Dalla fame all’abbondanza, una lunga storia di miseria e di errori


Dalle indagini del Ministero dell’Agricoltura fatte tra il 1874/79 emerge che le rese medie nazionali erano di 8 quintali per ettaro per il grano (suppergiù le tesse dell’epoca augustea) e 15 per il mais, gli addetti all’agricoltura erano il 58% della forza lavoro totale e di questi il 67% erano braccianti. In tali indagini un ispettore veneto documentò che un uomo guadagnava 1 o 2 lire al giorno ossia 200 £ l’anno (che attualizzate al 2016 equivalgono a 760 €) e con un tal reddito poteva permettersi di mangiare polenta senza sale (troppo caro per poterlo comprare!), spessissimo ricavata da mais guasto e il più delle volte senza companatico (sic!).

In inverno le donne, filando, guadagnavano pochi centesimi al giorno, mentre d’estate lavorando nei campi prendevano 20/40 centesimi a giornata. I vecchi mendicavano e così i ragazzi intanto che non andavano a servizio per un piatto di polenta al giorno. In condizioni simili se non peggiori versava il Sud, seppur con la differenza che le 2200 calorie giornaliere che garantivano la sola sussistenza derivavano in gran parte da pane e legumi, mentre al Nord provenivano soprattutto da mais. Settant’anni dopo, l’inchiesta parlamentare del 1951 ci informa che 12 milioni di italiani (23,4% della popolazione nazionale) sono in miseria e vivono in abitazioni con oltre quattro persone per stanza ovvero in baracche, cantine e o grotte, non hanno mai o quasi mai a disposizione carne, vino e zucchero, camminano scalzi o con calzature miserrime e hanno un grado d’istruzione minimo…

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Il Giovane pastore senza fede - Pieter Brueghel Il Giovane

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