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Il piano della Nuova Zelanda per eradicare le specie invasive

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Niente più ratti, ermellini e opossum. Il progetto “Predator Free New Zealand by 2050” è a dir poco ambizioso e costerà almeno 28 milioni di dollari

AMBIENTE – Con scadenza fissata entro il 2050, la Nuova Zelanda si è appena posta un importante traguardo: “Predator Free New Zealand by 2050”, eradicare le specie invasive che vivono sul territorio e minacciano la fauna locale, tra tutte i ratti, gli ermellini e gli opossum. Il segnale è forte, perché è la prima volta che un Paese si prende un impegno di questa portata (il costo stimato è di 28 milioni di dollari) dimostrando di aver chiara la minaccia delle specie invasive, che riguarda ormai tutti sul pianeta –anche noi-. Ma portarlo a termine non sarà semplice: tra esche avvelenate, trappole e nuove strategie, ci sarà parecchio da fare. Il primo step del progetto si “chiude” nel 2025, con l’impegno di aver rimosso o ucciso i predatori invasivi da almeno un milione di ettari di territorio.

L’identità della Nuova Zelanda è strettamente legata al suo patrimonio ambientale: tanto è vero che viene spontaneo pensare al kiwi, il piccolo uccello inadatto al volo, che con cinque specie e due sottospecie è endemico proprio di questo paese? Eppure i numeri parlano chiaro sull’emergenza: l’avifauna neozelandese si è evoluta per milioni di anni in un ambiente in cui i mammiferi non esistevano ed è “estremamente vulnerabile ai predatori introdotti”, ha spiegato il ministro della conservazione Maggie Berry, “che uccidono circa 25 milioni di uccelli nativi ogni anno”. In natura, a oggi, sopravvivono meno di 70.0000 kiwi…

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