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Il Cicalone, Brachytrupes megacephalus: un sonoro spuntino nel deserto

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Alcuni anni addietro, in Tunisia, rientrando in albergo dopo una escursione didattica, con gli studenti del Corso di laurea in Scienze agrarie tropicali e sub tropicali, la mia attenzione è stata attratta da un grillo dal corpo tozzo, lungo circa 4 cm, di colore isabellino con macchie brune sul capo e sul pronoto. Il peculiare capo grande, più largo del torace, nonché le tibie delle zampe anteriori e posteriori, munite di grossi denti, utili per lo scavo di profonde gallerie nei terreni sabbiosi, hanno consentito di riconoscere l’Ortottero Ensifero Brachytrupes megacephalus, che è l’unica delle 10 specie del genere Brachytrupes, segnalate in Africa, presente anche in Europa. Il Cicalone, che un tempo era comune negli ambienti dunali e retrodunali costieri della Sicilia, dominati dalla fito-associazione Centaurea-Onosis, è presente anche in alcune zone della Sardegna meridionale, nelle isole Eolie e Pelagie nonché nell’arcipelago Maltese.

La specie, che è stata descritta nel 1827 in Sicilia da Lefévre, come Gryllus megacephalus, a causa della sua rarefazione, è stata inserita nella Direttiva comunitaria europea “Allegato IV, 92/43/EEC”, per la protezione della fauna minore; inoltre è contemplata nel repertorio italiano della fauna minacciata, poiché il suo habitat naturale, rappresentato dalla fascia dunale consolidata, è stato deturpato e distrutto da coltivazioni, da costruzioni, e da infrastrutture varie. Il Cicalone è considerato un “indicatore di qualità dell’ambiente”, anche nel senso di fedeltà all’habitat e pertanto, la sua presenza è utile per identificare le aree ancora in uno stato naturale, o semi-naturale, da proteggere. Fino agli anni ’60 del secolo scorso la specie era nota, in Sicilia, per i danni, arrecati alle viti e ad altre piante coltivate e, per ridurne le densità di popolazione, venivano suggeriti specifici interventi con esche a base di crusca, o foglie di lattuga, avvelenate con fluosilicato di bario o con arsenito di sodio o, ancora incorporando nel terreno, in vicinanza delle viti, prodotti a base di ECE, aldrina, clordano, da applicare anche alle barbatelle…

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