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Interferenti endocrini nell’alimentazione: pericolo e rischio

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Giornali e televisione parlano degli interferenti endocrini enfatizzandone il pericolo quasi catastrofico, ma non il rischio concreto. Pericolo (hazard) è la capacità intrinseca di una sostanza di causare un effetto avverso, mentre il rischio (risk) e la probabilità di verificarsi del pericolo, determinata questa dalle circostanze e dalla entità dell’esposizione, considerando anche dose, durata della azione e risposta. É stato portato l’esempio che una bestia feroce è un pericolo, ma non un rischio se messa in gabbia, e sottolineato che bere un litro e mezzo di acqua potabile il giorno  innocuo se non necessario, mentre una dose dieci o cento volte superiore (coefficienti di sicurezza normalmente usati nelle prove di tossicità) sono pericolose se non mortali. Va anche ricordato che la provocazione di un effetto avverso va sempre correlata e interpretata in relazione al soggetto, perché una cellula isolata non è un organismo complesso.

Per questo sono inaccettabili le idee estremiste di chi afferma che le prove sugli animali sono inutili se non false, come chi ritiene che siano immediatamente trasferibili all’uomo. Allo stesso modo è necessario considerare le normali condizioni d’uso e per questo non si vieta la coltivazione, vendita e uso delle albicocche, anche se nei loro semi che di norma non sono mangiati, sono contenute minime quantità di un potente veleno che a dosi maggiori può essere mortale. Concetti questi da tenere ben presenti riguardo gli interferenti endocrini, un complesso e non facile problema da tempo allo studio della scienza e ora divenuto si moda e oggetto di scandalismi mediatici…

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Irises in Monet's Garden - Claude Monet

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