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Agricoltura “ammalata” di euro

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Nota di Luigi Rossi, presidente FIDAF
L’articolo di Lodovico Fiano – Il Sole 24 ore del 7 ottobre 2000 – conserva piena attualità a distanza di oltre 18 anni dalla sua pubblicazione e si basa su un postulato: il processo di globalizzazione, pressoché irreversibile soprattutto a causa di una integrazione finanziaria incontrollabile ed estesa ormai a livello planetario, può e deve essere gestito temperando un confronto competitivo ossessivo tra aree spesso incompatibili sul piano economico e sociale.
L’internazionalizzazione dei mercati rendeva conseguenziale l’introduzione di una moneta unica: un ammortizzatore finalizzato ad assicurare una stabilità sistemica ed anche a scongiurare shocks asimmetrici penalizzanti per le economie più deboli dell’Unione Europea; obiettivi solo in parte conseguiti in assenza di una effettiva integrazione finanziaria e fiscale.
L’Euro ha reso impercorribili le svalutazioni delle singole monete nazionali, supporto per le aree meno competitive. In particolare, una sempre più ampia apertura delle frontiere comunitarie ed una progressiva disattivazione delle garanzie  tradizionalmente riconosciute a supporto diretto delle produzioni agricole avrebbero dovuto comportare una revisione radicale della PAC, in piena flessibilità rispetto alle perturbazioni internazionali ed alla volatilità dei mercati: una revisione non realizzata con la riforma del 2003-06 né si annunzia realizzabile in occasione della riforma in corso di negoziato per il periodo 2021-2027.
L’Agricoltura italiana denota da tempo una crescente espulsione dal tessuto produttivo di molte imprese e si presenta con un deficit crescente e superiore al 50%, rispetto al nostro fabbisogno. Nel contempo l’industria agroalimentare, vero e proprio orgoglio nazionale, diviene sempre più esportatrice di prodotti ottenuti dalla trasformazione di prodotti agricoli importati. In una prospettiva – sia pure di medio lungo termine – di rialzo dei prezzi internazionali, quale sarà il costo per il nostro Paese?

L’introduzione dell’euro in agricoltura trascura, nei tempi e nelle modalità attuative, la specificità del comparto economico. Pesanti perplessità sono, inoltre, connesse al rinvio indeterminato dell’indispensabile adeguamento di regolamentazioni di mercato, spesso inidonee ad un tale impatto. Infatti, la struttura normativa comunitaria, soprattutto  a causa degli obblighi internazionali della Ue, preclude innaturalmente la gestione, da parte degli imprenditori del settore, delle più opportune leve economiche in rispondenza alle fluttuazioni valutarie della moneta unica ed al quadro macroeconomico ad essa connesso.

Nella difficile contingenza attuale, caratterizzata soprattutto dall’alto prezzo dei combustibili, l’agricoltura subisce, pertanto, i danni maggiori rispetto a tutti gli altri comparti economici. Per questo l’agricoltura europea è malata di euro…

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