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Agriturismo: traslatore di ricchezza

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Come può essere meglio valorizzato l’agriturismo ? Quali ulteriori contributi può dare il settore per lo sviluppo economico e sociale di un territorio ?

Per cercare di dare ragionevoli risposte a queste domande, conviene fare rapide riflessioni, tenendo innanzi tutto presente che la ricchezza di un territorio dipende in assai larga misura dalla intelligente utilizzazione delle risorse locali. Ma se questa considerazione è abbastanza ovvia, non è altrettanto ovvia la constatazione che tali risorse si possono distinguere in una duplice tipologia.

Vi sono quelle che producono ”direttamente” ricchezza, fornendo beni primari, ai quali la capacità imprenditoriale può conferire un “valore aggiunto” più o meno elevato.

Da questo punto di vista sono più “fortunati”, più ricchi, i territori capaci di fornire una quantità maggiore di beni e di migliore qualità. Sono meno ricchi e meno fortunati, invece, i territori che dispongono di minori risorse.

Da un punto di vista storico, è stato fondamentalmente questo dislivello quanti-qualitativo delle risorse che ha penalizzato inevitabilmente le aree marginali del nostro Paese, per le limitazioni di carattere ambientale, ma anche sociale, che hanno costituito un freno alla produttività dell’agricoltura e dell’industria, determinando così una minore produzione di ricchezza e di benessere, individuale e collettiva.

Questa povertà di risorse è stata – per decenni – il paradigma e il simbolo di una condizione di arretratezza economica e sociale, lungamente combattuta, senza riuscire a conseguire successi adeguati agli sforzi organizzativi e  finanziari.

Finalmente, però, si è compreso in modo sempre più convinto e diffuso che esiste un’altra categoria di risorse, le quali in un certo senso non producono direttamente beni e  ricchezza, come un campo di grano, un frutteto o una fabbrica, ma creano le condizioni per un “trasferimento” di ricchezza, prodotta altrove, nel territorio interessato: sono le “risorse ambientali” – generalmente intese – che fanno da sfondo e da richiamo a quel grande loro traslatore che è il turismo.

E’ stato ed è proprio questo il fenomeno che ha consentito di elevare sensibilmente il benessere di territori penalizzati dalla carenza di risorse classiche “produttrici dirette” di ricchezza. Ecco perché il turismo – in tutte le forme – merita una particolare attenzione, dato il suo valore strategico, capace  di dare valore a quel tipo di risorse ambientali che altrimenti resterebbero inutilizzate e inefficaci rispetto al benessere delle popolazioni locali.

Il fenomeno turistico è ampio e articolato: esso presenta una tipologia variabile a seconda dei diversi ambienti che lo possono ospitare e, quindi, in funzione delle diverse caratteristiche delle “motivazioni” che ne stanno alla base. Per esemplificare: l’ambiente marino è caratterizzato da una serie di suggestioni e di opportunità che danno gratificazioni a chi ad esso si rivolge; così dicasi per l’ambiente montano, con le sue capacità di tonificare  lo spirito e il corpo. Ma vi sono anche altre motivazioni del turismo, rivolte alla sfera della cultura e dall’arte e sono quelle che rendono affollate le grandi città ricche di testimonianze artistiche e storiche.

Tutte quelle citate sono “motivazioni” antiche del turismo. Negli anni più recenti si è andata affermando un’altra motivazione, sospinta in gran parte da una reazione culturale al mito della industrializzazione e dell’urbanizzazione. Questa motivazione, di carattere culturale non meno che sociale, ha portato alla riscoperta della civiltà rurale, con la sua cultura originale, non sepolta e non travolta dai miti moderni, con la ricchezza delle sue tradizioni, del suo folklore, con una forma di rapporti sociali, pressoché sconosciuta agli abitanti delle grandi città.

L’agriturismo ha dato una forma esplicita e concreta a quest’aspirazione di nuovi valori, arricchendola di altre motivazioni, forse meno elevate, ma non meno gratificanti, del convulso vivere quotidiano: il riferimento è alle motivazioni di carattere gastronomico, legate alla scoperta di prodotti tipici e genuini, degustati sul luogo stesso di produzione, nell’azienda agricola; nonché alla scoperta della sana e saporita cucina “contadina”, magari apprezzata allo stesso tavolo della famiglia ospitante, immersi in una atmosfera dove rivivono, nei racconti dei commensali, tradizioni, folklore e cultura locale.

Con questa sua nuova e diversa esperienza, l’agriturismo arricchisce il ciclo delle tipologie del fenomeno turistico, in un modo abbastanza originale ed interessante: perché lo riporta ad una dimensione certamente più “umana” rispetto alle ostinazioni di divertimento e di evasione del turismo organizzato di massa. La soddisfazione gastronomica non è prosaica, quando è accompagnata e valorizzata da condimenti culturali e sociali, che sono propri dell’esperienza agrituristica.

Queste indicazioni ci portano a dare una risposta alla domanda posta all’inizio. L’agriturismo può dare un contributo positivo e concreto allo sviluppo di un territorio, anche mediante le risorse ambientali che ne costituiscono la premessa e la sostanza: si tratta di risorse naturalistiche e paesaggistiche, ma anche storico-culturali, artistiche e architettoniche, nonché di quelle alimentari e gastronomiche. Ogni ambiente che possa proporre un mix di queste risorse, variamente composte e articolare, ha un potenziale agrituristico da esprimere.

Affinché il potenziale diventi realtà, debbono verificarsi, però, due circostanze: da un lato che in quel territorio ci sia – oltre alle risorse ambientali indicate – anche la consapevolezza della loro potenzialità; dall’altro, che sia diffusa la conoscenza di questi valori.

Esiste dunque una duplice esigenza o – se si vuole – una duplice opportunità vista sotto il profilo delle indagini di mercato, che in una economia dinamica costituiscono sempre la premessa di ogni decisione, di ogni azione, di ogni intervento.

La prima esigenza/opportunità riguarda l’esplorazione, in un territorio vocato all’agriturismo, delle effettive risorse che si possono utilizzare, nonché della consapevolezza degli operatori circa la  possibilità di sfruttare il fenomeno in termini organizzativi ed operativi.

La seconda esigenza/opportunità si riferisce, invece, all’identificazione dei possibili fornitori  di agriturismo.

Questo sembra – obiettivamente – un modo di procedere che consente di non limitarsi ad una giusta ed opportuna esaltazione del fenomeno agrituristico, ma di spianargli  concretamente la strada verso più ampie, meritate affermazioni.

Bisogna cercare sempre il nuovo, mentre si custodisce la memoria; e un settore nel quale tale insegnamento è concretamente utilizzabile è quello agricolo, ove il nuovo, sempre più diffuso, è costituito da attività – quale l’agriturismo – ricco di prospettive.

Camille Pissarro, Mattino d'autunno

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