BANCA DATI

Il Libro dei Libri inizia con Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre e finisce con l’Apocalisse

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Pietro Antinori, tropicalista

  1. Agricoltura e Natura, Ambiente e Clima
  2. Filosofia dello Sviluppo, energia e stadi di sviluppo
  3. Strategie di sviluppo: il ruolo della politica, l’Organizzazione delle NU e le Multinazionali
  4. La Globalizzazione, com’è e come dovrebbe essere 
  5. Il rapporto Nord-Sud e la Cooperazione allo sviluppo
  6. Il declino dell’Occidente
  7. L’Apocalisse prossima ventura

Roma, 5 gennaio 2018

  1. Agricoltura e Natura, Ambiente e Clima

Fra tutte le attività primarie (agricoltura, allevamento, gestione di boschi e foreste, pesca…), quella più importante, più legata all’ambiente naturale e ai suoi condizionamenti, non sufficientemente considerata ed anche maltrattata, è l’agricoltura.

Data l’importanza e l’urgenza dei problemi agro-ambientali, che sempre più, e più di ogni altra cosa, condizioneranno il futuro del genere umano, ne deriva che il governo dell’Ambiente, di cui il Clima è la più chiara manifestazione, è legato strettamente al tipo di agricoltura praticata ed al rapporto che l’Uomo intrattiene con la Natura in generale.

Ciò posto, logica vorrebbe che ad agronomi dotati di una buona sensibilità ambientale (agro-ambientalisti o agro-naturalisti) venisse riconosciuto un ruolo di primo piano nella ricerca e messa a punto delle strategie mirate ad assicurare quel tipo di sviluppo che usiamo definire “sostenibile”.

Purtroppo così non avviene perché, avendo perduto in gran parte il contatto con la Natura, molti, specie ai livelli decisionali, non sono in grado di riflettere a 360 gradi sui diversi aspetti dello sviluppo; per cui l’analisi previsionale e lo studio dei problemi ad essa legati vengono affidati ad economisti e tecnocrati, generalmente non preparati ad affrontarli, perché detentori di una visione troppo parziale e ristretta della realtà.

Per merito di Vittorio Emanuele III di Savoia, che comprese la proposta di David Lubin di creare un “Istituto Internazionale di Agricoltura (IIA)”, Roma è diventata, dopo la 2a guerra mondiale, non solo la Capitale mondiale dell’Agricoltura (1), ma anche, in pratica, dell’Ambiente, ovvero dei due temi di maggiore importanza per il futuro del genere umano, come è già sufficientemente chiaro e lo sarà sempre di più in un prossimo futuro.

Anche sul piano geo-politico l’Italia ha una situazione e una vocazione particolari, come paese “cerniera” fra Nord e Sud del mondo, soprattutto nei riguardi dell’Africa, uno dei maggiori motori climatici del pianeta. Questo destino del nostro paese ha un significato non trascurabile, che dovrebbe spingerlo verso una sempre più approfondita ricerca nel campo delle scienze agronomiche e ambientali ed una maggiore voce in capitolo in tema di sviluppo, che va promosso nel modo più equilibrato possibile, ovvero sia dall’alto (sviluppo economico-industriale) che dal basso (rispetto della Natura, rapporto Nord-Sud sviluppo agro-ambientale ed eco-sviluppo partecipativo).

(1) per la presenza nella capitale della FAO, dell’IFAD e del PAM

  1. Filosofia dello Sviluppo, energia e stadi di sviluppo
  2. I fattori di base dello sviluppo, da intendere non solo come progresso tecnico ed economico, ma anche come avanzamento civile e sociale e miglioramento della qualità di vita, sono (a) l’Uomo, (b) la Natura – o l’ambiente naturale e le sue risorse – (c) la Tecnologia e (d) l’Economia, dove l’Uomo è l’elemento attivo (nonché il vero fine dello Sviluppo), la Natura quello passivo e reattivo, e gli altri due fattori (Tecnologia ed Economia) hanno un carattere esclusivamente strumentale. Per conferire allo Sviluppo una valenza non solo tecnico-economica, ma anche culturale ed etica di benessere sociale, questi quattro fattori – tutti essenziali e correlati fra loro – dovrebbero venir considerati nel suddetto ordine prioritario. Non per nulla l’Uomo, il Clima e l’Ambiente, sia naturale che antropizzato, sono i temi centrali e più importanti da considerare ai fini di uno sviluppo sostenibile, che sarebbe meglio definire eco e socio-compatibile.

A tale riguardo, occorre rilevare che nell’attuale modello di sviluppo – con particolare riguardo all’Occidente – questo ordine appare del tutto rovesciato. Si attribuisce infatti maggiore importanza all’ Economia e alla Tecnologia piuttosto che ai primi due fattori (l’Uomo e la Natura), che sono in realtà i più importanti (2). Questi quattro fattori hanno comunque uno stesso peso specifico, nel senso che la carenza di uno solo di essi rischia di compromettere qualunque possibilità di sviluppo; lo sviluppo è quindi basato sulla combinazione equilibrata di questi fattori.

Equilibrio ed armonizzazione con la Natura, sono queste le parole chiave dello Sviluppo.

Qualunque tipo di sviluppo richiede una più o meno forte componente energetica. Energia e Sviluppo costituiscono quindi un binomio inscindibile ed intimamente collegato. L’energia esiste a sua volta in varie forme, da quella fisica o manuale dell’uomo, a quella presente in natura e proveniente da fonti naturali rinnovabili (vegetali, animali, acqua, sole, vento, geotermia) o di origine fossile e non rinnovabile (carbone, idrocarburi di varia natura…)

Le principali fonti energetiche di cui l’uomo si avvale nel suo processo di sviluppo consentono di riconoscere una sorta di legge generale dello sviluppo, che passa necessariamente attraverso fasi o stadi di sviluppo chiaramente individuabili in base al tipo di energia maggiormente impiegata.

Il primo stadio di sviluppo fa uso della sola energia fisica o manuale dell’uomo. Dai tempi della caccia e raccolta fino alla nascita delle prime forme di agricoltura, l’uomo ha contato solo su questa forma di energia, che ha contraddistinto un lunghissimo e poco conosciuto periodo della storia umana, e che in alcune parti del mondo (con particolare riguardo all’Africa nera) è ancora attuale. In questo stadio di sviluppo l’Uomo vive a stretto contatto con la Natura, che modifica poco o nulla, e da cui preleva solo lo stretto necessario per vivere. (sul piano sociale si va dal clan familiare al villaggio rurale)

Il secondo stadio, che dà inizio al processo di civilizzazione, si avvale di energie rinnovabili – come l’energia animale, idrica ed eolica – ed in particolare dell’energia animale. Alla diffusione di questo tipo di energia si deve la nascita dei primi tre pilastri della civiltà umana, che sono l’aratro, la ruota e la scrittura. Questo sviluppo nasce sul continente eurasiatico e si diffonde poi anche in Africa del Nord, con la domesticazione di mammiferi di taglia sufficiente ad essere impiegati come animali da lavoro e da trasporto: principalmente bovini (e bufalini), equini (cavalli ed asini) e camelidi (dromedari e cammelli).

A questo stadio, che vede l’Uomo trasformare sempre più la Natura, si deve anche la nascita dello sviluppo urbano, della memoria storica, di stati plurietnici anche molto estesi, ed infine di Stati-nazione veri e propri, come quelli moderni. L’impiego dell’energia animale come fonte di energia dominante contraddistingue almeno seimila anni della nostra storia ed anche per il mondo occidentale si è prolungato – nel settore agricolo e rurale – fino a tempi recenti (1a metà del secolo scorso).

Il terzo stadio ha inizio con la nascita dell’era industriale, e fa ricorso all’uso sempre più spinto di energie fossili e non rinnovabili (carbone, petrolio e altri idrocarburi naturali, gas naturale), ed alla meccanizzazione. Nelle sue forme più estreme e recenti, esso conduce fino alla sostituzione dell’Uomo in molti compiti, con la “robotizzazione” e la cosiddetta intelligenza artificiale. Questo tipo di sviluppo è chiaramente tecnocentrico.

Ora noi assistiamo al fatto che più cresce (e ..migliora ??) l’arsenale tecnologico, più aumenta la distruttività dell’Uomo sulla Natura, come conseguenza anche della povertà e della fame che attanagliano masse crescenti di popolazione, specialmente nel Sud del mondo. La prognosi su questo stadio o modello di sviluppo non può quindi che essere negativa, poiché lo sviluppo tecnologico, senza un parallelo sviluppo culturale, etico e spirituale, conduce necessariamente a una crescente distruttività sulla Natura e sulle sue risorse primarie (3).

Il suddetto schema del processo di sviluppo sembra comunque essere archetipico e difficilmente modificabile, soprattutto per quanto concerne l’impiego dell’energia animale, ancora largamente impiegata nella maggior parte dei PVS (paesi in via di sviluppo), specie nei settori agricolo e rurale.

In questi paesi gli animali, oltre a fornire prodotti alimentari e di prima necessità (quali latte, carne, pelli e fertilizzanti), forniscono anche forza lavoro e mezzi di trasporto, dando luogo ad un circuito socio-economico di fondamentale importanza e non facilmente sostituibile. Continuare a privare l’Africa nera di questa fonte primaria di energia e di sviluppo è quindi, a nostro parere, un grave errore, il quale non può far altro che creare squilibri crescenti e causare – in misura maggiore che in altre regioni – degrado ambientale, pauperizzazione ed emigrazione, con tutte le conseguenze del caso, anche e soprattutto a carico del nostro paese.

(2) Si crea così uno sviluppo gravemente squilibrato; esiste infatti un legame inscindibile fra aspetti quantitativi e qualitativi dello sviluppo, sicché non ci può essere uno sviluppo equilibrato e durevole (ovvero sostenibile), senza un parallelo progresso sul piano etico e culturale. E’ chiaro quindi che il modello di sviluppo attuale può andare avanti solo per un periodo di tempo limitato.

(3) Già da qualche tempo, infatti, si può osservare come gli aspetti negativi di ciò che continuiamo a chiamare sviluppo tendano a superare gli aspetti positivi (con particolare riguardo al Clima, allo stato degli ambienti naturali – oceani, mari, acque interne, biodiversità, ecc..-  ed alla vita in generale.

  1. Strategie di sviluppo: il ruolo della politica, l’Organizzazione delle NU e le Multinazionali. Il modello di sviluppo attuale e le sue prospettive

Il ruolo della politica nella definizione e promozione delle strategie di sviluppo è di fondamentale importanza, a livello sia nazionale che internazionale. Tale ruolo compete normalmente ai governi nazionali ed alle Organizzazioni delle N.U., cui si aggiungono – in funzione di esperti e consulenti -. circoli privati di esperti e studiosi di sviluppo – come il Club di Roma e simili…

Fino ad un certo punto del secolo scorso – corrispondente più o meno agli anni ‘80 – questo ruolo è stato svolto correttamente dalle suddette istituzioni, come provano importanti programmi e documenti del tempo:

- fra questi ricordiamo in particolare il programma Uncod ’77 di “Lotta contro la Desertificazione /LCD” delle N.U., il Rapporto Bruntland, della Commissione mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo, dal titolo “Our common future”, del 1987 (che ha introdotto per la prima volta il concetto di “sviluppo sostenibile” e ha definito suicida l’attuale modello di sviluppo), ed il rapporto del Club di Roma su “I limiti dello sviluppo”, del 1972.

Purtroppo gran parte delle analisi e proposte avanzate da queste fonti – particolarmente qualificate e che raccomandavano un cambio del modello di sviluppo – pena una deriva molto pericolosa per tutti, sono state rapidamente messe a tacere da un potere forte e ricco di mezzi, ma debole culturalmente, riferibile al “Sistema delle Multinazionali” (sia finanziarie che industriali). Con la cosiddetta “Globalizzazione” questo Sistema è riuscito in breve tempo a neutralizzare le analisi e raccomandazioni di cui sopra ed a porre sotto la sua ala protettiva gran parte dei vertici decisionali, sia delle N.U. che degli stati nazionali.

Ne consegue che oggi, più che in ogni altro momento della Storia, la politica è stata in gran parte esautorata e condizionata nelle sue funzioni primarie, e che molte scelte in materia di sviluppo vengono prese altrove, da Comitati di “esperti” facenti capo al Sistema di cui sopra.

Ciò significa che, nonostante se ne parli continuamente, non c’è una vera “Globalizzazione”, dato che le strategie di sviluppo perseguite sono prive di una visione globale delle cose e mirano soprattutto ad estendere l’attuale Sistema di potere a tutto il pianeta. Questa fuga in avanti del capitalismo multinazionale ha comportato in molti paesi un forte incremento della produzione industriale ed un corrispondente aumento nel consumo di energie fossili, le quali – insieme al crescente degrado degli ecosistemi naturali – sono la causa prima del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici in corso.

  1. La Globalizzazione, com’è e come dovrebbe essere 

La Natura è la riserva delle risorse primarie o vitali, che sono l’aria, l’acqua, il suolo, le risorse vegetali e quelle animali; essa è inoltre lo scrigno di risorse non rinnovabili, minerarie o del sottosuolo, anch’esse utili all’Uomo, ma da considerare come secondarie.

La corretta gestione delle risorse rappresenta il cuore stesso dello sviluppo; le risorse primarie, considerate “rinnovabili” – rischiano tuttavia di ridursi in modo estremamente pericoloso prima ancora di quelle “non rinnovabili” e secondarie provenienti dal sottosuolo, a causa della crescente distruttività dell’attuale modello di sviluppo.

A tale riguardo è necessario riconoscere che l’Uomo è stato ed è ancora, fino ad oggi, più un distruttore che un corretto amministratore di risorse, che ha sempre considerato più o meno come disponibili illimitatamente; così facendo, egli è stato il maggiore e probabilmente l’unico fattore di squilibrio degli ecosistemi naturali, caratterizzati da un ordine perfetto.

La cosiddetta “Globalizzazione”, termine recente, non ancora ben definito e studiato, è un processo irreversibile che avanza rapidamente sotto la spinta del libero mercato e sulla scia delle tecnologie della comunicazione, dell’informazione e dei trasporti. Essa comporta necessariamente aspetti positivi e negativi. Per evitare che questi ultimi prendano il sopravvento, con conseguenze che potrebbero essere irreparabili (vedi cambiamenti climatici e fenomeni migratori in corso), non c’è altra possibilità che quella di seguire le vie della ragione e correggere il modello di sviluppo in modo che sia il più equilibrato possibile.

Uno dei problemi maggiori della Globalizzazione riguarda il rapporto Nord-Sud. Nella sua forma

attuale, la Globalizzazione consiste nella soppressione della maggior parte degli ostacoli al libero

mercato delle merci posti dagli stati nazionali, come si presentavano fino a tempi recenti.

I risultati più evidenti di tale operazione, di carattere più economico che politico, sono i seguenti:

- sul piano economico, gli ambienti finanziari, gli uomini d’affari e le grandi compagnie ne sono, al-

  meno a breve termine, i maggiori vincitori;

- sul piano ambientale, lo sviluppo industriale, il riscaldamento globale e il degrado degli ecosistemi

  naturali, delle risorse primarie e delle condizioni climatiche, sono causa ovunque di un crescente

 disagio sociale e di riduzione della qualità di vita;

- sul piano politico, le distanze fra Nord e Sud del mondo non possono che aumentare, e causare

  fenomeni come desertificazione, esodo rurale, pauperizzazione ed emigrazione verso le aree più

  favorite;

- i grandi valori, come l’Uomo, la Natura, la Cultura, l’Etica e la Politica – intesa nel suo senso migliore – subiscono un forte ridimensionamento; il mix di culture che ne risulta porta al razzismo, alla xenofobia, all’intolleranza e alla perdita di identità nazionale.

Il principale punto debole dell’operazione risiede in una seria carenza culturale da parte dei poteri forti o decisionali, nell’assoluta priorità data ai valori materiali e nella convinzione che il progresso tecnologico possa in qualche modo risolvere tutti i problemi. Ne consegue l’affermazione di un modello di sviluppo non sostenibile sul piano ambientale e sociale, causa un’insensata distruzione della Natura ed una rapida destabilizzazione degli equilibri climatici fin qui conosciuti, con tutte le conseguenze del caso.

Siamo quindi di fronte ad una vera e propria confusione fra Sviluppo e “Controsviluppo”, che lascia prevedere un progressivo e sostanziale peggioramento della “Qualità di Vita” (primo requisito dello Sviluppo), non solo per le fasce più deboli e indifese della popolazione mondiale, ma per tutto il genere umano, compresi i supposti vincitori, che rischiano di risultare alla fine i maggiori perdenti dell’operazione.

Ancora una volta, la ricerca forsennata ed egoistica del potere e del profitto – unita alla superbia, alla scarsa conoscenza e all’ipocrisia – si rivela come la più potente e pericolosa delle droghe.

Dato che abbiamo una sola “Polizza Vita” (la Natura) e molte possibili opzioni politiche e tecnologiche, l’attuale Sistema di potere farebbe meglio ad equilibrare il processo di sviluppo in corso operando a 360 gradi, ovvero sia dall’alto che dal basso; riducendo per quanto possibile l’uso delle energie fossili e le disparità socio-economiche esistenti  e rispettando/valorizzando la Natura al fine di renderla sempre più domestica e fruttifera, ovvero il contrario esatto di ciò che facciamo attualmente. Per avere successo, il processo di Globalizzazione, pur necessario, non può che ispirarsi a questi principi fondamentali.

  1. Rapporto Nord-Sud e Cooperazione allo sviluppo: doppia crisi ed emergenza umanitaria

Conformemente ai suoi principi ispiratori, l’obiettivo primario della Cooperazione tecnica dovrebbe essere quello di aiutare i paesi in via di sviluppo (PVS) ad accrescere la loro autonomia e indipendenza, a partire dall’auto-sufficienza alimentare. Conseguentemente, ogni soluzione che rischia di accrescere questa dipendenza è da rifiutare (o da accogliere solo parzialmente, ma in conoscenza di causa), a meno che non costituisca la sola soluzione possibile (esempi da rifiutare: grandi programmi di irrigazione, rivoluzione verde, sviluppo monoculturale, ecc…).

Come già detto, uno dei problemi maggiori della Globalizzazione riguarda il rapporto Nord-Sud. In un Mondo non integrato ed ancora strutturalmente squilibrato, nel quale vi sono intere regioni che si trovano ancora nel 1° o nel 2° stadio di sviluppo, la Cooperazione Nord-Sud o Cooperazione allo sviluppo dovrebbe svolgere una funzione molto importante, quella di aiutare i PVS a procedere sulla strada dello sviluppo, strada difficilmente modificabile, come già detto, e che noi ben conosciamo per averla già percorsa.

In tale quadro occorre anzitutto promuovere la corretta gestione delle risorse primarie, a cominciare dalla Lotta contro la Desertificazione/LCD (Conservazione delle Acque e dei Suoli e Difesa/Rigenerazione degli stessi) nelle regioni aride del pianeta, specie in Africa e nella sua fascia saheliana, attualmente in corso di rapida desertificazione.

E’ infatti ormai più che necessario, indispensabile, rendersi conto dei pericoli legati al degrado ambientale ed operare una conversione ad “U” dell’attuale modello di sviluppo, modificando radicalmente il nostro approccio culturale alla Natura.

Col senno di poi, uno degli aspetti più critici della Cooperazione è dato dalla mancanza di studi seri sul concetto stesso di Sviluppo, e dal quasi monopolio affidato al mondo tecnico-ingegneristico, anche per quanto concerne il settore agricolo. Ne è derivata una serie di errori molto gravi, che ci inducono a parlare di “Mala-cooperazione”, la quale in pochi anni è riuscita a portare un quasi continente (l’Africa nera), ancora ricco di risorse, sull’orlo del collasso socio-economico.

Una riforma generale della Cooperazione allo sviluppo è quindi più che mai necessaria.

Il discorso sulla Globalizzazione e la Cooperazione Nord-Sud ci porta a riconoscere una doppia crisi ed emergenza umanitaria, sia nel Nord che nel Sud del mondo, che consiste in una perdita di umanità e di umanitarismo ai livelli più alti e decisionali e in una corrispondente perdita di umanità nelle masse sempre più numerose di diseredati che questa perdita sono costrette a subire.

Conseguenza di tutto ciò è un crescente allontanamento dalla Natura – accompagnato dal degrado degli ecosistemi, da un’urbanizzazione selvaggia e senza freni, dall’emarginazione e dall’emigra-zione. La continua accelerazione di questi processi si manifesta in forme diverse di conflittualità e distruttività, e si traduce naturalmente in fame, miseria, e cambiamenti climatici sempre più gravi.

Per quanto riguarda il nostro paese, posto al centro del Mediterraneo e da sempre considerato un paese di cultura, di storia e di civiltà, è concreto anche il rischio che – se non verranno presi urgenti e adeguati provvedimenti – il “Mare nostrum” possa diventare in breve tempo un mare di Morte.

  1. Il declino dell’Occidente, è ora di cambiare

Le previsioni sull’attuale modello di sviluppo non possono quindi che essere negative, con una prognosi particolarmente riservata per il nostro paese, più esposto di altri ai rischi ambientali e alle ondate migratorie provenienti dall’Africa.

Operando da più di 50 anni nel campo della Cooperazione allo sviluppo, parliamo in conoscenza di causa; dobbiamo infatti constatare che questo modello di sviluppo non solo non si oppone alla distruzione della Natura, ma sembra addirittura volerla promuovere, come quando si rifiuta di adottare soluzioni valide ad affrontare e risolvere, almeno in parte, i problemi del mondo attuale (vedi in particolare la “Lotta contro la Desertificazione/LCD”, da tempo evocata e mai seriamente attuata, quando esistono soluzioni semplici, economiche ed efficaci di LCD ed eco-sviluppo partecipativo.  Ci si limita quindi ad osservare la crescente distruzione della Natura senza intervenire per correggere ed annullare le cause di questo gravissimo problema.

Nel quadro di una Globalizzazione selvaggia e di una Mala-cooperazione, contrabbandate come operazioni virtuose, assistiamo così allo sviluppo di un circuito perverso, che vede le cause e conseguenze seguenti:

  • Consumismo, avvelenamento e sperpero delle risorse primarie, uso eccessivo di energie fossili, riscaldamento globale, cambiamenti climatici, desertificazione e devastazione degli ecosistemi, miseria, fame e malnutrizione nel Sud del mondo – soprattutto in Africa – esodo rurale, inurbamento selvaggio (gigantismo e decadenza delle città), problema rifiuti (con particolare riguardo alla plastica), inquinamento e degrado della biosfera, implosione delle forme di vita vegetale e animale,  bidonvilles ed esplosione demografica, assenza di piani e programmi di risanamento ambientale, masse umane alla deriva, alienazione e migrazioni, xenofobia, violenza civile, disoccupazione, droga, delinquenza, crisi della democrazia, corruzione politica, burocratizzazione, declino dei valori morali, carenza di leadership morale e politica, disprezzo della legge e dei diritti umani, perdita della fede e senso crescente di instabilità e provvisorietà.

 

Ciascuno di questi problemi ha una propria dinamica in costante accelerazione e tutti interagiscono fra loro. Istituzioni vecchie e sclerotizzate assistono con rassegnazione a questi mali profondi e trascurati, all’ anarchia dello sviluppo tecnico-scientifico, a fratture Nord-Sud, a tensioni fra Stati e a una continua e demenziale corsa agli armamenti.

La colpa è da addebitare alla società, alle sue classi dirigenti, agli imprenditori e ai tecnocrati, alle loro inclinazioni mercantiliste e militariste, condite di irresponsabilità, egocentrismo, avidità, ignoranza, ipocrisia e cattivo impiego del potenziale tecnico-scientifico (con grosse responsabilità del mondo scientifico). L’economia è entrata in dissonanza sempre più stridente con gli interessi fondamentali dell’umanità; più di1/4 della popolazione mondiale vive in povertà assoluta e nella disperazione.

Il sistema politico, giuridico, diplomatico e militare è sull’orlo del fallimento e l’umanità è minacciata da una bancarotta ambientale, morale e sociale dalle conseguenze incalcolabili. Continuiamo ad agire in modo schizofrenico e la maggior parte delle persone preferisce non pensarci.

Se è vero che talvolta non si sa cosa fare, quasi sempre ciò deriva dal fatto che ciò che non si vuol fare sono proprio le cose indispensabili. Procediamo così alla cieca, con un fatalismo rassegnato al peggio, e tuttavia rifiutando di comprendere l’evidenza e di cambiare atteggiamento.

E’ chiara la necessità di una profonda mutazione culturale. Riconoscere che se le cose non cambiano non sarà possibile governare il mondo ed esso sarà votato alla catastrofe sarebbe già un enorme passo avanti.

  1. L’Apocalisse prossima ventura

Il termine Apocalisse significa “Rivelazione”, rivelazione della Verità, che è di natura divina.

Signori dei cosiddetti “Poteri forti”, che vi credete Padroni del mondo, ci rivolgiamo a Voi, anche per il Vostro bene. Smettete di ingannare Voi stessi e la gente, sappiate che nessun potere al mondo può opporsi indefinitamente al sorgere della Verità. Contrariamente a ciò che Voi potete pensare, l’appuntamento con la Verità è ormai prossimo.  Il Vostro comportamento e la dinamica degli eventi da Voi stessi innescati non fa che accelerarlo; si direbbe quasi che Voi, inconsapevolmente, aneliate ad avvicinare questo appuntamento ed a conoscere la Verità.

Cercate quindi di comprenderlo finché siete in tempo. Risparmiate a Voi stessi e a tanta gente le più grandi sofferenze psicologiche, fisiche e morali!!

Se non lo credete ancora, sarete costretti a riconoscerlo domani, e sarà molto più duro di adesso.

L’unica strada per uscire dal circolo vizioso che ci attanaglia e ci conduce tutti nel baratro del collasso ambientale è il ritorno alla Natura, che può avvenire in un modo accettabile e volontario o in un modo traumatico e involontario, ma comunque avverrà, e molto prima di quanto Voi possiate pensare.

La Natura è amica dell’Uomo, ma è l’Uomo che si comporta da nemico di essa, la quale, reagendo, cerca in ogni modo di fargli capire quale sia la strada giusta da seguire.

Non c’è quindi cosa più semplice di questa, manifestare alla Natura la nostra amicizia, e comportarci di conseguenza; tutti i problemi di cui abbiamo trattato si risolverebbero rapidamente e nel modo più naturale possibile.  (Pietro Antinori, tropicalista)

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