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I limiti della risorsa terra – “Senza rimpianti 6”

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La produzione di alimenti si basa sullo sfruttamento di risorse naturali: terra, acqua, biodiversità, energia. La risorsa terra ha due dimensioni: la superficie occupata e la fertilità del suolo. Ambedue queste dimensioni sono limitate. Cominciamo col considerare l’area occupata dall’attività agricola, pari oggi a 4,91 miliardi di ettari (erano 4,46 nel 1961), di cui 1,40 miliardi di ettari destinati a seminativi, 154 milioni di ettari di colture arboree 3,36 miliardi di ettari a prati e pascoli permanenti. Per produrre cibo utilizziamo cioè quasi il 38 per cento dell’intera superficie emersa del pianeta (era il 34 percento nel 1961), ma se escludiamo deserti, ghiacci perenni e specchi d’acqua, la superficie dedicata alla produzione di alimenti raggiunge oggi il 50 per cento delle terre emerse. La frontiera agricola mondiale si è espansa tra il 1961 e il 2011 un incremento medio annuo dello 0,19 per cento, soprattutto a spese di foreste ed altri ecosistemi naturali. L’area forestata a livello globale è difatti passata da 4,17 miliardi di ettari del 1990 a 4,03 miliardi di ettari del 2011, con una perdita di circa 6,4 milioni di ettari per anno. Oltre alla distruzione di ecosistemi naturali e le conseguenze dirette di perdita di biodiversità, la deforestazione porta anche effetti indiretti sulla produttività agricola dovuti alla diminuzione delle precipitazioni e al riscaldamento globale. Si calcola infatti che il cambio di destinazione dei suoli, oltre ad avere consumato una notevole quantità di ecosistemi naturali, abbia contribuito per l’11 percento alla emissione di gas serra, responsabili dei cambiamenti climatici in corso. Si stima che, se non interverranno significativi cambiamenti delle politiche nazionali, la frontiera agricola continuerà ad espandersi da qui al 2050, anche se ad un ritmo rallentato rispetto al passato. L’ampliamento totale della superficie a seminativi interesserà almeno altri 100 milioni di ettari, ma non potrà comunque avverarsi in maniera omogenea in tutte le aree: mentre in Africa Sub-Sahariana ed in America Latina vi è disponibilità di terra fertile non ancora coltivata, in Asia, in Medio Oriente, in Africa settentrionale ed in Asia non vi sono possibilità fisiche di espansione. Inoltre le utilizzazioni civili ed industriali del suolo esercitano una competizione sempre più serrata per l’uso del suolo, sottraendo spesso all’utilizzazione agricola i terreni più vocati, e in maniera irreversibile. Ogni abitante della terra ha oggi a disposizione 2200 metri quadri di terra (erano 4500 nel 1961) per la produzione del cibo di cui necessita per condurre una vita sana ed attiva e, se la crescita demografica continuerà ai ritmi previsti, nel 2050 potrà contare solo su 1000 metri quadri. La seconda dimensione della risorsa terra è la sua fertilità. Il 33% delle terre coltivate è stato classificato come contraddistinto da suoli degradati o molto degradati, spesso a causa di pratiche produttive non sostenibili, quali il sovrapascolamento, la monocoltura, le eccessive lavorazioni, la non corretta gestione dell’irrigazione e dei nutrienti e la mancata restituzione di sostanza organica. Alcune stime fanno ammontare a 40 miliardi di dollari per anno i costi del degrado del suolo, senza considerare i costi nascosti di aumento dell’uso di fertilizzanti, di perdita di biodiversità e di deterioramento dei paesaggi.

È per tutto questo che, come discusso in Senza Rimpianti no. 4, è necessario intensificare in modo sostenibile la produzione agricola, per soddisfare la crescente domanda di alimenti, producendo di più per unità di superficie coltivata e utilizzando al meglio la sempre meno disponibile risorsa terra.

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