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La Direttiva UE contro le pratiche commerciali sleali nel settore agroalimentare

Cosa cambia per le imprese e i consumatori italiani

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Il recente accordo politico sulle pratiche commerciali sleali nella catena agroalimentare rappresenta un importante passo avanti nel rafforzamento degli agricoltori e delle piccole e medie imprese agroalimentari che, nelle relazioni con altri attori della filiera, spesso subiscono pratiche che si discostano da una buona condotta commerciale e sono contrarie a buona fede e correttezza. La catena di approvvigionamento alimentare è più vulnerabile a queste pratiche a causa dei forti squilibri tra piccoli e grandi operatori. Spesso, infatti, agricoltori e piccoli produttori non hanno sufficiente potere contrattuale per difendersi dalle pratiche commerciali sleali.

La nuova direttiva proteggerà il 100% degli agricoltori e il 97% delle aziende agroalimentari dell’Unione, con un margine d’azione fissato a 350 milioni di euro di fatturato. Per la prima volta, saranno proibite 16 pratiche commerciali sleali imposte unilateralmente da un partner commerciale a un altro. Sebbene molti Stati membri dell’Unione europea si siano già dotati di norme nazionali in materia, in alcuni paesi non esiste alcuna protezione specifica contro le pratiche commerciali sleali, mentre in altri tale protezione risulta inefficace. Pertanto, il principio alla base della proposta della Commissione è stato quello di garantire per la prima volta un livello comune di protezione in tutti i paesi dell’Unione…

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vincentvangoghvilaledei

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