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Il legno: invece di bruciarlo si può utilizzare per la produzione di alimenti?

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Una mia conoscente mi ha telefonato per sapere come si possono controllare i tarli che avevano infestato alcuni suoi mobili. Le ho suggerito di usare alcuni specifici insetticidi, che può trovare facilmente nei mostri negozi. Tuttavia, consultando Internet a proposito, mi sono reso anche conto che il legno, la cellulosa ed in genere la vegetazione sono usati e metabolizzato da numerosissime specie: batteri, come gli Pseudomonas e gli Achronobacter ecc.; funghi, particolarmente gli Attinomiceti, capaci di degradare ed utilizzare lignina, cellulosa, cere, chitina, proteine complesse ecc. Del resto molte specie di funghi mangerecci sono oggi allevati industrialmente, sempre su substrati vegetali. Esistono anche molti insetti xilofagi (oltre ai tarli, presenti con numerose specie, raggruppate in 3 famiglie) possiamo ricordare le termiti (un ordine che raccoglie un numero elevatissimo di specie, raggruppate in 5-7 famiglie).

Ho anche appreso che alcuni scienziati oggi sostengono che i funghi xilofagi, comparsi nella terra intorno a 300 milioni di anni fa, potrebbero essere i principali responsabili della fine del periodo carbonifero del nostro pianeta, iniziato 6. milioni di anni prima e che aveva generato grandi foreste e quindi i grandi depositi di carbon fossile presenti nel pianeta, ancor oggi usato largamente come combustibile. Tali organismi avrebbero infatti provocato un grande decadimento dell’enorme massa di vegetali, allora presenti sulla terra.

A questo punto mi sono chiesto: non potremmo oggi usare i vari enzimi, ovviamente presenti in tutti questi organismi xilofagi, per trasformare la lignina, le cellulose ecc. presenti nelle paglie di tutti i cereali, delle leguminose da granella ed altre specie largamente coltivate e presenti nelle ramaglie residue dopo l’ottenimento di legname  per i vari usi oggi possibili, in modo da ripercorrere in senso inverso il processo di lignificazione operato dai vegetali, fino ad ottenere prodotti (glucidi, lipidi, proteine ecc.) utilizzabili per ottenere mangimi e quindi usabili per una alimentazione alternativa dei nostri animali domestici, sostituendo la granella dei cereali oggi largamente usati come mangimi (mais, orzi, segale, sorghi ecc.) e le leguminose (soia, favini ecc.) che potrebbero quindi essere più disponibili per gli affamati del pianeta? avremmo a disposizione una grande quantità di alimenti da prodotti oggi usati praticamente solo come sorgenti di energia e fertilizzanti!

Non varrebbe la pena di finanziare ricerche a tal fine, per verificare la possibile realizzazione e quindi l’uso alimentare di tali prodotti, che oggi sono spesso considerati anche di difficile smaltimento? Ricerche in tale settore, con la possibile collaborazione di biologi, biochimici, veterinari ecc., potrebbero certamente fornire risultati interessanti per verificare la fattibilità di una soluzione alternativa di un problema (la fame) che certamente interesserà molto anche i nostri figli e nipoti. In caso di successo, anche parziale, la natura ci potrebbe ancora una volta offrire una soluzione ad uno dei nostri più importanti problemi esistenziali. credo che veramente valga la pena di considerare e quindi promuovere tali possibili iniziative!

Alberi e sottobosco (Parigi, estate 1887)

Alberi e sottobosco (Parigi, estate 1887)

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