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Il ficodindia: un esempio di economia circolare

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Il Ficodindia (Opuntia ficus-indica (OFI) (fig. 1), un  arbusto succulento ricoperto di spine, è oggetto di numerosi studi non solo per le proprietà nutraceutiche e nutrizionali dei suoi frutti, ma anche per le caratteristiche di resilienza e adattamento alle condizioni di aridità che rendono la specie di particolare interesse soprattutto in vista dei cambiamenti climatici. E’ una specie CAM (Crassulacean Acid Metabolism), ossia il suo metabolismo, come quello di altre crassulacee, avviene con il mimino dispendio di energia ed acqua, a stomi chiusi, in modo da garantire il proseguimento dell’attività vegetativa anche in condizioni proibitive. Inoltre la mucillagine contenuta nei frutti e soprattutto nelle cellule mucillaginose del parenchima interno alle pale, è un idrocolloide composto principalmente di polisaccaridi ad alto peso molecolare (35-40% arabinosio; 20-25 xyloso; 20-25% galattosio; 7-8% acido galoatturonico; 7-8% ramnosio) con gruppi uronici reattivi che formano un reticolo con la funzione ecologica di inglobare e trattenere l’acqua, adattandosi alle risorse idriche disponibili. Ha una straordinaria capacità rigenerativa, da un frammento di  pala che è un fusto modificato denominato anche cladodio, possono rigenerarsi nuovi individui sfruttando semplicemente le risorse della pala stessa (fig. 2).

La specie limita l’erosione del suolo, durante il periodo di pioggia la pianta forma velocemente nuove radici che possono sfruttare al massimo l’umidità presente: esperimenti condotti in Brasile e Tunisia hanno dimostrato che l’introduzione del ficodindia, anche come siepe, contribuisce in maniera efficace alla conservazione del suolo e dell’acqua1

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Fig 3 - Impianto produttivo a San Cono (Sicilia)

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