Come nel dopoguerra una mobilitazione fondata sulla fiducia


Media e social networks stanno dedicando grande attenzione alla cosiddetta terza fase, quella del rilancio e della ripresa. Occorrerà adoperarsi per coniugare il supporto alle fasce deboli della popolazione e il riavvio della parte sana del sistema economico.
In Italia pesano la cronica inefficacia dell’impianto normativo e amministrativo e la pesantezza burocratica. Sul piano internazionale, invece, è mancata la comprensione del cambiamento risultante dal processo della globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia:
«Si tratta di emergenze non gestibili, né risolubili, dai singoli Paesi, poiché implicano strade praticabili solo a livello mondiale. Non basta ripartire, occorre innovare in maniera concertata puntando sulla specifica spinta innovativa di ogni Paese» chiarisce il fisico Fabio Pistella, già direttore generale dell’Enea, componente del collegio dell’Autorità per l’energia e presidente del Cnr. L’Italia vanta un certo spirito imprenditoriale, una buona propensione al risparmio, un immenso patrimonio artistico-culturale e ambientale-paesaggistico, competenze scientifiche e tecnologiche, solidarietà e impegno nel terzo settore: «Il Paese può sfruttare un brand ben riconoscibile, grazie al quale da anni manteniamo in attivo la bilancia commerciale, a dimostrare come la realtà produttiva abbia valore e consistenza», spiega.

Cosa ha determinato il declino di scuola e sanità, l’incuria verso l’ambiente e il patrimonio storico e artistico, il disimpegno verso ricerca e innovazione? 

Da tempo queste risorse sono state depotenziate e penalizzate nella destinazione di fondi, come fossero oneri improduttivi: una confusa politica di privatizzazione e liberalizzazione ha causato il passaggio dall’estremo di uno Stato proprietario all’altro di uno Stato che rinuncia a fissare le linee prioritarie, a definire obiettivi e verificarne il conseguimento.
Allo sviluppo sostenibile si è privilegiato il dare spazio all’utopia della decrescita e al rifiuto, generalizzato e paralizzante, di investimenti anche nel green, ad esempio, in energie rinnovabili e gas naturale, o nell’ammodernamento delle reti di trasporto e di comunicazione, presupposto indispensabile alla digitalizzazione, necessaria per modernizzare il Paese e pensare alle nuove generazioni.

Quali contenuti devono occupare l’agenda delle governance?

Le scelte strategiche, di respiro almeno decennale, dovranno mirare a un sistema socio-economico basato sullo sviluppo sostenibile, che può
essere tale solo se è simultaneamente realistico sui i tre piani della percorribilità economica, dell’equità, quindi dell’accettabilità sociale, e della compatibilità ambientale…

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Contributo Prof. Pistella 

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