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La complessità dei sistemi agroalimentari

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Secondo Meadows[1] un sistema ha tre aspetti essenziali: gli elementi che lo compongono, le loro interconnessioni e una funzione complessiva (o uno scopo complessivo). I sistemi non funzionano quindi come la mera somma del funzionamento delle loro parti, ma sono intrinsecamente complessi. Le caratteristiche dei sistemi sono difatti determinate più dalle interrelazioni e dalle interazioni delle loro componenti che dalla natura delle componenti stesse. In altre parole un sistema è “una metafora dell’insieme in corso di adattamento”[2].

Il sistema agroalimentare – definito come l’insieme delle attività di produzione agricola, trasformazione industriale, distribuzione e consumo di prodotti alimentari[3] – comprende quindi molti elementi interconnessi, collegati dalla funzione comune di fornire cibo alla gente, a tutti gli esseri umani. Quindi noi tutti siamo obbligatoriamente parte del sistema agroalimentare in quanto consumatori di cibo. Inoltre un certo numero di persone ricava un beneficio economico dalle attività di una o più componenti del sistema agroalimentare, aggiungendo valore ad un qualsiasi stadio delle filiere alimentari, in qualità sia di imprenditori, che di lavoratori salariati o indipendenti. Inoltre, alcuni individui prendono parte a varie forme di governo centrale o locale o di associazionismo politico, sindacale e sociale, che regolano o comunque influenzano la produzione ed il consumo di alimenti. La natura stessa e la composizione del sistema agroalimentare ne aumentano quindi la complessità ad un livello superiore a quello di altri sistemi. Va inoltre considerato che il sistema agroalimentare non è isolato, ma opera in stretta connessione con altri due sistemi, a loro volta complessi: il sistema ecologico (ecosistema) che fornisce i servizi (ecosistemici) e le risorse naturali su cui si fonda la produzione di alimenti, e la salute dei consumatori, determinata in larga misura dai loro comportamenti nutrizionali. Sono attive infine interazioni e sovrapposizioni con altri sistemi e sottosistemi quali quelli dell’energia, dei trasporti, del commercio, ecc. La complessità dei sistemi agroalimentari è ulteriormente accresciuta dalla loro dinamicità che ne modifica in continuazione le determinanti e gli effetti.

Secondo il High Level Panel of Experts on Food Security and Nutrition[4], un sistema agroalimentare è considerato sostenibile se fornisce sicurezza alimentare e nutrizionale per tutti in modo che le basi economiche, sociali ed ambientali della sicurezza  alimentare e nutrizionale per le generazioni future non siano compromesse. La sostenibilità viene quindi declinata in modo integrato nelle sue tre dimensioni (economica, sociale, ambientale) e incorporata nella sua quarta dimensione, quella istituzionale. La sicurezza alimentare e nutrizionale per le generazioni presenti e future diventa quindi l’obiettivo centrale, la funzione caratterizzante del sistema agroalimentare. Il ripensamento dei sistemi agroalimentari deve pertanto informarsi a questo obiettivo centrale e può essere perseguito solo se si tiene nella dovuta considerazione sia la loro complessità, sia la loro stretta interconnessione con i sistemi di ambiente e salute umana.  L’approccio sistemico offre strumenti utili in questa prospettiva.

[1] Meadows, D., 2009. Thinking in Systems: A Primer. Earthscan, London

[2] Tropical Agriculture Platform (2016) Common Framework on Capacity Development for Agricultural Innovation Systems: Conceptual Background. CAB International, Wallingford, UK.

[3] http://www.treccani.it/enciclopedia/sistema-agroalimentare/

[4] HLPE. 2014. Food losses and waste in the context of sustainable food systems. A report by the High Level Panel of Experts on Food Security and Nutrition of the Committee on World Food Security. HLPE Report No.8. Rome. 117pp. http://www.fao.org/3/a-i3901e.pdf.

Camille Pissarro, Mattino d'autunno

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One Response to La complessità dei sistemi agroalimentari

  1. Giuseppe Sarasso Rispondi

    dicembre 10, 2019 a 4:10 pm

    Bella trattazione da parte del Presidente. Aggiungerei tra i protagonisti anche i “creativi” che si inventano degli slogan per propagandare un prodotto invece di un altro. Hanno raggiunto limiti di sfacciataggine incredibili, terrorizzando la popolazione per indurla a scegliere cibi “genuini”,”come una volta”, privi di qualunque ingrediente: lattosio, glutine, olio di palma,ecc. ma soprattutto di “pesticidi”. Tutte affermazioni prive di fondamento, ma che stanno mandando in rovina la parte produttiva della filiera.

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