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Il valore della libera ricerca scientifica

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Cercando di comprendere la nostra odierna vita quotidiana, confrontandola con quella degli ultimi 70 anni, possiamo constatare che le nuove tecnologie sono molto cresciute in ogni settore e hanno portato sensibili cambiamenti a livelli più alti ed un uso più diffuso. Anche la realtà sociale è rapidamente cambiata rispetto a quella che era più fermamente suddivisa in classi diverse, spesso contrapposte. I cambiamenti (non dico progressi per evitare inutili discussioni sull’uso di questi termini) sono stati anche rilevanti e il motore essenziale è quasi sempre nato dalle acquisizioni della scienza universale, a cominciare da quelli riguardanti la nostra salute e longevità.

Come è ormai ben noto, alle nostre imprese servono sempre e soprattutto idee, oltre che capitali (persino quelli che da tempo sono stati vituperati) per poter investire in innovazioni. Ma occorrerebbe anche un ampio programma nazionale sulla dinamica del mondo del lavoro. La disoccupazione infatti è stata sempre una immediata conseguenza del progresso tecnologico. Andrebbe comunque smaltita al più presto, non solo con la solita richiesta di conservare stabilità nel rapporto di lavoro, ma facendo leva appunto sulla creazione di nuove attività in un sistema produttivo dinamico e con una adeguata formazione continuamente aggiornata e sviluppata per tutti.
L’attesa crescita economica della popolazione non dipende solo dal numero di aziende produttive, né dal numero di lavoratori impegnati, ma soprattutto dalla competitività qualitativa dei prodotti e dai loro costi, nonché prezzi, grazie alle risorse tecnologiche che sono sempre preziose per chi sappia tempestivamente usarle. Secondo una vecchia tradizione, la ricerca scientifica potrebbe continuare a essere gestita, o comunque affidata alla politica. Ma, nel dinamico futuro che ci attende, questo primato della politica dovrebbe dimostrare di essere capace di superare le attuali funzioni di un burocratico servizio dello Stato. Oggi stanno consolidandosi organizzazioni internazionali, con interventi anche di privati e della grande finanza globale, con idee ben chiare in materia di profitti ricavabili.
Le nuove conoscenze porteranno valanghe di possibili innovazioni. Ve ne saranno certamente alcune alle quali nessun cittadino vorrà rinunciare e non sarà quindi facile per la politica comporre interessi e posizioni sociali opposte. Di fatto, la politica ha già cominciato, anche nel nostro Paese, a considerare la possibilità di far convergere gli intenti di partiti tendenzialmente opposti fra loro, varando insieme iniziative presentate come “di generale interesse nazionale”. In ogni caso, rispettando e assecondando il libero ruolo della scienza, si potranno illuminare le ragioni della nostra esistenza e farci capire come attraversare con successo un futuro che meriti di essere degnamente vissuto.

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