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Clima, sicurezza alimentare a rischio

Il cambiamento climatico avrà effetti drammatici sulla produzione di cibo, dice l’ultimo rapporto dell’IPCC 1 aprile 2014 “Il peggio deve ancora venire”. Così, volgendo in negativo lo slogan che accompagnò la rielezione a presidente di Barack Obama (“The best is yet to come”), il New York Times titola il suo resoconto della presentazione

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Il cambiamento climatico avrà effetti drammatici sulla
produzione di cibo, dice lultimo rapporto dellIPCC 1 aprile 2014 Il
peggio deve ancora venire. Così, volgendo in negativo lo
slogan che accompagnò la rielezione a presidente di Barack
Obama (The best is yet to come), il New York Times titola il suo
resoconto della presentazione del nuovo rapporto
dellIntergovernmental Panel on Climate Change, il gruppo di esperti
delle Nazioni Unite che dal 1990 si occupa di studiare il
cambiamento climatico. Pubblicato il 31 marzo, il nuovo report si
chiama tecnicamente Secondo Volume del Quinto Rapporto di
Valutazione sui Cambiamenti Climatici. Ma è un volume
particolarmente cruciale: se il primo, alcuni mesi fa, disegnava
gli scenari (come cambieranno temperature e precipitazioni sul
pianeta) questo descrive gli impatti, ladattamento e le
vulnerabilità. Insomma, come cambieranno leconomia e la vita
delle persone a causa del riscaldamento globale. Dove leggere il
rapporto Per orientarsi nei risultati si può partire dalle
risposte alle domande frequenti (sono 3 pagine) o dalle 26 pagine
di sintesi per i decisori politici. Chi se la sente di affrontare
il rapporto per intero lo trova qui. Una sintesi efficace in
italiano lha preparata il Centro Mediterraneo per Cambiamenti
Climatici (CMCC) che è listituto di riferimento dellIPCC nel
nostro paese. Gli esperti del CMCC hanno preparato anche questo
video Il quadro tracciato dagli esperti dellIPCC non è
roseo. Impossibile riassumere in poche righe un rapporto di
centinaia di pagine, ma il New York Times ci prova così:Le
calotte polari si stanno sciogliendo, il ghiaccio marino nellArtico
sta calando rapidamente, le riserve dacqua sono sotto stress, le
ondate di calore e le piogge eccezionali si intensificano, le
barriere coralline stanno morendo, i pesci e altre creature stanno
migrando verso i poli e in alcuni casi si stanno estinguendo. Il
livello degli oceani si sta alzando a un ritmo che minaccia le
comunità costiere, e le acque stanno diventando più
acide perché assorbono lanidride carbonica emessa da auto e
industrie. La materia organica congelata nellArtico fin da prima
dellinizio della civilizzazione si sta sciogliendo, e la sua
decomposizione produce emissioni di gas serra che causeranno
ulteriore riscaldamento. Clima e cibo Forse la principale
novità di questo rapporto rispetto alle edizioni precedenti
è lenfasi sugli effetti negativi del clima che cambia sulla
sicurezza alimentare. Secondo il rapporto, il riscaldamento globale
sta già diminuendo i raccolti di grano e mais su scala
globale, e lo farà sempre di più, colpendo in
particolare le regioni tropicali e subtropicali. Ecco i passaggi
più significativi sul cibo tratti dalla versione sintetica
del rapporto. Per le colture principali (grano, riso e mais) nelle
regioni tropicali e temperate, il cambiamento climatico se non
saranno prese contromisure avrà impatti negativi in caso di
aumenti delle temperature di 2 gradi o più rispetto ai
livelli del 20°secolo, anche se alcune localit
potrebbero avere dei vantaggi. Gli impatti attesi variano a seconda
delle colture e delle regioni. Circa il 10 per cento delle
simulazioni per il periodo 2030-2049 mostrano aumenti dei raccolti
oltre il 10 per cento, e un altro 10 per cento mostrano diminuzioni
oltre il 25 per cento rispetto al 20° secolo. Dopo il 2050, il
rischio di impatti più severi sui raccolti dipende dal
livello di riscaldamento. Si prevede che il cambiamento climatico
aumenti la variabilità annuale e stagionale dei raccolti in
molte regioni, e questi cambiamenti avverranno nel contesto di una
domanda rapidamente crescente di cibo. Tutti gli aspetti di
sicurezza alimentare sono potenzialmente influenzati dal
cambiamento climatico, compresi laccesso al cibo, il suo utilizzo e
la stabilità dei prezzi. La redistribuzione delle riserve di
pesce verso latitudini più a nord rischia di diminuire
riserve di cibo, reddito e impiego nei paesi tropicali. Aumenti
delle temperature di 4 gradi o più rispetto ai livelli del
20° secolo creerebbero enormi rischi alla sicurezza alimentare
a livello globale e regionale. I rischi per la sicurezza alimentare
sono in generale più grandi alle basse latitudini.
Questultima, in fondo, è la frase cruciale. Vuol dire che
gli effetti più gravi si sentiranno nei prossimi decenni
proprio nelle zone più povere del mondo. Per il calo dei
raccolti, per la maggiore frequenza di siccità e alluvioni,
e anche per le frequenti e imprevedibili impennate dei prezzi
alimentari. Nel complesso, secondo gli esperti dellIPCC, gli
effetti negativi sullagricoltura saranno ben più sensibili
di quelli positivi che potrebbero aversi in alcune regioni del nord
del mondo, come Canada e Siberia. Ottimisti e pessimisti Proprio la
scelta di mettere in secondo piano i possibili effetti positivi del
riscaldamento globale e enfatizzare quelli negativi è stata
al centro di una polemica interna al sottogruppo dellIPCC che si
è occupato di sicurezza alimentare. Lolandese Richard Tol ha
sbattuto la porta poco prima delluscita del rapporto, accusando i
suoi colleghi di esagerare con il pessimismo. Gli agricoltori sanno
adattarsi al clima che cambia, ha spiegato. E in certe zone del
mondo e per certe coltivazioni, temperature più alte e
più anidride carbonica possono significare raccolti
più abbondanti. Ma uno degli altri autori, Bob Ward della
London School of Economics, lo ha gelato così parlando
allagenzia Reuters: dei 19 studi scientifici che abbiamo passato in
rassegna, solo uno mostra effetti positivi netti del riscaldamento
globale. Ed è quello che ha scritto lui. Se questi sono i
rischi, che fare per contrastarli? Parlando al New York Times,
David Lobell (un ricercatore dellUniversità di Stanford che
è tra gli autori del rapporto) ha spiegato che si lavora
troppo poco sulle soluzioni che permetterebbero allagricoltura di
adattarsi al clima che cambia, per esempio lo sviluppo di
varietà vegetali e tecniche agricole in grado di resistere
meglio al riscaldamento globale. Rispetto ai rischi che corriamo,
sarebbe uno sforzo sorprendentemente piccolo ha spiegato. LExpo
milanese del 2015 dovrà essere anche il luogo dove fare una
volta per tutte questo sforzo.

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