilia, esistono inoltre numerosi prodotti tradizionali ed autoctoni. L’ampia variabilità del germoplasma italiano, che si riflette anche nel patrimonio varietale Europeo, è frutto della forte radicazione della coltura con il territorio e con le tradizioni locali.

Come riportato dalla Commissione Europea, il nocciolo e in genere le colture analoghe, giocano un ruolo importante anche nel preservare un equilibrio ambientale e sociale in molte regioni. Il nocciolo può essere quindi definito ‘ una coltura ad alto valore globale’. Marco Porzio Catone nel suo De Agri Culture ne suggerisce la coltivazione mentre Dioscoride medico, farmacista, botanico del I secolo dopo Cristo, ne elenca gli effetti benefici sulla salute. Durante l’epoca dei Romani il nocciolo veniva regalato in segno di felicità e fertilità. Sono presenti diversi dipinti in cui sono raffigurate nocciole negli affreschi di Pompei ed Ercolano (ad esempio nella casa dei cervi). Durante il medioevo ne è frequente il simbolo sugli stemmi di famiglie importanti come segno di forte legame con il territorio.

Il Centro Ricerche della Casaccia (ENEA), è impegnato da anni in attività di ricerca sul nocciolo, volte alla caratterizzazione delle sue risorse genetiche. L’esperienza maturata nei Progetti Europei e nazionali ha evidenziato che la caratterizzazione molecolare delle varie accessioni è importante per ridurre le problematiche di sinonimie e gli errori di classificazione del materiale genetico.

Dall’analisi di 13 collezioni europee di nocciolo è stata redatta una lista di 222 varietà e 58 selezioni. Nelle nostre collezioni europee, a differenza di quelle americane, non sono conservati ‘crop wild relative’, utilissimi per il miglioramento delle varietà. Nel progetto Agri Gen RES SAFENUT che ENEA ha coordinato, sono state valutate e caratterizzate – con marcatori SSR – 190 cultivars, rilevando sinonimie e errori di classificazione, nonchè casi di mutazioni clonali.

Una attività importante è stata quella di allargare il pool genetico europeo ricorrendo alla selezione clonale o al recupero di ecotipi conservati on farm. Sono stati pre-selezionati 140 genotipi in diversi Paesi e 42 sono risultati ‘nuovi genotipi’ dopo analisi molecolari. Nuovi genotipi sono stati caratterizzati in Liguria, nel Lazio, in Sardegna, in Sicilia nel Parco dell’Etna e in Basilicata. Lo studio delle relazioni genetiche può essere utile per raccogliere informazioni sui processi di domesticazione della specie. In accordo con differenti autori, il nocciolo (Corilus avellana) sembra essere stato addomesticato in maniera indipendente in sei differenti aree di origine: Isole britanniche, Europa centrale, Spagna, Italia, Mar Nero e Iran.

Dal punto di vista biochimico, i dati nutrizionali del nocciolo indicano che questo alimento, come le altre specie di frutta secca, è altamente energetico, ricco di grassi monoinsaturi e proteine, di fitonutrienti e di antiossidanti come la vitamina E. Le analisi sugli acidi grassi, in 75 cultivars di nocciolo provenienti da 6 Paesi Europei (Italia, Francia, Spagna, Grecia, Slovenia), evidenziano differenze statistiche significative per il contenuto totale di olio e per il contenuto di palmitico, palmitoleico, linolenico, stearico e oleico, tranne per il linoleico e l’alfa tocoferolo. Tra gli acidi grassi l’oleico, monoinsaturo, è presente in quantità più elevate superando 80%. Con il linoleico contribuisce a più del 89% della quantità totale di olio. Sono presenti tutti e tre i tocoferoli ma il preponderante è l’alfa (vitamina E), che rappresenta il 97% del totale .

Di grande importanza per il loro ruolo benefico sulla salute sono anche i composti fenolici: dalle analisi effettate su 53 accessioni di nocciole sono stati individuati 13 composti fenolici. Tutte le informazioni ricavate in questi studi sono state trasferite nel SAFENUT database (ww.safenut.casaccia.it) al fine di rendere disponibile l’accesso alle informazioni.

In collaborazione con l’Università di Torvergata, l’ENEA ha avviato una serie di prove per verificare l’effetto di diete arricchite di nocciole sul metabolismo umano. In un primo esperimento, oggetto anche di una tesi magistrale, 24 volontari sani hanno assunto 40 gr di nocciole al giorno per 6 settimane. Le analisi statistiche sui dati ematici hanno confermato un chiaro effetto sul profilo lipidico con diminuzione significativa della componente LDL. In particolare il contenuto totale di colesterolo è risultato significativamente minore dopo l’assunzione di nocciole, mentre la componente HDL non ha evidenziato variazioni. Di conseguenza anche il rapporto tra il colesterolo totale e l’HDL ha mostrato una diminuzione significativa. Nessuna variazione di peso corporeo è stata osservata nel campione durante la fase sperimentale. Le analisi effettuate dopo sei settimane dalla dieta arricchita con nocciole hanno invece dimostrato una reversibilità delle variabili analizzate verso la condizione iniziale.

In collaborazione con il CNR diversi estratti galenici di nocciola sono stati testati in vitro su colture di macrofagi umani monocito-derivati, al fine di verificare le proprietà antibiotiche, immunomodulanti e anti-infiammatorie della nocciola. Mentre l’effetto antibiotico diretto è trascurabile, l’effetto mediato dai macrofagi umani trattati con l’estratto ha mostrato una significativa riduzione dei batteri intracellulari. In conclusione gli studi effettuati hanno confermato che le qualità nutrizionali e nutraceutiche della nocciola, vengono trasferite al consumatore attraverso un effetto diretto, benefico sulla componente lipoproteica ematica, senza un incremento del peso corporeo e variazione del BMI. La sperimentazione, che evidenzia anche un effetto antinfiammatorio e antibiotico dell’estratto galenico, dimostra come la nocciola abbia tutti i requisiti per essere definita un alimento funzionale, in quanto contiene sostanze in grado di influenzare processi fisiologici umani interagendo direttamente con lo stato di salute del consumatore finale. La disponibilità minima di finanziamenti pubblici, anche privati, consentire il completamento di tali evidenze, mediante studi molecolari di espressione genica per l’identificazione di biomarker, quali indicatori dell’efficienza della nocciola come cibo funzionale.

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One Response to La nocciola, un prodotto ‘Made in Italy’ di rilevanza economica e culturale, che fa bene alla salute

  1. Luigi Rossi Rispondi

    febbraio 18, 2015 a 11:02 am

    Ottimo questo articolo, ricco di dati economici e scientifici. Brava Loretta
    Luigi

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