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I limiti della risorsa terra e delle altre risorse naturali

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Negli ultimi 50 anni il sistema agricolo globale è riuscito ad aumentare tra le 2,5 e le tre volte la produzione di alimenti riuscendo così a soddisfare la domanda alimentare della popolazione mondiale [1], nonostante questa sia raddoppiata tra il 1960 ed il 2003 ed oggi raggiunga i 7 miliardi di persone [2] (Figura 11). Come risultato, la produzione di alimenti è passata dal 1961 al 2009 da 2189 a 2831 kcal pro-capite, con un incremento del 29% (fonte: FAOSTAT). La disponibilità teorica media eccede quindi il fabbisogno medio di assunzione di calorie. Purtroppo gli alimenti prodotti sono distribuiti in modo ineguale: nonostante la disponibilità sia più che sufficiente a soddisfare le esigenze di tutta la popolazione mondiale, quasi 805 milioni di persone – vale a dire più di una su nove –hanno sofferto di denutrizione cronica nel biennio 2012-2014 [3]. La stragrande maggioranza delle persone che soffrono la fame – circa il 98% – vive nei Paesi in via di sviluppo. Dal 1990-92 il numero totale delle persone che soffrono la fame è diminuito di 209 milioni, passando dal 18,6% all’11,3% della popolazione mondiale e dal 23,2% al 13,5% della popolazione dei Paesi in via di sviluppo [3]. L’evidente progresso ha quindi attenuato, ma non eradicato, il fenomeno dell’insicurezza alimentare a livello globale.

Nel contempo, altre due fonti di preoccupazione si uniscono a quella relativa alla denutrizione, intesa come insufficiente assunzione di calorie [4]: (i) la malnutrizione, sotto forma di deficienze nutrizionali, come per esempio deficienze di iodio, di vitamina A o di ferro, che interessano circa 2 miliardi di persone; e (ii) la sovralimentazione, che interessa circa 1,6 miliardi di persone considerate sovrappeso, di cui 400 milioni sono obese [5]. I problemi nutrizionali sono quindi molteplici e spesso interdipendenti, si sovrappongono in vaste aree geografi che, e creano una sfida che deve essere affrontata in modo integrato.

Questo articolo si propone di analizzare criticamente i cambiamenti della domanda di alimenti, gli aumenti di produttività ottenuti nell’ultimo cinquantennio e i corrispondenti effetti sulle risorse naturali per poi discutere le possibili misure che possono permettere di facilitare la transizione verso metodi di produzione primaria più sostenibili nel lungo periodo.

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