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Export, l’Italia non vince solo con le grandi eccellenze

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L’Italia esporta prodotti agroalimentari per 37 miliardi di euro, la Germania per 71. Paolo De Castro ad AgroNotizie: “Per vincere nel mondo abbiamo bisogno non solo di grandi eccellenze, ma anche di logistica e reti di impresa”

L’Italia ha una industria agroalimentare sviluppata e competitiva, ma il mercato globale sta cambiando velocemente e bisogna essere capaci di leggere le esigenze dei consumatori per saper cogliere le opportunità di sviluppo. Per questo risultano particolarmente interessanti i dati dell’Agrifood Monitor di Nomisma presentati da Paolo De Castro, membro della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, durante l’assemblea generale dell’Aiipa (Associazione italiana industrie prodotti alimentari).

Partiamo da un presupposto: l‘industria agroalimentare europea (500 milioni di abitanti per 28 Paesi) è la prima al mondo avendo registrato nel 2014 un fatturato di 1.244 miliardi di euro. Segue quella cinese con 1.196 miliardi (per un miliardo e mezzo di abitanti) e quella Usa, 656 miliardi. Il dato negativo per l’Italia riguarda la competizione all’interno dell’Europa stessa.

L’Italia si posizione infatti solo al terzo posto come fatturato del settore (132 miliardi) superata da Francia (159 miliardi) e Germania (175 miliardi). Ma anche la Gran Bretagna si difende bene con 114 miliardi, così come la Spagna con 92 e la piccola Olanda, con 62.

Ma il Belpaese arretra di una posizione se si guarda al valore delle sue esportazioni agroalimentari. I tedeschi nel 2015 hanno esportato beni per 71,1 miliardi di euro, i francesi per 60,5 miliardi, gli spagnoli per 43,3 e noi italiani per ‘soli’ 36,9

Bench - Edouard Manet

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