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Intensificazione agricola e lotta al degrado nello Spartiacque Congo-Nilo, in Rwanda, mirante alla salvaguardia delle sorgenti dei due grandi fiumi africani

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Ugo Fraddosio,  Agronomo tropicalista,

già Senior Advisor FAO per la lotta alla desertificazione nell’Africa subsahariana.

 L’articolo è tratto da una lettera inviata a Elisabetta Sgarbi. Roma 18.12.2017. 

“Entrato nell’83mo anno di età, e deciso a sospendere ogni ulteriore iniziativa, dopo quanto fatto finora, desidero inviare questa mia ultima lettera a Lei.

  1. Questo perché tantissimi anni fa, come coordinatore della Task force AISI sul degrado della Biosfera, promossa da Aurelio Peccei, mi occupai di sostenere la diffusione del famoso “Rapporto Bruntland” delle N.U., dal titolo “Our Common Future”. In Italia, il nostro governo aveva ottemperato alla richiesta dell’ONU di pubblicare il rapporto in lingua italiana (Editore Bompiani), ma non aveva poi dato alcun supporto alla promozione e diffusione del documento; per questo contattai centinaia di membri della classe dirigente, sollecitando una pronta azione in merito, e poi – quando seppi che il testo era stato ritirato da tutte le librerie – mi resi promotore di un’iniziativa tendente a distribuire le copie invendute alle scuole superiori italiane. Tutti risposero ai miei contatti telefonici non solo freddamente, ma con evidente e malcelata avversità; l’unica persona che mi dimostrò una sincera approvazione fu proprio Lei, ma con voce addolorata mi disse che la mia iniziativa era ormai irrealizzabile, perché le migliaia di copie invendute erano state inviate al macero.
  2. Nel 1977, dopo la tragedia dei primi anni ’70 nel Sahel, le Nazioni Unite tennero a Nairobi la prima Conferenza mondiale sui processi di desertificazione del pianeta – promossa tra gli altri dal piccolo e saggio paese africano del “Burkina Faso” (che significa “il paese degli uomini integri”). Fu così predisposto un programma speciale (Uncod77) di Lotta contro la Desertificazione/LCD, Conservazione del suolo e delle acque e Riequilibrio degli ecosistemi, su venti paesi africani e per la durata di venti anni; quel programma partì nel 1979 con una serie di progetti, e la FAO affidò a me, già Senior Advisor, il primo di quei progetti dal titolo “Intensificazione agricola e lotta al degrado nell’area della “Crète Zaire-Nil” (Spartiacque Congo-Nilo), in Rwanda”, mirante alla salvaguardia delle sorgenti dei due grandi fiumi africani.

Nel 1981, e nella prima zona pilota del progetto, a Kibeho, si verificò un fenomeno soprannaturale: l’apparizione della Vergine Maria ad alcune studentesse del ginnasio femminile (ricordo Natalie, Alphonsine e Marie Claire) di Kibeho e ad un giovane agricoltore animista e analfabeta di nome Emmanuel. Dopo aver riflettuto su tale accadimento, a fine dicembre di quell’anno emisi un’ordinanza per eliminare dal progetto la zona pilota di Kibeho, perché, così scrissi, “zona contaminata da superstizione”. L’anno successivo, il 15 agosto del 1982, durante uno dei miei sopralluoghi nella Prefettura di Gikongoro, tra le montagne della “Crète”, sulla strada del ritorno fui bloccato da una frana e dovetti quindi allungare il percorso passando per Kibeho. Quivi giunto non potei proseguire, perché bloccato da decine di migliaia di uomini, donne e bambini. Era in corso, quel giorno, la più lunga delle apparizioni della Madonna (che durarono dal 1981 al 1989), e Joseph Ukobizaba, il capo dei forestali del mio progetto, vedendomi colà, con la sua voce squillante mi disse “Monsieur Ugo, Lei ha proibito a tutti gli esperti di venire a Kibeho, ma oggi La trovo qui”. Fui quindi costretto a restare a Kibeho per 8 lunghe ore, tanto durò l’apparizione, nel corso della quale la Madonna annunciò ai veggenti l’imminente Apocalisse, prima in Rwanda e Burundi e poi nel Congo (come avvenne a partire dal 1994, con milioni di morti) e più tardi sull’intero pianeta, con modalità diverse. La Madonna precisò anche bene che l’Apocalisse non è un castigo di Dio, ma l’inevitabile conseguenza delle azioni umane, dato che l’Uomo ha abbandonato la via della sapienza e della salvezza, preferendo seguire quella dell’egoismo, della corruzione, dell’accaparramento e della prevaricazione, ecc…, che l’avrebbe inevitabilmente condotto non solo alla propria rovina, ma alla devastazione e alla morte. Rimasi profondamente scosso da questo ammonimento ed io – fino allora un “cristiano tiepido” e un peccatore recidivo – iniziai un percorso di conversione.

  1. Ebbi poi a constatare che nello stesso anno di quell’apparizione e di quell’ annuncio, 100 tra i più noti scienziati e studiosi del mondo, appartenenti al Club di Roma, con il suo fondatore, Aurelio Peccei, avevano espresso al vertice di Kyoto – anche se con parole diverse – lo stesso identico concetto della Madonna di Kibeho. Ma non basta: nel 1987, due grandi rapporti delle Nazioni Unite, l’”Our Common Future” già menzionato, ed il rapporto di Olof Palme sul disarmo giungevano alla stessa conclusione. In particolare il rapporto “Our Common Future” – a seguito di un approfondito esame scientifico – affermava che se non si fosse avviata subito una “rivoluzione culturale” e un cambio radicale delle mentalità e del modello di sviluppo dominante, gli sconvolgimenti e il degrado del pianeta avrebbero ben presto raggiunto livelli tali da provocare, in “coloro che erano già adolescenti nel 1987, la maledizione dei propri genitori e governanti per non aver saputo o voluto contrastare il degrado del nostro pianeta.” (Quindi l’ONU prevedeva la grande tribolazione a distanza ravvicinata.)
  2. Mi sono quindi sentito personalmente impegnato in una continua azione di supporto a quel rapporto, al vertice del Club di Roma a Kyoto e soprattutto all’allarme che la Vergine Maria ha voluto trasmettere all’insieme delle nazioni proprio a partire dalla zona pilota (Kibeho) del primo progetto Uncod77, da me diretto. In tale quadro ho scritto centinaia di lettere, memorandum, appelli, rapporti e progetti indirizzati alla classe dirigente italiana, europea e mondiale, per scuoterla dal torpore di quella che ho compreso essere la più potente e devastante delle droghe: l’utilitarismo, il profitto e il denaro. Sarà difficile oramai evitare il collasso bio-climatico planetario, ma possiamo forse ancora ridurre le sofferenze che ne seguiranno.
  3. Confido che Papa Francesco, il Segretario generale delle NU, il DG della FAO, i Presidenti della Repubblica Italiana e di quella Francese, i Presidenti della Commissione e del Parlamento europei – e perché no, anche Lei stessa, fondatrice della casa editrice “La Nave di Teseo” – possano contrastare il mostruoso Golia che ci sovrasta, promuovendo l’istituzione di una Corte Internazionale per l’Ambiente (proposta formulata in Italia dall’ICEF) e di un Consiglio di sicurezza per l’Alimentazione e l’Ambiente in Roma.

Sento inoltre l’obbligo di completare il capitolo 7mo del mio saggio “Nostalgia di Arianna” con la descrizione dell’apparizione della Madonna a Kibeho. All’epoca in cui lo scrissi non lo feci, pensando che la cultura dominante – la quale a malapena sopporta che a parlare della Madonna siano il Papa e gli uomini di Chiesa – avrebbe immediatamente cestinato il mio scritto, ma oggi, alla vigilia del più serio degli eventi, la morte del corpo, sento di doverlo fare, non solo per ossequio alla Vergine Maria, ma anche all’ “Amor che move il sole e l’altre stelle”, come lo definì Dante in chiusura della sua Divina Commedia. Sento inoltre il bisogno di ricordare che soltanto il rispetto della bellezza del Creato, espressione di Dio, potrà salvare il mondo; tutto il resto, in primo luogo l’utile artificiale e materiale (finanza, profitto, intelligenza artificiale, robotica ecc…) non possono che generare mistificazione, disarmonia, bruttezza, degrado morale, sociale e ambientale, corruzione, speculazione, accaparramento, miseria, disperazione, odio, violenza, devastazione e morte, ovvero  un “Inferno”, già su questa Terra .

  1. E’ di gran conforto, alla vigilia di ciò che sta per accadere, il ritorno di Cristo Gesù per separare – senza distinzione di razze e credo – gli empi dai giusti, come la zizzania dal grano, porre così fine all’iniquità e all’attuale civiltà di egoismo e di morte e per i sopravvissuti l’alba radiosa della civiltà dell’amore, mentre la nostra Madre celeste provvederà a neutralizzare definitivamente il Principe di questo mondo, l’Arcangelo decaduto Lucifero; il quale è riuscito a convincere quasi tutti dell’inesistenza sua e di quella di Dio, spargendo l’iniquità ed il male, anche per il tramite di inconsapevoli e stolti luogotenenti. Egli sta moltiplicando le sue azioni perverse, atrofizzando lo spirito umano e influenzando direttamente il modello di sviluppo, la scienza, la tecnologia e la cultura dominante. Hannah Arendt, la grande studiosa ebrea, nel suo saggio su “Totalitarismi e modernità” ci ha preannunciato che dopo il nazismo e il comunismo, una dittatura subdola ed anche peggiore delle prime avrebbe portato il mondo verso la fine, (concetti espressi anche da Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato si” e dal Patriarca Ortodosso russo Cirillo, che recentemente ha lanciato un preciso monito: ”è incredibile come si possa essere così ciechi e stolti da non percepire i segni, pur evidentissimi,  dell’imminente Apocalisse”). E’ chiaro che l’Uomo, sempre più schiavo della materia, decaduto da homo sapiens a ominide tecnologico, persiste nel suo errore e si attarda su una strada ricca di falsi lumi (dalla sete di profitto all’uso della nefasta chimica in settori importanti per la salute umana, all’intelligenza artificiale, alla robotica, ecc.), che lo conduce alla rovina.

Mentre a Parigi alcune menti sagge e illuminate, come il Presidente Macron ed altri, tentano in extremis di salvare il pianeta Terra, i vertici degli USA e della Cina – ignorando quello che succede nel mondo, come i collassi geo-bio-climatici, l’avvelenamento dell’aria, delle acque e dei suoli, gli incendi persistenti e l’implosione con estinzione delle forme di vita vegetale e animale (ben simboleggiata dalla morte e scomparsa delle api, dalla morte per fame degli orsi bianchi nella zona Artica e dei pinguini nell’Antartico, ecc.) – continuano a vagheggiare costosissimi e non necessari viaggi sulla Luna e su Marte, vere offese al Creato e al Creatore di cui dovranno render conto. (Rileggendo il documento del passaggio di consegne del Faraone Keti III (2050 a.C.) si può misurare l’abisso tra la saggezza di quel grande e l’infimo livello, per assenza totale di saggezza di giustizia, di alcuni cosiddetti grandi di oggi) – vedi “Nostalgia di Arianna”-

  1. E’ chiaro inoltre il fatto che la Madonna sia apparsa a Kibeho, piangente, non solo per dare un allarme alle nazioni del mondo riunite nell’ONU, ma anche per spronarle nello spirito dell’Uncod 77 (Conservazione del Suolo e delle Acque, Riequilibrio degli ecosistemi e Rispetto/Difesa della Natura, cioè del Creato). Purtroppo l’entità perversa che influenza il mondo, sentendo ormai prossima la fine del suo regno, è riuscita a mettere a segno i suoi ultimi colpi di coda, fra cui il patto di unità d’azione fra le 6 più grandi Multinazionali della Terra (Bayer, Monsanto, Dupont, ecc..,(1) e lo spostamento del Vertice Eurafricano dal Sahel (come previsto inizialmente e dove sarebbe stato impossibile ignorare l’Uncod 77) ad Abidjan, in Costa d’Avorio, ove si poteva centrare tutto sul rilancio del modello di sviluppo attuale e dominante – definito dal rapporto Bruntland come suicida – il quale non potrà fare altro che accelerare il degrado e la tragedia del continente africano (uno dei motori climatici del pianeta) e comportare serie ricadute negative, di cui questa estate abbiamo potuto avere un primo assaggio.

Appare evidente come la classe dirigente sembra aver perso la caratteristica essenziale dell’ “Homo sapiens”, ovvero la capacità di riflessione; infatti nessuno sembra riflettere più sulle conseguenze di tutto ciò (avvelenamento dilagante, morte delle api, degenerazione organica,..)

In poco più di due secoli il cosiddetto “illuminismo” ha sprofondato parte dell’umanità nelle tenebre dei “senza Dio” che, come ci ripete la Madonna, credono – sbagliando – solo nella breve parentesi della vita terrena. Sembra ieri quel giorno di fine XVIII secolo in cui il Marchese di Saint Just e Robespierre sfrattarono la statua della Madonna da Notre Dame de Paris per sostituirla con una statua della ragione umana, fatta Dio.

Oggi non solo Anna Harendt, ma ciascuno di noi può constatare come la Ragione, la Scienza e la tecnologia, prive della luce divina, degenerino solo in demenza e follia. Del resto io stesso ho potuto constatare come la cooperazione internazionale – a cominciare da quella italiana (ovvero del paese più esposto alle conseguenze della desertificazione in Africa) abbia dimostrato di tradire gli interessi vitali delle comunità interessate e di boicottare sistematicamente le iniziative di rilancio dell’Uncod 77 nonostante che il progetto tipo del Burkina Faso – di Lotta contro la Desertificazione ed ecosviluppo partecipativo – sia stato approvato dal Direttore generale della FAO fin dal 2014 e che sia l’unica azione in grado di contrastare efficacemente il degrado ambientale, i processi di desertificazione, il cambiamento climatico e l’emigrazione di massa.

Purtroppo i mass media continuano a ripeterci che dovremo adattarci alla nuova situazione senza invitarci a cambiare mentalità e modello di sviluppo.

All’alba del 3° millennio ciascuno di noi dovrebbe riflettere sul “Magnificat” di Maria, sulla 2a lettera dell’apostolo Pietro, su Isaia, 24,5 e su Iuper – profezia di Menphis, Egitto, 2600 AC – (vedi “Nostalgia di Arianna”), tutti che sembrano riferirsi proprio alla nostra epoca.

Voglia gradire, cara Elisabetta Sgarbi, l’espressione dei miei sentimenti migliori, con l’auspicio che il prossimo Natale possa aiutare l’uomo a liberarsi dalla confusione e dal torpore e a ritrovare la luce di una sapienza smarrita. Per approfondimenti consultare in internet: www.fidaf.it  Nostalgia di Arianna e Rapporto ai tre Poteri dello Stato.”

Ugo Fraddosio

N.B. Sono convinto che la sensazione più diffusa nel mondo, già a partire dal prossimo anno, sarà lo stupore. Io stesso ho percepito tale sensazione riflettendo sulla mia esperienza personale in Rwanda. E’ utile ricordare che nel XV sec. a.C. il grande Faraone Tutmosi III, il cui obelisco (che non è stato mai letto attentamente) si trova in Roma dal III sec. d.C. e attualmente dal 1500 in piazza S. Giovanni in Laterano recandosi in preghiera ai piedi della Sfinge, all’indomani dell’incoronazione, sentì un possente richiamo: “perché avete voltato le spalle al vostro unico Dio (Aton o Axum – il cui obelisco è rimasto decenni di fronte alla sede della FAO in Roma), il Dio di Egitto nipote di Noè, il Dio dell’antico e medio regno d’Egitto, abbassandovi ad Ammon?”. Tutmosi III invitato ad agire decise come primo atto l’invio di una missione di esploratori-ambasciatori, gli altissimi Nubiani (wa Tutmosi, il termine wa in antico egizio indica “inviati da”) alla ricerca delle sorgenti del fiume sacro, il Nilo. I Nubiani arrivarono al lago Vittoria e ne percorsero le rive fino ad incontrare il fiume che chiamarono Akaghera, seguirono il fiume fino alle sue sorgenti e lì trovarono, nel paese delle montagne, della Luna e delle mille colline che chiamarono Rwanda, le sorgenti del Nilo/Akaghera.

Io stesso in Rwanda ho constatato nella valle dell’Akaghera centinaia di olivi inselvatichiti, inoltre il mio autista Wa Tutsi quando morì fu lavato, depilato e sottoposto all’antico rito egizio (l’imbalsamazione e sette giorni di veglia), ho trovato in Rwanda il famoso falcetto a manico lungo, spesso raffigurato in mano ai faraoni (arpa), il copricapo dei guerrieri Wa Tutsi ricorda fedelmente l’antico copricapo egizio. Ho notato i buoi dalle gigantesche lunghe corna, gli stessi che si trovano raffigurati nei dipinti egizi, inoltre quegli esploratori fondarono il regno wa tutsi (il più antico regno africano) che aveva in sè un unico sovrano e due regni, il Rwanda e il Burundi e per finire chiamarono il Rwanda l’ombelico del mondo, ed è molto strano che la profezia di Luper sopramenzionata corrisponde perfettamente alla profezia della Vergine Maria. 

Nel 1983, nel mio progetto vicino alle sorgenti del Nilo, durante dei lavori di scavo si rinvenne una statuetta di 30 cm di altezza raffigurante un essere in preghiera, in pietra durissima rosso-brunastra è la copia identica di una statuetta esposta nel Museo Egizio del Cairo proprio dell’epoca faraonica suddetta. La statuetta, essendo io in missione a Roma, fu consegnata al compianto mio esperto FAO Leto Impiglia ed io inviterò suo figlio Alfredo che ora la detiene, a rimetterla alla FAO affinchè sia esposta simbolicamente nella sala delle bandiere dei paesi membri della FAO (come l’arpa, che io stesso detengo). Preciso che la lingua attuale del Rwanda presenta molti nomi e sostantivi dell’antico Egitto.

Ritengo doveroso richiamare l’Egittologia contemporanea ad evidenziare meglio, di quanto non abbia fatto finora, la grande luce di sapienza divina della civiltà egizia, che a differenza della civiltà Greco-Romana che ebbe soltanto bagliori di luce (la messa al bando, del filosofo Protagora, ideatore dell’utilitarismo, ed il diritto romano basato sul bene comune, decaduto nel politeismo) la civiltà egizia, infatti, mantenne sempre il credo nell’unico Dio, Uno e Trino.

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