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Colonne di ghiaccio e colonne di rifiuti: due pesi e due misure

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La bandiera italiana sventola in Antartide, continente remoto alla maggior parte dell’opinione pubblica, così lontano e difficile da individuare, al punto che nei mappamondi usati nelle scuole è coperto dal perno di sostegno. Le necessità di rappresentazione grafica finiscono per sottovalutare un territorio che possiede una superficie pari ad una volta e mezza l’Europa, l’altitudine media più alta del pianeta, una temperatura media di meno 50° gradi ed il 70% dell’acqua potabile del mondo.

La vita in queste condizioni ambientali estreme è regolata dal comportamento della calotta glaciale, che si riduce o si accresce in alcune zone, nel volgere del tempo, ma è incredibilmente presente una notevole biodiversità marina, di grande interesse per le attività commerciali legate all’utilizzazione del patrimonio ittico.

La televisione italiana ha presentato, di recente, una efficace serie di resoconti e di interviste in occasione del 60° anno del Trattato Antartico, per tutelare questo territorio dedicato alla scienza ed alla pace, firmato a Washington nel 1959, a cui ha aderito il nostro Paese dal 1985, con uno specifico progetto di ricerca multidisciplinare (PNRA).

Il contributo dei ricercatori italiani, con oltre  35 spedizioni  scientifiche ha suscitato l’ammirazione  internazionale per i risultati conseguiti nel carotaggio in profondità  dello strato di ghiaccio e per le tecniche originali impiegate per gli studi sulle correlazioni tra  l’età di ciascun livello ed il clima corrispondente, che hanno consentito di tornare indietro nel tempo di circa 800.000 anni, meritando così l’affidamento  all’Italia della  direzione del nuovo progetto per proseguire l’esame fino a 2750 metri di profondità.

Le colonne di ghiaccio estratte sono conservate dai tecnici italiani nella base italo-francese Concordia, che dista mille chilometri dalla costa e sono disponibili per l’analisi delle particelle al fine di stabilire le quantità di anidride carbonica in atmosfera.

Questi risultati sono  stati  possibili non solo dall’eccezionale  valore scientifico, dal coraggio e dalla passione dei singoli studiosi e dei tecnici presenti in Antartide, ma anche dalla capacità d’integrazione e di coordinamento tra responsabili e finanziatori, a livello nazionale ed internazionale, delle complesse attività e cioè: il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR), con il compito di vigilare sulle norme strategiche, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), per il coordinamento scientifico, l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo economico sostenibile (ENEA) per la logistica, il Ministero della Difesa per il supporto operativo.

In particolare, la logistica ha richiesto soluzioni innovative che hanno riguardato due mezzi navali per le ricerche oceanografiche e geofisiche, il sistema delle comunicazioni nelle aree polari, i mezzi di trasporto  speciali destinati a superare distanze di migliaia di chilometri sul ghiaccio per raggiungere piattaforme fisse e mobili, gli adattamenti architettonici per la realizzazione della stazione italiana “Mario Zucchelli” sul promontorio  della  Baia Terranova, le strutture abitative per il personale e per il ricovero di mezzi e materiali, ecc..

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