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Il metodo CRISPR: l’editing del genoma è la nuova frontiera delle biotecnologie da affrontare con responsabilità e partecipazione

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Ho trovato particolarmente interessante un articolo su Le Scienze del mese di settembre scritto da Anna Meldolesi che tratta del rapporto tra scienziati, pubblica opinione e media in materia di biotecnologie con riferimento specifico al CRISPR una tecnica per la correzione dei genomi in qualunque essere vivente detta anche genome editing perché ricorda il lavoro di chi corregge l’ortografia in testi da pubblicare. Recenti sviluppi hanno fatto sì che sia ormai disponibile una vera e propria piattaforma tecnologica con un set di attrezzi in grado sia di inattivare definitivamente i geni bersaglio, sia di accenderli e spegnerli temporaneamente. “Può anche essere usata per renderli visibili applicando targhette fluorescenti. CRISPR può servire a inserire nuove sequenze, ma sa pure come cambiare chimicamente l’identità delle singole lettere del DNA, senza introdurre materiale generico estraneo. È capace, inoltre, dl prendere di mira I’RNA, oltre che Il DNA.” Tra gli elementi caratterizzanti sottolineo la non introduzione di componenti genetiche estranei.

È possibile un ampio ventaglio di applicazioni; l’articolo ne menziona alcune. Innanzitutto il CRISPR è un kit ideale per studiare la funzione dei geni e, quindi, le basi molecolari dei processi, sia fisiologici sia patologici, fornendo in tal modo nuove conoscenze sul funzionamento di innumerevoli sistemi biologici. Oltre a capire il CRISP consente di agire attraverso nuovi approcci di terapia genica: correggere le mutazioni patogene e nel tessuti malati o prevenire la comparsa delle malattie genetiche, operando direttamente sugli embrioni; mettere a punto test diagnostici più economici e specifici per contenere focolai epidemici; predisporre colture più resistenti alle sfide dei cambiamenti climatici, più produttive o più vicine ai gusti del consumatori; sviluppare modi più ecologici per produrre biocombustibili dalle microalghe; mettere a punto l’editing genetico degli animali sia a scopo zootecnico  sia per farne modelli utili allo studio delle malattie umane.

Il rilievo dell’articolo non è solo per le informazioni che dà sulle potenzialità di questa tecnologia, ma soprattutto per le considerazioni che svolge riguardo all’accettabilità sociale di queste prospettive. Il segnale concreto è dato dalla frase: non si deve ripetere l’errore che è stato commesso con gli OGM ponendo una società impreparata davanti al fatto compiuto. Questo messaggio è coerente con l’impostazione adottata dall’Osservatorio su dialogo nell’agroalimentare – del quale sono tra i promotori come ho raccontato in un post su Linkedin – composto da ricercatori, docenti e operatori interessati alle dinamiche in atto nel settore agroalimentare. L’Osservatorio opera in collaborazione con FIDAF e con l’Associazione PASSINSIEME come uno strumento di informazione, confronto e partecipazione con la finalità di avviare una riflessione multidisciplinare sullo stato della comunicazione tra le componenti dei sistemi agroalimentari (detentori ufficiali di conoscenza, società civile e poteri politici ed economici) e avanzare proposte concrete per (ri)costruire un clima di fiducia reciproca, migliorare i flussi di comunicazione e facilitare percorsi di assunzione e attuazione di decisioni condivise.

L’articolo di Anna Meldolesi che, ripeto, merita un’attenta lettura (e chi volesse approfondire ulteriormente può leggere il suo libro “CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico”, 2017) , affronta anche altri temi importanti: gli effetti a lungo termine dell’editing motivando perché molte preoccupazioni sono infondate; il quadro normativo che non ha ancora colto  (e quindi non ha sgombrato il campo dai pregiudizi) le specificità del CRISPR in quanto la Corte di Giustizia UE ha stabilito che le piante editate ricadono sotto la stessa direttiva degli OGM; il quadro brevettuale mostrando come il CRISPR sia attualmente una risorsa open access; i limiti tecnici veri o presunti rispetto ai quali il quadro sta evolvendo favorevolmente.

Uscire dai pregiudizi e dalle contrapposizioni attraverso un approfondimento aperto e condiviso è un’occasione di crescita non solo democratica, ma più in generale culturale che sarebbe deleterio ignorare.

Qualche considerazione su questo aspetto in un mio post di qualche mese fa.

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