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La Cavolaia e altri insetti migratori

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L’esigenza di ricercare habitat che siano, temporaneamente o stabilmente, idonei alla sopravvivenza, spinge molte specie animali a compiere migrazioni verso altri ambienti, seguendo innati istinti. La migrazione è una complessa “sindrome, comportamentale e fisiologica, finalizzata alla dispersione adattiva unidirezionale di tipo, soprattutto, aereo”. Essa coinvolge, con complesse interazioni, il volo, la riproduzione e l’alimentazione. Molti insetti compiono imponenti migrazioni; la più lunga, fra quelle studiate, è effettuata dalla libellula Pantala flavescens, nota come “Freccia errante” che, ogni anno, percorre da 14.000 a 18.000 chilometri. Verso la fine di ottobre gli adulti, partono dall’India e arrivano in massa alle Maldive; indi raggiungono le Seychelles e, tra novembre e dicembre, la Tanzania e il Mozambico; in aprile ritornano alle Maldive da dove, grazie ai monsoni, fanno ritorno in India. Più breve è la migrazione della libellula Hemianax ephippiger che, quando raggiunge elevate densità di popolazione, migra dall’Africa settentrionale verso nord e dal Medio Oriente verso ovest, invadendo l’Europa e raggiungendo talvolta perfino l’Islanda.

Le comuni Cimici del grano, Aelia rostrata e A. acuminata, in primavera, si portano nei campi di grano della Sicilia centrale e, in estate, i nuovi adulti, tornano sui Monti Erei dove passano anche l’inverno. Spettacolari e devastanti sono le migrazioni delle locuste, che, in determinati distretti, passano da una fase solitaria a una gregaria, e formano immensi sciami che si spostano anche per migliaia di chilometri, divorando la vegetazione. Molti Lepidotteri effettuano regolari migrazioni stagionali; ben monitorati sono gli enormi sciami della nordamericana Monarca (Danaus plexippus) che, dagli Stati Uniti settentrionali e dal Canada meridionale, arrivano fino al Messico, in cui trascorrono la stagione invernale in diapausa. A febbraio inoltrato, fanno ritorno al luogo di origine ripercorrendo la rotta a ritroso. Analoghe migrazioni compie Ascia monuste, una farfalla bianco-giallastra della Florida. Nei nostri ambienti grandi sciami della Vanessa del cardo, Vanessa cardui, si spostano da zone situate a sud dei deserti africani e asiatici, da dove raggiungono, a tappe, le zone temperate e infine quelle nordiche.
Gli adulti della Cavolaia maggiore, Pieris brassicae, in primavera, lasciano il Nord Africa e dopo numerose soste, durante le quali si riproducono sulle piante ospiti, nelle quali sono presenti glucosidi dell’olio di senape (sinigrina, sinalbina, ecc.), che agiscono da indicatori e fagostimolanti, alla fine raggiungono il Nord Europa dove trascorrono i mesi estivi. In autunno, grazie alle correnti d’aria non fredda, che soffiano tra i 1000 e i 1500 metri, attraversano l’Europa e il Mediterraneo, fino al nord Africa. In Sicilia, come nel resto d’Italia, la Cavolaia è comune; gli adulti, nati da larve che, durante l’inverno, si sono sviluppate su Brassicacee coltivate e spontanee, nonché su Capparidacee, Tropeolacee, Resedacee e Chenopodiacee, lungo la costa jonica, a partire dalla fine di marzo migrano, in piccoli gruppi, verso le zone collinari dell’ Etna, spingendosi fino a quota 3000 m s.l.m.m., dove, durante l’estate, sono presenti varie piante ospiti spontanee e coltivate. E’ stato calcolato che le farfalle possono volare per 8-10 ore al giorno alla velocità di circa 15 Km/h. Durante l’autunno e l’inverno, nelle aree urbane pedemontane, le larve della Cavolaia sviluppano sulle Brassicacee coltivate negli orti suburbani e sulle piante di Cappero e di Nasturzio (Fig.2), presenti anche nei centri urbani etnei, non sottoposte a trattamenti fitosanitari. Gli adulti si alimentano, del nettare dei fiori di varie piante quali Buddleia e Duranta erecta (Foto di apertura), largamente impiegate per la formazione di siepi. Le femmine di P. brassicae sono più grandi dei maschi, con apertura alare di 5-7 cm, e sono caratterizzate dalla presenza di due macchie nere e da una banda nera sulle ali anteriori. Dopo l’accoppiamento le femmine, da aprile a settembre, depongono le uova di colore giallo brillante, in gruppi di 50-100 elementi sulle foglie. Le larve, eruciformi, lunghe fino a 4 cm, sono di colore verde, punteggiato di macchie nere, con bande gialle dorsali e laterali. La crisalide (Fig.3), che è lo stadio svernante, è una pupa obtecta, legata al supporto per mezzo di un filo di seta a cintura. La specie, che svolge da 1 a 7 generazioni annue, in relazione al clima, è controllata in natura da numerosi entomofagi ed entomopatogeni; in particolare un granulovirus provoca spesso epizoozie che decimano le popolazioni. Nei casi di elevate infestazioni, i formulati a base di Bacillus thuringiensis e del fungo Beauveria bassiana, assicurano ottimi risultati.

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