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Carlo, Magno anche a tavola

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Carlo Magno cosa mangiava? E monaco Alcuino di York che regole alimentari gli dava? Queste domande sono pertinenti dopo aver visto le storie romanzate dei film e della televisione che ci propongono un medioevo carnivoro con personaggi come Carlo Magno, Adelchi ed altri grandi mangiatori di carni. Quale la realtà? Domanda alla quali per Carlo Magno possiamo rispondere, perché il biografo Eginardo nella sua Vita Karoli e lo storico Alcuino nel suo De virtutibus et vitiis liber ci hanno lasciato molte e precise indicazioni.
Carlo Magno, a modo suo, da Eginardo è presentato come un moderato, perché quanto a tavola si fa servire soltanto quattro portate, oltre alla carne arrostita, suo cibo preferito. Anche da vecchio Carlo Magno rimane affezionato all’arrosto e non si adatta al lesso consigliato dai medici. Una dote, quella di essere un forte mangiatore di carne, che Carlo riconosce anche ad Adelchi, figlio dello sconfitto Desiderio, quando a Pavia s’introduce in incognito alla mensa del vincitore e si fa notare quale poderoso mangiatore di carni e soprattutto di midollo del-le ossa di cervi, orsi e bufali. Mangiando come un leone che divora la preda Adelchi si qualifica come un fortissimo soldato e con la sua virilità alimentare conquista Carlo Magno.
Per un nobile medievale rinunciare alla carne è motivo di profonda umiliazione, anzi la maggiore delle punizioni imposta dal potere ci-vile e poi imitata da quello ecclesiastico. Astenersi dalla carne, volontariamente o per imposizione, è una grande, se non la massima penitenza. Il mangiar carne non è quindi soltanto una libertà, ma anche un dovere, tanto che il saggio Alcuino deve precisare che il vizio della gola è il peccato di chi si fa preparare cibi più raffinati di quanto richiesto dalle necessità del corpo o dalla qualità della sua persona. L’alimentazione – scrive Jaques Le Goff – è la prima occasione per gli strati dominanti della società di manifestare la loro superiorità ed il lusso alimentare assieme all’ostentazione del cibo esprimono un comportamento di classe, quindi una sorta di dovere sociale.
Se Carlo Magno e tutti i suoi Paladini sono i migliori rappresentanti della Europa Carnivora che fondano il Sacro Romano Impero, che cosa accade all’altro lato Orientale, a Costantinopoli? Liutprando par-lando di Niceforo (963-969), il rex Grecorum che si oppone ad Ottone I rex Francorum, lo qualifica come un mangiatore soprattutto di vegetali – aglio, cipolle e porri – perciò un imperatore che si comporta in quest’ultimo modo è giudicato assolutamente riprovevole.
La privazione della carne, sia per motivi civili sia religiosi, presuppone l’astensione di ciò che deve essere disponibile e soprattutto abbondante. Di carne d’ogni tipo, soprattutto selvatica, ai tempi di Carlo Magno ve n’è molta, anzi moltissima ed è sufficiente andare a prenderla nei vasti territori incolti. Il più diffuso animale da carne, il cinghiale o maiale selvatico, popola tutta l’Europa mentre nei boschi e nel-le radure non mancano cervi, caprioli, bufali e anche orsi. È successiva di diversi secoli una ordinanza legislativa, ma che può essere attuale anche ai tempi di Carlo Magno, quando questi dice che poiché la caccia è una pratica che distoglie i contadini dal lavoro, è bene proibirgliela nell’interesse loro e della comunità tutta. E su quest’ultima linea i signori sono ben lieti di divertirsi andando a caccia. Quello che invece scarseggia sono i raccolti dei campi e soprattutto i cereali (pane) ed i frutti (vino) che si ottengono con una coltivazione faticosa che i signori sono felici di evitare, imponendola ai contadini.
Se Carlo Magno con i suoi Paladini, gli aristocratici e tutta la classe dominante del Sacro Romano Impero fino alla Curia Romana, sono dei grandi mangiatori di carne, lo sono anche i signori che vivono nelle campagne tra colto ed incolto. Soltanto chi contesta il sistema, diremmo oggi, come gli eremiti e i monaci, sposa e propaganda una alimentazione di rinuncia, mangiando poco, limitando il consumo della carne, privilegiando i vegetali. Ad esempio i legumi, che significano la continenza della lussuria e la mortificazione della carne, sono alla base di un modello alimentare clerico-monastico che al di fuori di questo non ha una gran diffusione. Le rinunce imposte per motivi ideologici, ieri come oggi e soprattutto se di tipo alimentare, non hanno mai avuto successo e mai lo avranno in qualsiasi futuro, perché cozzano contro una naturale predisposizione naturale, dato che l’uomo mangia carne da almeno un milione d’anni, se non da ancora più tempo. Per questo un’Europa carnivora come quella di Carlo Magno è ancora presente anche oggi, quando per tutti vi è una grande disponibilità e varietà di carni, con prezzi contenuti e una sicurezza una volta inimmaginabile.

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Quattordici girasoli in un vaso (Arles, agosto 1888)

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