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EXPO 2015, per una Nuova Rivoluzione Verde all’inizio del Terzo Millennio

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Da un paio di mesi ormai, con un palinsesto sempre più incalzante di eventi, si sta svolgendo la tanto attesa Esposizione Mondiale 2015 di Milano, incentrata sulle tematiche globali della nutrizione del Pianeta. Una grande Fiera planetaria ed una variegata rassegna di  opinioni in molti casi  contraddittorie, in tema di sicurezza alimentare e di produzione agricola sostenibile, nel rispetto dell’ambiente e nel rapporto con l’evidenza ormai in atto dei cambiamenti climatici.

 Nelle spettacolari rappresentazioni dei numerosi  Padiglioni nazionali e dei diversi Cluster, ogni Paese  cerca di comunicare il meglio della propria agricoltura e si inserisce con svariate proposte d’innovazione nel dibattito internazionale che si interroga attraverso quali percorsi, di agrotecnica sostenibile e di   politica economica e sociale, i Governi delle Nazioni sviluppate e di quelle in via di sviluppo, possano formulare una soluzione globale che consenta di garantire la sicurezza alimentare e la sussistenza  alla popolazione del Pianeta, stimata in 9 miliardi di persone al 2050.

 Nella straordinaria kermesse milanese, alcune tra le Personalità più attese sono già intervenute per portare il contributo della loro posizione, con grande risalto sui media, ed altre interverranno, dando voce a come viene percepito il tema della sicurezza alimentare da parte dei diversi protagonisti della vita economica, culturale e sociale nei Paesi partecipanti. A modo suo, chi si è sentito coinvolto dai temi globali sulla nutrizione del Pianeta, dell’energia e dell’acqua, ha cercato di ritagliarsi un posto per essere presente all’Expo milanese.

 Ed è ovviamente presente il mondo dell’Agricoltura, con i cosiddetti “addetti ai lavori”, schierati nella variegata componente delle Associazioni di Categoria, assieme ai rappresentanti delle  diverse istituzioni governative che sostengono il mondo agricolo, ed alle loro Associazioni internazionali.

Molto significativa la presenza in questa occasione degli Agronomi liberi professionisti, titolari di un padiglione esclusivo, la Fattoria Globale del Futuro 2.0, dove si sono dati appuntamento gli Agronomi italiani, guidati dal Consiglio Nazionale ( Conaf) che si è fatto carico dell’evento, assieme all’Associazione Mondiale degli Agronomi ( WAA) ed a quella Europea ( CEDIA).

 Le conclusioni delle giornate milanesi, la Categoria degli Agronomi avrà l’occasione di condensarle in un unico documento, nell’ambito del Sesto Congresso Mondiale degli Agronomi che avrà luogo a Milano, nella terza settimana di settembre, nella significativa cornice di un’Esposizione Universale dedicata proprio alle tematiche che rappresentano l’essenza stessa della professione dell’Agronomo.

 Questa significativa presenza degli Agronomi all’Expo 2015 è stata architettata dal Presidente del Conaf, dott. Andrea Sisti, e dai Suoi collaboratori e rappresenta indubbiamente un’opportunità importante per la visibilità di una categoria professionale un tempo protagonista dello sviluppo economico e sociale del Paese, fino a tutto il Novecento, ma ridotta ad un ruolo più marginale dopo l’avvento dell’Unione Europea e, in Italia in particolare,  dopo l’istituzione delle Regioni. Va anche rilevato come il recente ingresso del Conaf nella WAA, con il dott. Sisti cooptato nel Suo Consiglio direttivo, apra finalmente nuovi orizzonti con prospettive di collaborazione su scala  internazionale per l’attività professionale dei dottori agronomi e forestali.

 Accanto a  queste valenze positive, si annidano anche delle situazioni da gestire con la dovuta attenzione, per le presenze che la Fattoria Globale del Futuro 2.0 ha in programma di esibire nel corso della lunga rassegna e che potranno contemplare anche posizioni contrastanti o probabilmente divergenti con quelle di un professionista agronomo, chiamato ad  applicare le sue conoscenze scientifiche nell’espletamento del proprio  mandato, senza spazio per deviazioni di matrice politica ed extraprofessionale, molto diffuse nel dibattito globale che richiama l’agricoltura in Expo 2015.

 La recente esibizione di Vandana Shiva è stata ottimamente condotta, e sui contenuti ideologici della Personalità indiana è prevalso l’aspetto comunicativo dato dal prestigio della Sua presenza nel padiglione degli Agronomi. Ma tante altre saranno le occasioni per il confronto con le tante posizioni contraddittorie  che animano il panorama agricolo internazionale.

 A questo proposito merita menzione  l’intervento di Beatrice Mautino, biotecnologa, giornalista e comunicatrice scientifica che, che nell’ultimo numero de Le Scienze di luglio 2015, ha sottolineato come di cibi geneticamente modificati ancora non si discuta a Milano, o se ne parla solo per condannarli, posizione che sembra prevalere nell’opinione pubblica nonostante l’evidenza dei fatti e le tendenze del mondo agricolo internazionale propendano per un impiego sempre più vasto delle sementi e delle materie prime OGM.

 Circa un mese fa, il 6 giugno scorso, il Decumano è stato percorso da una  manifestazione di ambientalisti, valutati in una trentina di persone, con le insegne di Legambiente ed un lungo striscione con la scritta “no OGM, si Biologico”. Nella nota diffusa alla stampa sono state richiamate le priorità care a Legambiente, per la promozione di un’alimentazione “sicura” senza OGM e per combattere la fame nel mondo attraverso una più equa distribuzione della ricchezza, superando il modello produttivo dell’agricoltura industriale – di cui gli OGM rappresentano il simbolo –  “prigioniera delle multinazionali e dannosa per l’ambiente e le popolazioni”. Nessuno è ancora intervenuto per contestare la veridicità di questo messaggio.

 L’impressione è che si tratti di una discussione  data per scontata, dove non ci sia più nulla di nuovo  da dire. Ci si trova con ogni probabilità nell’ambito di una Expo rigidamente “ogm free, politicamente corretta”, per un tacito patto condiviso fra tutti coloro che si sono esibiti finora: per i politici, gli uomini di Governo e  gli organizzatori è stato più agevole riferirsi ai suggestivi temi delle eccellenze alimentari, della biodiversità, della sostenibilità, evitando di scendere in altri dettagli più impegnativi.

 Dentro all’Expo milanese ci sono molti più OGM di quanto i visitatori possano riconoscere. Nel padiglione degli USA si parla di “mais resistenti alla siccità”o di altre piante in grado di adattarsi al riscaldamento globale. Nel piccolo padiglione del Bangladesh, ospitato dal cluster del riso, si riferisce di una varietà di melanzana, resistente alla piralide delle melanzane (Leucinoides orbonalis), messa a punto da un Centro pubblico di ricerca, il Bangladesh Agricultural Research Institute (BARI), che consente oggi la coltivazione della melanzana, strategica per il Paese, evitando i numerosi trattamenti con pesticidi eseguiti per il controllo del parassita, causa di perdite produttive fino al 70%.

 Il ricorso ai geni del Bacillus thuringensis, permette infatti l’utilizzo di melanzane OGM Bt, come il mais più famoso, prodotte dal BARI che ha la concessione dei   geni Bt con un contratto royalty free dell’indiana Mahyco, partner di Monsanto,  per una  produzione “pesticide free”, che vale sul mercato locale un prezzo maggiore della melanzana tradizionale. Il consumo di pesticidi è ridotto del 90% per il bene dei 150.000 piccoli agricoltori che vivono di quella produzione. Gli ambientalisti protestano ma gli agricoltori ci credono.

 Mentre si contrappongono con palese ostilità queste posizioni diverse, in varie parti del mondo ed in Italia in particolare, nessuno si preoccupa che la “fame di terra” ha scatenato il fenomeno del “Land grabbing”, la corsa all’accaparramento delle terre più fertili del Pianeta da parte di importanti Paesi, sprovvisti di terra e di un’agricoltura in grado di provvedere alle necessità alimentari della propria popolazione, ma dotati di ingenti risorse economiche e della forza politica necessaria per condizionare a loro vantaggio la collocazione delle terre più fertili del Continente Africano, sulla base di condizioni economiche assolutamente favorevoli, realizzate con la complicità di Governi impreparati, se non vittime di diffusi fenomeni di corruzione.

 In queste  condizioni i terreni sono avviati ad un’agricoltura di rapina, senza alcun rispetto delle buone pratiche agricole, per la conservazione della fertilità dei suoli, della biodiversità, con gravi prospettive di avviare alla desertificazione le già ridotte superfici fertili del Pianeta. Il fenomeno era stato molto ben descritto e documentato nella pubblicazione di Stefano Liberti, “Land grabbing: come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo”.

 Tali situazioni sono favorite anche dal fatto che i Governi dei Paesi africani e le èlites locali tendono a privilegiare gli investimenti delle Corporations straniere nei confronti dell’impegno diretto della coltivazione, mancando un’adeguata formazione nelle popolazioni rurali. Nonostante il rischio dell’instabilità politica, molti Paesi stanno infatti impegnando le terre africane più fertili, e ricche d’acqua,  con la formula del Leasing a lungo termine. Si tratta di un problema di rilevante portata, che comporta aspetti di natura politica non governabili se non dall’intervento di un Istituzione sovranazionale, come le Nazioni Unite e la FAO, la struttura che si occupa a livello planetario  di alimentazione e di agricoltura, di cui fanno parte l’Unione Europea ed altri 191 Paesi.

 La FAO ha l’occasione per incidere concretamente in una nuova Rivoluzione Verde d’inizio del Terzo Millennio. Dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, che aveva sconvolto gli equilibri alimentari del Pianeta, si avvertiva la necessità di un nuovo ordine in tema di agricoltura e di alimentazione e la prima Conferenza internazionale su questi temi venne indetta dal Presidente USA Roosvelt ad Hot Spring in Virginia nel 1943, quando furono condivise l’opportunità di una maggior produzione agricola e la necessità di una maggior diffusione di consulenze tecniche. Non si trattava ancora della FAO che svolse invece la sua prima Conferenza a Quebec City nel 1945, diventando il riferimento per i Governi del Pianeta.

 La Conferenza divenne l’organo plenario della FAO, titolare di tutte le competenze previste dall’atto costitutivo. Fino al 1949 la Sede ufficiale fu a Washington, per poi trasferirsi a Roma, presso l’edificio affacciato sul Circo Massimo, alle Terme di Caracalla, che Mussolini iniziò a costruire nel 1938 per ospitarvi il Ministero dell’Africa Italiana, poi ultimato nel 1952.

 Merita anche di ricordare il fatto che, agli albori del XX Secolo fu il Regno d’Italia a proporre l’istituzione del primo Organismo internazionale che si occupasse di cooperazione in agricoltura. Infatti il 7 giugno 1905, 110 anni fa, il Re Vittorio Emmanuele III sottoscrisse la convenzione istitutiva dell’Istituto Internazionale di Agricoltura, cui aderirono 74 Stati, con sede in Roma a Villa Italia, attuale sede del CNEL. Nel messaggio celebrativo a Giolitti, Vittorio Emanuele III scrisse: “Un istituto siffatto, organo di solidarietà fra tutti gli agricoltori e perciò elemento poderoso di pace”. Il Re Soldato, non immaginava quale sorte diversa gli avrebbe assegnato il destino.

 L’Istituto Internazionale di Agricoltura fu operativo dal 1908, con fini statistici ed economici, raccogliendo e pubblicando dati, studiando soluzioni e proposte per i Governi degli Stati aderenti. Tra le iniziative più significative il Censimento mondiale dell’Agricoltura del 1930, cui seguì una fase di declino operativo, per il progressivo isolamento dell’Italia nella Società delle Nazioni di Ginevra. Dal 1935 al 1943 l’Istituto fu presieduto da Giacomo Acerbo, l’ uomo politico abbruzzese, agronomo e docente di Economia e Politica Agraria, vicino alla Monarchia e decorato al Valor Militare nelle due Guerre Mondiali, che per per molti anni fu Ministro dell’Agricoltura e promotore delle grandi Bonifiche durante il fascismo, ed autore della legge elettorale del 1923, rimasta nella storia come legge Acerbo.

 Nel Dopoguerra, si determinarono le condizioni per la liquidazione dell’Istituto Internazionale di Agricoltura, con il passaggio alla FAO di beni, archivi e funzioni, influenzando la stessa scelta di mantenere definitivamente a Roma la sede mondiale della FAO. Il ritorno in Italia del dibattito internazionale sull’agricoltura e l’alimentazione, in occasione dell’Esposizione Universale 2015 a Milano, ha pertanto delle motivazioni che vengono da lontano, ripercorrono la storia della cooperazione in Agricoltura nel mondo e pongono le basi per un confronto civile e dai vasti orizzonti, creando le giuste premesse perchè nella Carta di Milano, il documento conclusivo di Expo 2015, si possano trovare delle linee guida condivise per lo sviluppo della produzione agricola mondiale, con la definizione di un progetto libero da pregiudiziali ideologiche ed unicamente al servizio del progresso scientifico e tecnologico, con l’obiettivo illuminato di una nuova Rivoluzione Verde all’inizio del Terzo Millennio.

Castello, Vito D'Ancona

Castello, Vito D’Ancona

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