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Il valore della solidarietà ci viene insegnato nella Bibbia grazie all’olivo

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Un attento studio della Bibbia, grazie a Pandolea, ci rivela come la triade olivo, vite e grano rappresentano beni fondamentali. Possedere un olivo significa possedere un bene essenziale per la vita e pertanto durante la raccolta delle olive, la mietitura e la vendemmia bisogna avere solidarietà verso i poveri, ci ricorda la lettura del Deuteronomio.

L’uso dell’olivo e dell’olio nella tradizione ebraica, soprattutto biblica, è carico non solo di storia, ma anche di significati simbolici che emergono in modo ancor più chiaro se posti a confronto con il mondo culturale e agricolo in cui la Bibbia si è formata, vale a dire il Vicino Oriente antico, l’ambiente semitico e la cultura greco-romana. Da Ebla (2300-1600 a.C.) a Babilonia, da Israele alla Siria olivo e olio erano ritenuti prodotti preziosi, fonte di ricchezza e oggetto di commercio. L’olivo è coltivato nell’area mediterranea da circa 6000 anni. All’inizio le olive venivano raccolte da olivi selvatici (olivastri), poi l’olivo fu domestico nel IV millennio. I resti di olivo, frantoi e giare per l’olio attestano che la Siria e la Palestina furono la principale area di coltivazione e produzione dell’Antico Oriente. Invece in Egitto sembra che la cultura dell’olio non abbia mai avuto molta importanza.

A livello linguistico il termine per indicare l’olivo, l’olio e i suoi derivati è stato riscontrato nelle iscrizioni fenicie, puniche, ugaritiche, ebraiche, aramaiche, siriache e arabe e anche a Ebla che esportava l’olio in altri regni. Giovanni Pettinato, uno dei massimi studiosi di quella civiltà, ne fa risalire la conoscenza e la coltivazione di oltre mille anni rispetto ai testi amministrativi che elencano il numero delle piante su un appezzamento di terreno. Si deve supporre che già a quell’epoca vi erano tentativi di adulterare il prodotto o di venderlo avariato, perché in alcuni testi da lui tradotti vengono minacciate multe ai responsabili: “Se tu, Jahud, o se il prefetto di casa ha ricevuto dal paese per la casa di Ebla olio cattivo (avariato) e acqua cattiva… dovrai pagare un’imposta maggiore” (G. Pettinato, Ebla. Nuovi orizzonti di storia, Milano 1986, pp. 186 e 394)…

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