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Agrofarmaci in Italia: un calo lungo trent’anni

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Secondo le fonti ufficiali gli usi di prodotti fitosanitari sarebbero in forte diminuzione da ormai trent’anni. Un calo inaspritosi nel tempo a dispetto della comune percezione popolare, storpiata questa da false narrazioni che parlano a sproposito di “abusi di pesticidi” o di “usi sempre più massicci di pesticidi”. Tali toni allarmisti trasferiscono peraltro l’idea che sulla fitoiatria vi sia una situazione emergenziale da gestire radicalmente e pure in fretta, riproposizione in chiave moderna delle multi millenarie profezie per cui tutto va sempre peggio, la fine del mondo sarebbe incipiente e solo una conversione di stampo para religioso potrà salvarci. Con buona pace però di chi nell’allarmismo affonda le radici dei propri interessi personali o lobbistici, la realtà appare diametralmente opposta rispetto a quanto trasmesso dai media generalisti, troppo spesso al cieco servizio di tali forme di disinformazione. Se infatti i giornalisti che ambiscono a parlare di chimica agraria si prendessero la briga di consultare i dati ufficiali, scoprirebbero per esempio che in Italia dal 1990 al 2018 gli usi dei “pesticidi”, tutti inclusi, sono calati del 38,5% e del 43,7% rispettivamente per i formulati commerciali e per le sostanze attive in essi contenuti. In sostanza, gli obiettivi per il 2030 del cosiddetto Green Deal li si sarebbe già raggiunti e superati da un pezzo, ma pare che nessuno se ne sia accorto. Consultando i dati Istat e Faostat, sarebbero infatti 114mila tonnellate circa i prodotti fitosanitari applicati in Italia nel 2018, contro le quasi 190mila tonnellate del 1990. Le sostanze attive sarebbero coerentemente scese a ridosso ormai delle 55mila tonnellate: un risultato non da poco pensando che nel 1990 superavano le 100mila. La famiglia di prodotti che ha imboccato con maggior foga tale china discendente sarebbe quella degli insetticidi, letteralmente precipitati dalle quasi 13mila tonnellate di sostanze attive impiegate nel 2003 alle circa 5.500 del 2018. Un calo di oltre il 57% in appena 15 anni, ovvero nel lasso temporale in cui su questi prodotti venivano puntati i riflettori proprio in tema di calo degli insetti in generale e di impollinatori in particolare. Ma non basta. Oltre al vistoso scivolone in tonnellate, anche i profili tossicologici dei prodotti sono decisamente migliorati.

La cosiddetta Revisione Europea, applicazione della Direttiva 91/414/CEE, ha letteralmente fatto strage fra le sostanze attive impiegate fino al 1993, facendone sopravvivere circa un terzo. Il 67% è andato infatti perduto, il 26% è stato promosso a pieni voti e il 7% circa è stato parcheggiato nella “Lista di sostituzione”, quella in cui galleggiano le molecole comunque approvate ma per le quali si attendono ansiosamente sostituti migliorativi che permettano di revocare anch’esse. Fra queste, per dire, il rame, pilastro del Bio. Di più: nel 1992 sono nati anche i disciplinari di produzione integrata, all’epoca Reg. CEE 2078/92 evolutosi poi in Piani di sviluppo rurale. Forte fu l’ulteriore selezione apportata quanto a molecole e prodotti utilizzabili, perfino fra quelli approvati dalla summenzionata Revisione europea. Infine il Pan, Piano di azione nazionale, applicazione della Direttiva 2009/128/CE, nota anche come “Usi sostenibili degli agrofarmaci”, divenuta l’ennesima sforbiciata in chiave selettiva nella fitoiatria nazionale. Al già vistoso calo quantitativo in tonnellate andrebbe quindi abbinato l’affinamento delle tecniche di impiego nonché – e soprattutto – il forte miglioramento dei profili tossicologici e ambientali dei prodotti attuali rispetto a quelli del 1990. In sostanza, la pressione esercitata oggi sull’ambiente dalla fitoiatria moderna è solo una frazione minima di quella espressa trent’anni fa. Eppure, apparentemente ignaro di tutto quanto sopra, oggi il Green Deal si presenta come svolta rivoluzionaria proponendo ulteriori riduzioni degli impieghi: un secco -50%, ma dei soli prodotti di sintesi. Il tutto senza specificare in base a quali criteri scientifici saranno decisi i tagli e senza interrogarsi sul fatto che anche prodotti supposti “naturali”, come il succitato rame, rappresentino una fetta importante delle tonnellate attualmente impiegate pur essendo prodotti in Lista di sostituzione. E quando due treni vanno uno incontro all’altro sullo stesso binario, il disastro è solo questione di tempo prima che avvenga.

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