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Intervista al Professor Amedeo Alpi

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È opinione comunemente accettata che dovremo aumentare la produzione agroalimentare salvaguardando l’ambiente e le risorse naturali. A parità di terreni disponibili, vuol dire aumentare i rendimenti, stabilizzare le produzioni in condizioni climatiche mutevoli, migliorare le tecniche agronomiche per aumentarne la sostenibilità. Ne parliamo con il Professor Amedeo Alpi.

Nutrire la popolazione, diminuire le disparità di accesso al cibo, usare meno risorse, l’obiettivo non è banale. Professore come la scienza e la ricerca possono aiutarci?

Nutrire una popolazione crescente, rispettando l’ambiente ed utilizzando globalmente meno risorse, può apparire come la quadratura del cerchio, ma la condizione del pianeta ci impone di lavorare per questo difficile obiettivo. Vorrei aggiungere che certe posizioni, assolutamente maggioritarie in Italia, ma molto influenti anche in gran parte dell’Unione Europea, non aiutano. Alludo alle posizioni di chi, in sostanza, sostiene che l’Italia, incapace di competere, per ragioni strutturali, sul piano delle grandi produzioni, debba pertanto orientarsi verso le produzioni di alta qualità, rappresentate spesso da prodotti di nicchia, non certo dalle “commodities”. Come questo sia compatibile con una agricoltura che occupa una ampia fetta, nonostante la forte contrazione degli ultimi decenni, del nostro territorio nazionale (circa 13 milioni di ettari), lascio decidere al lettore. Nonostante queste problematiche, gli strumenti tecnico-scientifici sono a nostra disposizione per incrementare le produzioni in maniera, come si usa dire, sostenibile. Un esempio molto attuale viene dall’ultima campagna olearia. Come ben sappiamo, molte aree italiane hanno perso, pressoché totalmente, la produzione di olive in quanto il decorso stagionale ha talmente favorito lo sviluppo di un insetto parassita, la cosiddetta mosca delle olive, da sconsigliare di portare il prodotto ai frantoi, dove sarebbe stato ottenuto un prodotto pessimo…

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Leeds, William Turner

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