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Due bucce di banana : lo scontrino e la ricevuta fiscale

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Aiutiamo lo Stato a combattere l’evasione fiscale ; è nostro interesse.

Scontrini e ricevute fiscali coinvolgono tutti, ma pochi conoscono le disposizioni che disciplinano il relativo rilascio ; una questione divenuta sempre più delicata, in dipendenza anche delle innovazioni normative succedutesi.

Il dovere di esibire il documento relativo alla spesa sostenuta, inizialmente previsto per i clienti degli esercizi tenuti alla emissione delle ricevute fiscali, è stato da tempo esteso a quelli dei negozi obbligati al rilascio degli scontrini.

Non esiste, in pratica, diversità di trattamento tra coloro che sono tenuti a esibire la ricevuta e quanti fanno acquisti o richiedono servizi che comportano il rilascio di scontrini. La disparità è stata eliminata anche per ulteriormente chiarire che la collaborazione con il fisco non deve essere vissuta come una violenza, bensì quale doveroso contributo alla lotta alla evasione, finalizzata anche a realizzare una più equa ripartizione delle imposte. Quelle non pagate dai “furbi” – è bene ricordarlo – contribuiscono a maggiorare i tributi a carico degli onesti.

Come è ormai noto, coloro che fanno acquisti che comportano la emissione di scontrini, ove non siano in grado di esibirli agli organi preposti (in genere, guardie di finanza) nel luogo della operazione o nelle immediate vicinanze, sono soggetti a una rilevante pena pecuniaria.

Ben più gravi le sanzioni a carico degli esercenti che non li emettono : oltre alla pena pecuniaria, incorrono nella sospensione della licenza, se in un quinquennio vengono accertate a loro carico tre violazioni di legge.

Per le ricevute fiscali vige l’obbligo del rilascio per tutte le prestazioni effettuate – anche a domicilio – da artigiani, noleggiatori di beni mobili (esclusi i taxi), ecc.

La diversa entità delle pene per i clienti e per i titolari dei negozi è giustificata dalla diversa gravità del danno che deriva al fisco dai loro comportamenti. Le sanzioni per i clienti, infatti, tendono soprattutto a farne dei collaboratori dello Stato, per impedire ai venditori di evadere le imposte.

Le pene per coloro che trascurano di farsi rilasciare scontrini e ricevute non prevedono eccezioni : non sono ammesse “dimenticanze” o altre giustificazioni, per la ragione che la sanzione non è finalizzata tanto a far realizzare al fisco una entrata “diretta”, quanto quella indiretta – ben maggiore – derivante dal corretto comportamento del venditore o del prestatore del servizio.

I controlli della Guardia di Finanza, evidentemente, non sono sufficienti e non hanno adeguata risonanza, soprattutto perché non ne parlano – in quanto non hanno interesse a farlo – gli esercenti colpiti. I risultati economici potrebbero essere più significativi, dato che l’evasione avviene su base diffusa e, quindi, per importi molto elevati, come è stato evidenziato proprio in questi giorni, in sede di redazione del bilancio dello Stato per il 2019.

E’ risaputo che l’evasione costituisce una delle principali cause dell’insostenibile deficit pubblico, nonché una concreta riprova della scarsa efficienza dello Stato ; si è prodotto un circolo vizioso : la inadeguata efficacia dei controlli favorisce l’evasione per i negozianti, nonostante il rischio di incorrere, come già detto, nella sospensione delle licenze.

Al danno economico si sommano – per essi – quello di immagine, nonché la perdita, sicuramente rilevante, di clientela, attratta, durante il periodo di forzata chiusura, dalla concorrenza.

Né va dimenticato l’inestimabile discredito che deriva per essi, dato che i loro nominativi vengono inseriti automaticamente nelle liste predisposte ogni anno dal Ministero delle Finanze, ai fini dei controlli selettivi. Nominativi presi in carico, quindi, dal “cervellone” dell’anagrafe tributaria centrale, con effetti certamente non positivi per gli interessati, soprattutto per i “fastidi” conseguenti a frequenti e penetranti controlli e verifiche.

La guerra all’evasione fiscale va fatta dallo Stato, ai fini del risanamento del suo bilancio ; ma giova ai contribuenti onesti, i quali, pertanto, hanno il dovere e l’interesse ad assecondarla.

Quattordici girasoli in un vaso (Arles, agosto 1888)

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