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Il “non sistema” italiano della ricerca scientifica agraria

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Le Istituzioni italiane impegnate nella Ricerca scientifica agraria variano notevolmente per dimensioni, struttura, filiazione, storia, ambiente fisico e culturale. Nel passato Gian Tommaso Scarascia Mugnozza aveva chiamato “pluralismo” questa realtà che scaturiva dalla ricchezza storica italiana,  definendola comunque “un non sistema” da ristrutturare profondamente. Parecchi anni, da allora, sono passati invano. Per anni si è affermato che “La ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica rappresentano il motore dello sviluppo per i prossimi anni”. Un motore che da troppi anni è guasto. La riforma – profonda – della ricerca agraria non è più procrastinabile. A tal fine si analizzano alcuni problemi generali, che in vario grado, ostacolano il funzionamento delle relative istituzioni pubbliche italiane. Essi sono suddivisi in tre categorie, fra loro certamente interdipendenti.

 Problemi di natura istituzionale

  • Dispersione in un numero eccessivo di Ministeri (Politiche agricole alimentari e forestali; Istruzione, Università e Ricerca; Affari Esteri; Sviluppo economico; Salute; Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare), con varie Istituzioni pubbliche (Università, CRA/INEA, CNR, ENEA, Centri Regionali e Provinciali) ed esigenza di coordinamento.
  • Eccessivo frazionamento intra-istituzionale, con dispersione di ricercatori, strutture e risorse.
  • Scarso coinvolgimento delle imprese nella scelta delle priorità e nella valutazione e trasferimento dei risultati ottenuti.
  • Scarso collegamento e coordinamento tra ricerca vegetale, animale, microbiologica, industriale.
  • Scarsa utilizzazione delle competenze socio-economiche, particolarmente per la determinazione e la scelta delle priorità e per la valutazione dei risultati.
  • Insufficiente collegamento tra attività di ricerca e diffusione dei risultati.
  • Carenza di flessibilità per la mobilità istituzionale.
  • Eccessivo peso burocratico, con prevalente impegno amministrativo.
  • Per la ricerca agraria italiana, consegue l’incapacità di realizzare  le condizioni strutturali per essere competitiva in sede Europea, coordinare grandi Progetti internazionali, acquisire le Risorse, promuovere le sinergie programmatiche ed operative così necessarie  nella realtà italiana ed europea.

  Problemi connessi con le risorse umane e finanziarie

  • Sostanziale disequilibrio nella composizione del personale, con insufficiente presenza di ricercatori e tecnici ed eccesso di personale amministrativo.
  • Carenza di scelte strategiche, con finanziamenti e personale dispersi su un numero eccessivo di temi e di sedi.
  • Scarse possibilità dei ricercatori e delle imprese di incidere sulle scelte strategiche nazionali ed europee. Conseguono scarsi finanziamenti e per esigenze a breve termine.
  • La attuale disorganizzazione penalizza i ricercatori italiani che sui Progetti europei hanno, statisticamente, la metà delle probabilità di successo rispetto ai colleghi di Gran Bretagna, Germania, Francia, Olanda e Belgio.
  • Dispersione di strutture e apparecchiature nelle varie stazioni e sub-stazioni, con scarsità di coordinamento ed uso non razionale delle stesse, spesso anche per insufficienza di personale specializzato.

 Deficienze legate a fattori organizzativi e di gestione

  • La selezione dei dirigenti non considera sufficientemente le capacità manageriali, dando più peso all’età e alle pubblicazioni.
  • Mancanza di addestramento specifico per i dirigenti e per il management di Istituzioni di ricerca.
  • Carenza nella valutazione sistematica ed annuale delle attività e dei risultati ottenuti dal personale della ricerca e dei servizi.
  • Blocco delle assunzioni e delle promozioni, con conseguente obsolescenza tecnica e decadimento delle motivazionei del personale.
  • Carenza di responsabilizzazioni ai vari livelli di struttura.
  • Eccessivo e laborioso controllo burocratico, a priori, per acquisti, acquisizione di servizi, ecc., con conseguente mancanza di tempestività ed efficienza.
  • Procedure e tempismi inadeguati per la preparazione di grandi Progetti e per la rendicontazione dei consuntivi e dei risultati ottenuti.

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2 Responses to Il “non sistema” italiano della ricerca scientifica agraria

  1. fortunato mochi Rispondi

    aprile 17, 2015 a 7:37 am

    L’analisi fatta corrisponde alla verità. Occorre però fare anche una proposta di riorganizzazione complessiva e non parcellizzata come è adesso, che superi gli interessi solo personali o di istituzione e che serva veramente al Paese. I Ministri esperti (tecnici), politici cambiano ma nessuno ha il coraggio di toccare questi miseri interessi, eppure tutti dichiarano di volere il “bene del paese”. Gli anni passano ed i problemi sono sempre gli stessi, io comincio ad invidiarvi per la costanza che avete nel denunciare tutto questo.
    Con amicizia Fortunato Mochi

  2. Luigi Rossi Rispondi

    giugno 1, 2015 a 8:36 am

    Fortunato Mochi conosce bene la “tragica” realtà di oltre 20 anni di insipiente abbandono della RICERCA scientifica da parte del mondo politico in Italia. Nonostante i tentativi di molti!
    Cito l’articolo di Fabio Pistella del 2003 allora presidente del CNR, “La ricerca scientifica fattore per lo sviluppo del Paese”
    http://www.sussidiarieta.net/files/Pdf/012006/Pistella.pdf

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