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FIDAF: 70 anni di sfide

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Il 17 novembre 1944, a Roma, ormai liberata, un gruppo di indimenticati Colleghi, guidati dal Prof. Giuseppe Medici, costituiva l’Associazione Nazionale Dottori in Scienze Agrarie, evolutasi poi nella Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali (FIDAF). L’Italia, uscita lacerata dal conflitto bellico, moltiplicò varie volte la propria produzione agricola grazie anche al ruolo, in particolare, dei laureati in Scienze agrarie e in Scienze forestali, determinanti nel processo di modernizzazione dell’agricoltura. Allora si partiva da una identità culturale ben definita e, mediante l’applicazione sinergica delle tre rivoluzioni tecnologiche (chimica, genetica e meccanica), la produzione agricola diventò un fattore importante dello sviluppo socio-economico del Paese.

In seguito, dalla produttività agricola la centralità si è trasferita progressivamente sul Sistema Agricoltura, un insieme fortemente interconnesso che deve rispondere alla domanda sempre più complessa del cittadino.

Nutrizione/Ambiente/Energia/Salute costituiscono infatti un insieme inscindibile sul piano culturale, economico e sociale. Un insieme che in modi diversi ha sempre caratterizzato la storia dell’umanità e che è ritenuto centrale, ormai, per le grandi sfide della società: sicurezza alimentare, gestione sostenibile delle risorse naturali, integrazione e armonizzazione degli sviluppi sociali, miglioramento della salute pubblica, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, sviluppo globale sostenibile.

Il ruolo e i compiti degli agronomi si sono conseguentemente ampliati e non stupisce che nella giornata conclusiva (11.11. 2014) dell’XI Conferenza europea degli agronomi – organizzata a Bruxelles da CEDIA e CONAF – sia stata approvata la Carta europea, un aggiornamento del documento redatto nel 1994 e che il presidente Andrea Sisti così commenta “Si tratta di un documento importante per tutti gli agronomi e forestali d’Europa: fondamentale sarà avere una comunanza di principi deontologici ed etici. L’obiettivo della sicurezza dell’ambiente, della tutela della salute e degli alimenti impronta in modo etico e responsabile l’azione in un’ottica di progresso sociale”.

L’attività degli agronomi, infatti, incide fortemente su salute, sicurezza e benessere dell’uomo e dell’ambiente, tanto da poterla definire una professione di utilità sociale, di pubblico interesse. Da qui l’esigenza di una formazione continua, essendo essi impegnati, con tecnologie in forte evoluzione nel complesso sistema che va dalla produzione alla trasformazione industriale, alla distribuzione ed al mercato e chiamati a confrontarsi con riferimenti non sempre chiari all’interno dell’intreccio PAC/ Politiche nazionali/regionali. Si tratta di operare in sinergia con altre discipline affini e complementari, di confrontarsi con le Convenzioni Globali delle Nazioni Unite (biodiversità, clima globale, lotta alla desertificazione, sviluppo sostenibile), di interpretare e definire operativamente i contributi che derivano dalla ricerca e dai processi di innovazione, spesso in un quadro di forte frammentarietà.

L’esigenza crescente di formazione continua si manifesta anche nel dialogo con la società, soprattutto ai fini della qualità e della sicurezza alimentare. Questo hanno fatto e continueranno a fare gli agronomi italiani, nella convinzione che: “l’agricoltura è una risorsa fondamentale e non sostituibile”. I temi chiave della competitività e della sostenibilità dettati dall’Unione Europea impongono, inevitabilmente, l’apporto sinergico di diverse discipline, nonché molteplici soluzioni scientifiche e tecnologiche, dovendo rispondere ad una pluralità di problemi ed esigenze.

La FIDAF è protagonista di questo processo di cambiamento ed ha mostrato una costante piena intesa su temi centrali: visione antropocentrica, rispettosa dell’ambiente, cioè l’uomo custode delle risorse naturali; scienza e innovazione per il progresso; sensibilità etica dello scientist e, nello specifico, del genetista che opera per il bene dell’umanità e dell’ambiente. Lo sviluppo della società moderna tende irreversibilmente verso una maggiore complessità e quindi l’evoluzione della scienza e della tecnologia deve integrarsi sempre più con gli aspetti sociali, economici, politici, culturali ed ecologici.

Infine una riflessione sull’agricoltura al centro del grande tema “Innovazione e Sostenibilità”, porta a chiedersi se l’attuale modello produttivo riuscirebbe a soddisfare la domanda mondiale di alimenti, poiché consuma le risorse naturali su cui si basa – terra, acqua, suolo e biodiversità – ad un ritmo superiore alla loro capacità naturale di rigenerazione e non è quindi sostenibile nel lungo termine. In alcune aree del mondo sono già evidenti le conseguenze del degrado ambientale quali sovrapascolamento, monocoltura, abuso di fertilizzanti, di antibiotici e di fitofarmaci, non corretta gestione dell’irrigazione.

Bisogna pertanto promuovere sistemi capaci di produrre di più, consumando meno risorse naturali, mediante un cambiamento radicale dei paradigmi di produzione, agendo sulla produttività dei relativi fattori,   sviluppando cioè quelli immateriali. La ricerca scientifica e l’innovazione – a tali fini – sono determinanti. L’intensificazione tecnologica, tuttavia, da sola non basta, si deve puntare allo sviluppo e alla integrazione delle conoscenze sull’intero sistema agro-industriale. Gli obiettivi, pertanto, coinvolgono una realtà assai più complessa sul piano politico e istituzionale.

Nei prossimi anni gli agricoltori saranno chiamati a produrre più cibo, disponendo di aree utilizzabili che continueranno a ridursi. Dovranno essere incrementati, pertanto, gli investimenti nella ricerca agricola e nei servizi di sviluppo orientati alla intensificazione sostenibile; i cui risultati sono sempre più di pubblico interesse, con la inevitabile conseguenza che laddove i benefici delle conoscenze generate sono di scarso interesse per i profitti a breve termine, difficilmente potranno attrarre investimenti privati. In tale contesto l’impegno pubblico, continuato e a lungo termine, è fondamentale.

Si dovranno ottimizzare gli inputs di produzione agricola, recuperare e valorizzare i reflui e i residui agricoli e zootecnici, promuovere nuovi modelli di produzione e di consumo, innovare i processi di trasformazione industriale, i prodotti e i packaging, migliorare la logistica intermodale per il trasporto dei prodotti agro-industriali, ridurre le perdite agricole e gli sprechi agro-alimentari; rimuovere le barriere tecniche, economiche, normative, burocratiche, sociali e culturali che limitano l’adozione dell’innovazione orientata alla Green Economy.

Infine, la sostenibilità si esprime nelle varie fasi della filiera alimentare – produzione in campo, trasformazione industriale, trasporto, distribuzione e preparazione domestica – ed è sempre più condizionata dalle scelte alimentari del cittadino/consumatore. Si dovranno pertanto sostenere con forza i valori culturali che legano strettamente tra loro società, produzione alimentare, difesa del terreno agrario, corretta gestione delle acque, biodiversità e riduzione degli sprechi alimentari.

La FIDAF continuerà a offrire puntuali contributi di idee e di proposte, nonché convinto sostegno alle indispensabili iniziative delle Istituzioni e degli Enti – nazionali e Comunitari – portatori di specifiche competenze e responsabilità.

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