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Agricoltura: ieri, oggi, domani

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Una interessante pubblicazione di ASSOBIO – “La parola alla Scienza” – ci ricorda che nel 1861 il primo censimento dopo la nascita del Regno d’Italia rilevò che erano occupati in agricoltura oltre 15 dei 22 milioni circa di italiani, con una graduatoria che vedeva in testa Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia,  Piemonte e Umbria;  ed evidenziò  che – a quella data – gli occupati nell’industria erano più numerosi in Calabria, Campania e Sicilia, rispetto al resto del nuovo Paese.

Altrettanto interessante è il raffronto con il censimento del 1961 – ossia esattamente di un secolo dopo – che registrò, per la prima volta, che il settore primario (29%) era stato sorpassato dall’industria e dal terziario.

Una situazione ancora più significativa, infine, è quella rilevata nel 2011, con l’ultimo censimento, che ha accertato la ulteriore contrazione degli occupati nelle attività del settore primario.

E’ crollato – secondo la esaustiva, chiara pubblicazione di ASSOBIO – anche il numero delle imprese agricole, soprattutto negli ultimi decenni : erano oltre 3 milioni nel 1990 e soltanto 1 milione e 600 mila nel 2010; ma il calo, nel frattempo, è continuato. E sicuramente continua.

Questa realtà va valutata anche con riferimento al contributo che il nostro Paese deve sempre più apportare alla difesa e alla valorizzazione del territorio. Occorre migliore consapevolezza e coscienza dei problemi del rapporto con la terra; necessita una “educazione ambientale”, anche per emarginare le assai diffuse speculazioni.

Il territorio abbandonato a se stesso dalla incuria umana non può che andare incontro a disastri sempre più frequenti. E l’agricoltura sempre più dovrà svolgere un ruolo essenziale per prevenire distruzioni e danni.

Di rilievo non trascurabile sono anche gli aspetti economici e sociali. La composizione della ricchezza di un paese è legata alla combinazione degli apporti di agricoltura, industria, commercio, servizi.

In Italia – fino a metà del ‘900 – la ricchezza prodotta dal settore primario era pari al 60% ; ma l’industrializzazione l’ha velocemente ridimensionata, come era inevitabile e giusto che fosse, data la necessità di una ripartizione più equilibrata, per dare migliori prospettive alla economia del Paese. Ma ora siamo a un ribaltamento eccessivo, anche se, per fortuna, si comincia ad avvertire la consapevolezza delle conseguenze del dannoso squilibrio. Avere più economia agricola vuol dire anche avere maggiori spazi per il lavoro, per l’occupazione.

La fase di profonda crisi che sta attraversando il settore dell’industria va oltre le sole conseguenze del periodo “congiunturale”. Soltanto gli ingenui o gli eccessivamente ottimisti possono pensare che – superata la crisi – si tornerà, senza valide iniziative, agli equilibri del passato.

Il mondo continuerà a cambiare volto, non solo per lo sviluppo dei paesi emergenti – che comporterà, anche per loro, negative, inevitabili ripercussioni sociali, economiche e politiche – ma soprattutto per gli effetti concatenati tra crescita tecnologica e globalizzazione.

Se l’agricoltura ha esigenze di sviluppo imposte anche dal dovere di nutrire tutti, l’industria e i servizi avranno molti e in gran parte non prevedibili nodi da sciogliere. Un quadro, questo, che potrà portare  il settore primario a confermarsi un affidabile punto di sostegno economico e sociale per molti paesi.

Certo, anche l’agricoltura dovrà ulteriormente rinnovarsi e dotarsi di mezzi e strumenti che possano renderla sempre più efficiente, utilizzando anche i qualificati, utili suggerimenti recentemente rinnovati dal prof. Franco Scaramuzzi (Georgofili INFO). Le necessarie riflessioni su ricerca e innovazione dovranno sempre più favorire nuove prospettive di sicura, adeguata importanza per il loro sviluppo, nell’interesse non solo degli operatori del settore, ma di tutti.

Le non procrastinabili iniziative richiedono collaborazione convinta tra gli Enti, le Organizzazioni, i soggetti interessati – adeguatamente coordinati – per il perseguimento di obiettivi finalizzati a favorire l’interesse generale.

Hornby Castle, William Turner

Hornby Castle, William Turner

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