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Anne Frank e lo sport

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L’Italia ha mancato la qualificazione per il prossimo campionato mondiale in Russia ed un’ondata di sdegno, accompagnata da un accorato dolore, ha attraversato la Penisola.

Ma come la Svezia, proprio la cenerentola del girone, che fino a qualche anno fa riusciva a farsi rappresentare da tanti robusti dilettanti per comporre faticosamente la squadra nazionale, ha costituito un ostacolo insormontabile per la blasonata Italia, abituata a trovarsi meritatamente ai vertici delle classifiche: una disfatta!

Naturalmente si è scatenata la caccia ai responsabili e, nel volgere di pochi giorni, il terremoto ha scosso dalle fondamenta il complesso sistema dirigenziale dell’organizzazione calcistica, con doverose dimissioni presidenziali, cambiamenti di allenatori e autodifese dei calciatori.

Il Ministro dello Sport, Luca Lotti è opportunamente intervenuto dichiarando che è ormai giunto il momento che il calcio venga rifondato ed il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha aggiunto che la ripresa non riguarda soltanto il calcio, ma l’intero settore dello sport.

Parole nobili, ma tardive, poiché da troppi anni i segnali di degrado caratterizzati dal comportamento di teppisti, camuffati da sportivi, ha condizionato dentro e fuori gli stadi il pacifico svolgimento delle manifestazioni calcistiche, con morti, feriti, atti vandalici ed assalti contro le forze dell’ordine.

Quanto sia profondo il baratro in cui è caduto lo sport più popolare nel nostro Paese, è dimostrato dal recente episodio in cui l’immagine di Anne Frank, stampata sulle maglie di un club, è stato utilizzato come simbolica minaccia di sterminio per gli avversari.

C’è solo da augurarsi che gli autori del gesto, stimolati dal persistente mormorio antisemitico che giunge a negare perfino la realtà dello sterminio di milioni di ebrei nei campi nazisti, non avessero la minima conoscenza di chi fosse Anne Frank.

Questa piccola bambina tedesca, nata a Francoforte nel giugno del 1929 e trasferitasi con la sua famiglia ad Amsterdam per sfuggire alle leggi razziali, fu costretta all’età di dodici anni, a vivere in un alloggio segreto dal 1942 all’agosto 1944, quando venne catturata dalla Gestapo ed internata nel campo di Auschwitz. Il suo destino era ormai segnato e dopo il trasferimento nel campo di Bergen, morì con la sorella Margot nel febbraio 1945, colpita da una micidiale epidemia di tifo, tre settimane prima dell’arrivo delle truppe inglesi.

La sua scomparsa sarebbe rimasta sconosciuta, come quella di altre migliaia di bambini sepolti nelle fosse comuni, se non fossero stati pubblicati, a partire dal 1947, il suo “Diario” ed i “Racconti dell’alloggio segreto”, che forniscono una precisa testimonianza delle ansie, delle gioie, dei dolori e delle speranze, che accompagnavano la sua vita quotidiana e che le davano la forza per superare la paura dell’isolamento, attraverso la fantasia.

I teppisti che si sono appropriati dell’immagine di Anne Frank, per dare sfogo ai loro bassi istinti mortiferi, hanno commesso un errore madornale che si è risolto in un pesante boomerang.

Se solo avessero letto i “Racconti dell’alloggio segreto”, si sarebbero accorti che il sorriso di Anne, velato di melanconia, nascondeva due fondamentali pilastri che sono alla base di tutte le attività sportive: l’amore per la vita e la bellezza della natura e la libertà, a cui dedica una breve fiaba “la fioraia”, una bimbetta, che come lei ha tredici anni.

Alla figura della piccola fioraia che “esce di casa ogni mattina e va per prati e per campi, che circondano la sua casetta a raccogliere fiori grandi e piccini di ogni colore”, Anne affida il suo desiderio di libertà, e di amore per il Creato. La piccola fioraia sogna solo questo: “di poter, ogni giorno, restar sola con Dio e la bellezza della natura”, un bellissimo augurio alla vita.

A parte la meschinità dell’uso improprio dell’immagine di Anne Frank, rimane il fatto gravissimo dell’inquinamento degli stadi per manifestazioni politiche di parte, che da decenni è severamente contrastato dal CONI, da tutte le Federazioni e Società calcistiche, dai Responsabili della sicurezza, dalle Forze dell’ordine.

Un virus, che ha un costo finanziario elevatissimo, ma che stenta a scomparire, nonostante le misure che vengono adottate prima, durante e dopo gli incontri in tutte le Serie.

E’ evidente che il richiamo alla tregua sacra che veniva proclamata prima dell’inizio dei giochi olimpici e che ha regolato le competizioni sportive per circa cinque secoli nell’antichità, non interessa nessuno. Né si può proporre, senza suscitare l’ilarità tra i giovani, che gli atleti non dovevano aver subito alcuna condanna, quando alcuni beniamini dei club possono, talvolta, vantare curricula giudiziari di tutto rispetto.

Il problema presenta una notevole complessità a causa degli interessi finanziari e politici che regolano il settore calcistico, non può venire trascurato e come giustamente sostiene il Presidente del CONI, va avviato un progetto serio, che veda lo Stato, le istituzioni pubbliche e private, concordi nell’accettare e sostenere i risultati nel medio e nel lungo periodo.

Il potenziamento e la modernizzazione dello sport nella Scuola ha, però, carattere di urgenza, perché le varie attività hanno come primo obbiettivo di fare comprendere ai giovani la fondamentale differenza esistente tra la partecipazione ad una “squadra” od a un “branco”. Nel primo caso, la tua libertà di scelta è salvaguardata, poiché sei chiamato a contribuire al successo della squadra, a cui metti a disposizione i tuoi talenti, piccoli o grandi che siano, secondo regole codificate per ogni disciplina, utili alla tua formazione fisica e professionale.

Nel “branco” sei soggetto all’autorità di un capo che sceglie le modalità di comportamento e non sei più libero di fare delle scelte autonome, pena la tua condanna, che il più delle volte può avere pesanti conseguenze.

La migliore risposta all’insulto di Anne Frank, una volta completati i tradizionali riti delle scuse ufficiali, potrebbe essere quello di diffondere nella Scuola e nelle periferie la corretta comunicazione delle regole sportive, il primo passo di un progetto per ridare dignità al nostro Paese.

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One Response to Anne Frank e lo sport

  1. Nicola Santoro Rispondi

    novembre 29, 2017 a 12:39 pm

    Caro Professore,
    il Suo articolo – relativo a recenti vicende dei campi di calcio – dovrebbe essere divulgato
    nei Condomini e nelle Scuole, per ricordare a genitori e professori le loro funzioni e responsabilità di “educatori”.
    Condivido pienamente la condanna dell’episodio Anne Frank, frutto del degrado culturale – e, quindi, anche civile – delle generazioni protagoniste del ’68, i cui figli e nipoti – spesso ignoranti, balordi e teppisti – sono protagonisti anche delle “curve” degli stadi.
    Nel merito della scellerata iniziativa da Lei evidenziata, Le dico che, anche se vivessi per altri 100 anni (ai primi 100, purtroppo, sono vicino), non riuscirei assolutamente a determinare il grado di follia di Hitler ; ricordando, tra l’altro, che gli ebrei erano meno del 3% degli “ariani”, ma ben il 30 per cento dei premi Nobel conferiti a tedeschi.
    Una follia che contagiò anche il nostro duce (con la “d” minuscola), il quale si inventò la “razza italiana”, pura e unica, in sostituzione delle varie etnie. Con le criminali conseguenze che ne derivarono.
    A presto.
    Nicola Santoro

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