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“Ho sete”: sull’appennino bolognese 48 castagni parlano

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BOLOGNA – Gli alberi parlano, e non solo nelle storie de ‘Il Signore degli Anelli’. Chiacchierano anche i castagni sull’Appennino bolognese e raccontano che effetto hanno i cambiamenti climatici su di loro e sull’ambiente che li circonda. A farli parlare è una piccola scatola grigia, piena di sensori, che ogni giorno in tempo reale fornisce dati sulla crescita dell’albero, l’acqua prelevata, la Co2 assorbita e persino sul colore delle foglie. In questo modo si può capire appunto sia lo stato di salute della pianta sia le condizioni ambientali della zona. Il progetto si chiama ‘TreeTalker‘ e coinvolge 48 alberi del castagneto didattico-dimostrativo di Granaglione, nel Comune di Alto Reno terme, in provincia di Bologna, di proprietà della Fondazione Carisbo e affidato per la gestione tecnico-scientifica all’Accademia nazionale di Agricoltura.

Al progetto, che ha durata biennale e un budget di circa 200.000 euro, partecipano anche la società Open fields, l’Alma Mater di Bologna, il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, la cooperativa forestale Valreno, la società di formazione Centoform e il Comune di Alto Reno Terme. Il primo a lanciare l’iniziativa è stato Riccardo Valentini, membro del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) e premio Nobel per la Pace nel 2007, con l’obiettivo di disseminare questi sensori nelle foreste di tutto il mondo, dal Brasile alla Siberia. In Italia il progetto ha messo radici a Perugia e a Modena ed è in fase di avvio in Trentino. “Ma a Granaglione siamo all’avanguardia- sottolinea alla ‘Dire’ Ercole Borasio dell’Accademia nazionale dell’Agricoltura- siamo gli unici ad avere un così alto numero di alberi dotati di sensori”.

Il progetto ‘TreeTalker’ a Granaglione ha preso il via da poco meno di un anno e per un biennio ognuno dei 48 castagni (ciascuno è stato battezzato col nome di uno scienziato) sarà monitorato ora per ora tutti i giorni. I dati dei sensori sono consultabili anche online in tempo reale, sul sito castagniparlanti.it: cliccando sul nome di ogni albero, si può leggere la sua scheda e vedere in che condizioni è. Ieri, ad esempio, molti castagni dicevano di avere sete e di aver bisogno di acqua. I dati vengono trasmessi a un cloud ed elaborati, in modo da progettare una gestione forestale, agricola e del verde urbano in grado di resistere e contrastare i cambiamenti climatici. “Questi strumenti aprono le porte a innumerevoli potenzialità- spiega lo stesso Valentini, in un articolo sulla Rivista di cultura agraria dell’Accademia- che vanno dalla misurazione puntuale dell’effettivo impatto del clima sulle foreste, sulle coltivazioni arboree e sul verde cittadino, fino alla sperimentazione di interventi volti a riportarci su percorsi virtuosi e positivi” per l’uomo e il pianeta.

Non solo. Il monitoraggio “diffuso e basso costo” sugli alberi offre uno strumento in più anche agli stessi castanicoltori per valutare la funzionalità, la crescita e il recupero delle piante. Senza dimenticare le finalità di sensibilizzazione verso i cittadini. È stato scelto proprio il castagno, continua Valentini, perché si tratta di una coltura molto antica, sia da frutto che da legno, “diffusa in tutto il territorio italiano e soggetta a rilevanti problematiche legate non solo a fenomeni di abbandono delle aree montane, ma anche ai mutamenti climatici in atto”. A livello nazionale i castagni ad oggi coprono oltre 788.000 ettari, di cui 42.000 in Emilia-Romagna per lo più nelle province di Bologna, Modena e Parma.

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