BANCA DATI

Aumentano le distanze tra Sud e Centro-Nord

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Pubblichiamo con grande piacere questo contributo del Dott. Nicola Santoro, che discute con acume e tempestività un tema di grande attualità. Proprio in questi giorni due grandi crisi, quella dell’ILVA di Taranto e quella della Banca Popolare di Bari, ripropongono con forza il problema dello sviluppo dell’Italia Meridionale, che necessita di approcci originali e di modelli innovativi. L’articolo offre un contributo di analisi prezioso.

Andrea Sonnino

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L’annuale, chiara relazione della SVIMEZ dà conferma che l’economia del nostro Paese non migliora e che, sicuramente, ciò rende ancora più inarrestabile l’arretramento di quella del Mezzogiorno.

Gli indicatori economici attestano che le distanze fra le tre macro-regioni che caratterizzano l’Italia continuano ad aumentare : la disoccupazione e l’apparato industriale del Meridione si confermano assai insoddisfacenti, mentre al Centro e al Nord si registrano segnali di ripresa, sebbene flebili, inadeguati, discontinui.

Se non si attuerà una efficace, concreta politica meridionalistica, finalizzata a creare convenienza per gli investimenti e sicurezza per le attività produttive, il relativo prodotto lordo per abitante non solo non crescerà, ma si attesterà su valori sempre più inadeguati.

Sono chiare e impietose le diagnosi che evidenziano come – nonostante le promesse e gli impegni – la spesa pubblica per “interventi straordinari” e per investimenti delle imprese, anche a partecipazione statale, che dovrebbero costituire due pilastri fondamentali della politica meridionalistica, continuano ad essere aridi, inadeguati.

Negli ultimi anni il relativo vuoto legislativo registrato chiarisce e conferma la carenza di una concreta attenzione  politica generale per le sorti del Mezzogiorno, connotata da un ormai  lungo periodo di chiacchiere e leggi dal sapore elettorale, nel quale si è disperso il patrimonio di esperienze e iniziative avviate soprattutto nell’ormai lontano dopoguerra.

Diventa, pertanto, sempre più difficile recuperare con sollecitudine i ritardi accumulati e realizzare, finalmente, le condizioni per un diffuso miglioramento economico-sociale del Sud.

La inadeguata, scoordinata legislazione vigente non appare idonea per la realizzazione di adeguate infrastrutture, nonché per favorire, in particolare, risanamento delle periferie delle grandi città, contenimento della criminalità, sostegno delle attività agricole e turistiche.

La sfiducia crescente è la inevitabile conseguenza della realtà che caratterizza l’attuale situazione : una vera iattura, soprattutto per le molte aree meridionali suscettibili di sicuro sviluppo, penalizzate da una legislazione inadeguata, da scoordinate attività governative e da ritardi burocratici, inammissibili in un paese civile.

Non possono essere i singoli imprenditori, né le loro organizzazioni, a smantellare procedure anacronistiche, a dare finalizzazione più congrua agli inadeguati interventi finanziari pubblici, ad ammodernare le strutture penalizzate e favorire lo sviluppo, soprattutto turistico e agroalimentare, del Sud.

Giova ricordare che il Mezzogiorno è costituito da aree non omogenee, caratterizzate da specificità ambientali, imprenditoriali, sociali e che l’attenzione và rivolta innanzitutto a quelle vocate per le attività innanzi citate.

Un’attenzione particolare merita la rete ferroviaria : quella nazionale è costituita da  circa 16 mila chilometri; ma quella del Meridione – isole comprese – è di soli 6 mila,  dei quali soltanto il 20% circa a doppio binario, a fronte del 50% al Centro e del 40% al Nord.

Preoccupa non poco la ininterrotta diaspora, soprattutto dei giovani, che continua nonostante il “reddito di cittadinanza” e ogni altra forma di sussidio a pioggia. Sono 300 mila i meridionali emigrati nell’ultimo quinquennio, di cui un’alta percentuale costituita da giovani in cerca di lavoro.

Il nostro Paese può progredire, espandendo la sua base produttiva; ma devono essere meglio utilizzate le risorse e le forze di lavoro disponibili nel Mezzogiorno. Una efficace politica meridionalistica – giova ripeterlo – deve essere finalizzata a creare convenienze negli investimenti, sicurezza nell’esercizio delle attività produttive e, conseguentemente, occupazione.

Non più imprenditori abbandonati a se stessi, privi di sostegni finanziari e di adeguata tutela anche nella fase della commercializzazione o trasformazione dei loro prodotti; né imprenditori alla mercé di apparati amministrativi e burocratici, connotati da diffusa inefficienza e taglieggiati, spesso, da ricatti mafiosi.

Per evitare una deriva a tempo indeterminato dell’intero Mezzogiorno e la irreversibile desertificazione imprenditoriale occorrono provvedimenti urgenti, concreti e non più annunci e costose spese di sapore elettorale.

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