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Storia

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La nostra tradizione

Memoria, presente e progetto

Le Origini

da “Il Dottore in Scienze Agrarie”, Dicembre 1958

“In una

adunanza di laureati in Scienze Agrarie, con­vocati in Roma il 26 luglio 1918, si deliberò la costi­tuzione di una Associazione Nazionale dei Laureati in Scienze Agrarie e si conferì ad un Comitato – eletto nella stessa adunanza preparatoria – il mandato di pre­parare uno Statuto. Successivamente, nell’Assemblea che si tenne in Roma, nella sala della Deputazione Provinciale, il 19 gennaio 1919, per l’approvazione dello Statuto, del programma di attività e per le ele­zioni alle cariche, il professor Mario Casalini presentò il seguente ordine del giorno: i convenuti ad unanimità dichiarano costituita l’Associazione Nazionale fra i Laureati in Scienze Agrarie, approvano in massima lo Statuto e nominano il primo Consiglio direttivo con il mandato di:

1) raccogliere interamente le adesioni;

2) completare un programma immediato dell’Associa-zione;

3) indire nel più breve tempo possibile la convocazione dell’Assemblea degli aderenti.

Si procedette quindi all’elezione del presidio direttivo e all’esame del programma di attività del nuovo Ente. Il Consiglio direttivo si riunì il giorno seguente, 20 gennaio 1919, nei locali della Banca Nazionale e delle Casse Rurali Italiane, e dopo ampia discussione stabilì il programma di azione. Su proposta del prof. Mario Casalini fu nominato a presidente il prof. Andrea Cra­vino noto e autorevole esponente del mondo agricolo di allora ricoprendo il posto di Segretario Generale della Società degli agricoltori italiani (unica organizza­zione nazionale degli agricoltori in quei tempi). Il Con­siglio direttivo provvisorio risultò costituito come segue: Presidente: prof. Cravino Andrea, Consiglieri: prof. Azzali Umberto, prof. Brini Gaetano, dott. Bor­ghesani Guido, prof. Casalini Mario, dott. De Carolis Carlo, dott. Franchini Tito, prof. Martinelli Alfredo, dott. Orsini Francesco, Consigliere-Segretario: dott. Cecconi Costantino. Il prof. Cravino mantenne la pre­sidenza dal gennaio 1919 al giugno 1921, e cioè fino al completamento della fondazione in tutta Italia delle Associazioni regionali dei Dottori in Agraria, portando nei suoi sviluppi l’Associazione nazionale a trasfor­marsi e costituirsi in Federazione di quelle regionali e cioè in “Federazione Nazionale dei Dottori in Scienze Agrarie”. Considerato con ciò di aver assolto al com­pito affidatogli, il Prof. Cravino sollecitò il Prof. Ore-ste Bordiga di voler accettare la candidatura alla carica presidenziale che meglio si addiceva ad un professore ordinario di Scuola Superiore, di chiara e riconosciuta fama. Ciò ottenuto, il Prof. Cravino presentò al Consi­glio direttivo le sue dimissioni e nell’Assemblea suc­cessiva, sul finire del 1921, il Prof. Bordiga venne elet­to Presidente della Federazione. Il Consiglio risultò così composto: Presidente: prof. Oreste Bordiga, vice­presidenti: prof. Cravino Andrea e prof. Fileni Enrico. Consiglieri: dr. Azzali, Bini, Cecconi, De Carolis, Mango, Marinucci. Segretario: dr. Fischetti Angelo.

La Federazione Nazionale durò in vita fino a quando in regime fascista venne sostituita dal “Sindacato nazio­nale fascista dei Dottori in Scienze Agrarie” assumen­do diverso aspetto e ordinamento. Intensa fu l’attività della Federazione durante il suo primo quadriennio di esistenza, sotto le presidenze del Prof. Cravino e del Prof. Bordiga, attività che giunse, fra l’altro, alla istituzione, sia al Centro che presso le Associazioni regionali, degli Albi dei laureati in Agra-ria nei quali furono registrati i laureati per segnalarli agli Enti pubblici affinché se ne valessero nelle varie contingenze.”

Gli Anni Trenta

Testimonianza di Giulio Leone, 15 ottobre 2004

“Nella lunga vita della nostra Organizzazione Profes­sionale non si può dimenticare il quindicennio ‘25-’39 nel quale, in parallelo con i provvedimenti dedicati alla nostra agricoltura, alla bonifica ed alla montagna, si affermò, come poche volte in altri periodi, l’apporto di tecnici agricoli e, in particolare, dei dottori in Scienze agrarie e forestali. Fu l’epoca dell’Agro Pontino, della colonizzazione dell’Opera Nazionale Combattenti, della costituzione della Milizia Forestale, dell’opera in Libia dei 25.000 agricoltori.

La politica di difesa e dell’autarchia, aggravata dalle sanzioni impartite dalla Società delle Nazioni, accreb­be come conseguenza la necessità di produrre all’inter-no l’alimento principale, il grano, ed a questa coltura dedicarono studi, ricerche, sperimentazioni nomi indi-

menticabili della nostra scienza, Strampelli, de Cillis, Todaro, ed in campi affini Peglion, Azzi, Tournon, Pra­tolongo, Pantanelli ed altri più giovani, ma non meno illustri studiosi ed applicatori. Negli anni ‘30, l’Organizzazione Nazionale dei Dotto­ri in agraria si fuse nel Sindacato dei Tecnici Agricoli, che raggruppò anche i periti agrari e si installò, come sede, nel fabbricato appositamente costruito a Roma, in via Sicilia, detto dei “Professionisti ed Artisti”. Promotore e attuatore di questa fusione fu Franco Angelini, agricoltore e agronomo, che fu presidente della Confederazione fascista dei Lavoratori dell’Agri-coltura, che chiamò nelle sedi provinciali e regionali della Confederazione oltre 100 dottori in scienze agra­rie, accanto ai vecchi sindacalisti che non gradirono certo la razionalità obiettiva, dovuta alla loro presenza. Angelini riportò poi l’Organizzazione dei tecnici agri-coli in via Barberini, allora appena aperta al traffico, acquistando un appartamento nel palazzo limitrofo a quello sede dell’INEA. Angelini fu poi docente di agronomia e coltivazioni erbacee a Portici e di lì dette altro impulso ai giovani che frequentavano quella facoltà. Più tardi, negli anni, Giuseppe Medici assunse l’ere-dità di quel periodo e, ancor prima della costituzione, nel ‘44, della Federazione dei Dottori in Agraria e Forestali si adoperò alla valorizzazione della nostra categoria, attribuendole responsabilità di grande peso ed evidenza. Chi scrive si inserì col partecipare in questo periodo alle attività organizzative come addetto all’Ufficio Bonifica della Confederazione dei Lavoratori dell’A-gricoltura, prima, e, successivamente contribuì con altri colleghi alla costituzione dell’Associazione Napo­letana e, nelle file ricostituite della FIDAF, collaborò come vice col Presidente nazionale De Marzi che tenne vivi in quegli anni i contatti con Medici, allora Mini­stro delle Finanze.”

Lo storico dilemma

da “Notiziario del Dottore in Scienze Agrarie”, 1957 di Rosario D’Urso

“L’agronomo deve essere un professionista integrale nell’attuale momento storico. Questa integralità di pre­parazione, le cui basi vengono costituite nelle aule uni­versitarie, può essere raggiunta solo coltivandosi, cioè seguendo attentamente gli avvenimenti della vita moderna, come è espressa dal progresso della tecnica, dall’evoluzione legislativa in connessione alla evolu­zione sociale, dagli indirizzi di politica economica, (…). Ed allora si pone il dilemma: occorre propugnare, come avviene per altre categorie professionali, una specializzazione di competenze o dobbiamo invece caldeggiare la tesi di elevare la competenza tecnica nei multiformi aspetti dell’agronomo generalista? (…)”

La frattura tra cultura e agricoltura

da “Il Dottore in Scienze Agrarie e Forestali”, 1982 di Antonio Saltini

“(…) Sulle radici antiche di una diffidenza tra il mondo spirituale delle persone “educate” e le scienze applica­te doveva prosperare rigogliosa la nuova sufficienza che verso l’agricoltura si diffondeva, nel dopoguerra, in un paese che arrivava per ultimo a conquistare i segni caratteristici della civiltà industriale. Orgogliosa della grande conquista, l’Italia ha vissuto per un ven­tennio la sicurezza liberatrice di poter gettare dietro le spalle il proprio passato agricolo, un peccato di origine da cui redimersi falsificando il proprio certificato ana­grafico. Dal grande proprietario divenuto affarista immobiliare al piccolo possidente di campagna trasfor­matosi in borghese cittadino, dal bracciante che rivesti­va la tuta di metalmeccanico al mezzadro assurto ai fasti della drogheria, è stato con un moto generale di rigetto della propria identità antica che tra gli anni ‘50 e gli anni ‘70 il Paese si è impegnato a cancellare ogni segno del proprio passato rurale. (…)”