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“Addio, mia bella addio”: dal campo di Curtatone e Montanara ai Georgofili

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Poco meno di un mese fa, il 29 maggio, è stata celebrata all’Università di Pisa la ricorrenza del 160° anniversario della battaglia di Curtatone e Montanara. Siamo nella Prima guerra di indipendenza (1848) e la battaglia, combattuta sui campi lombardi in prossimità della fortezza austriaca di Mantova, vide la resistenza della divisione toscana (4.500 uomini circa con pochi cannoni) contro una preponderante forza austriaca di circa 25.000 uomini e oltre 80 cannoni che erano usciti dalla vicina fortezza con l’intento di sconfiggere rapidamente i toscani e aggirare così lo schieramento piemontese, infliggendo una sonora sconfitta alle truppe sabaude.
La resistenza della divisione toscana, composta dall’esercito regolare, da un battaglione napoletano, dalla Guardia civica e da numerosi volontari fra cui spiccano quelli del battaglione universitario, durò un giorno che tuttavia fu sufficiente a bloccare definitivamente i disegni militari asburgici. Il giorno dopo, infatti, i piemontesi vinsero a Goito e la fortezza di Peschiera si arrese.
Particolarmente nota è la partecipazione allo scontro del battaglione universitario composto da poco meno di 200 studenti degli atenei di Pisa e Siena accompagnati da molti dei loro professori. Nonostante la loro partecipazione nello scontro sia stata relativamente importante gli universitari parteciparono con sentimento e coraggio alle fasi principali dello scontro, pagando un prezzo elevato di morti e feriti sia tra i professori che tra gli studenti.
La partecipazione toscana, inaspettata ed eroica, è quasi dimenticata ma la presenza degli studenti e del Battaglione universitario, “la migliore gioventù d’Italia” è ancora oggi doverosamente ricordato e considerato un elemento fondante dell’identità e della storia dell’Università di Pisa e di Siena.
Fra di loro ritengo importante ricordare la presenza di molti che erano o diventarono, negli anni successivi alla battaglia, una volta terminati i loro studi, georgofili.
Erano georgofili Carlo Burci (corr. dal 1842), Capitano medico della divisione toscana aggregato allo Stato Maggiore, Giovan Battista Giorgini (corr. dal 1824), Capitano della prima compagnia del battaglione universitario; Leopoldo Pilla, professore di Geologia, Capitano in seconda della prima compagnia (corr. dal 1840) e morto eroicamente al culmine dei combattimenti e sarebbe diventato georgofilo, nel 1851, il Prof. Attilio Tassi, di Siena, Tenente sempre della prima compagnia.
Ai loro ordini, fra i vari militi, merita di essere ricordato Francesco Carega di Muricce, originario di Livorno, agronomo, collaboratore del Giornale agrario toscano e vicino al gruppo dei Moderati toscani e organizzatore della Prima Esposizione nazionale del 1861, che sarebbe diventato georgofilo nel 1857 e che, secondo le sue memorie, fu tra gli ultimi a lasciare il campo di battaglia cercando il Prof. Montanelli, anch’esso georgofilo dal 1847, creduto morto.
Era georgofilo corrispondente, dal 1818, il Comandante della Divisione toscana, quel Cesare De Laugier che, giovane velite, aveva seguito Napoleone in Russia nell’esercito del Regno per poi vedere, fra i pochi reduci napoleonici, compiuta l’unità d’Italia nel 1871. Nello stato maggiore vi era anche Vincenzo Ricasoli, fratello di Bettino, che oltre ad una lunga carriera nell’esercito sabaudo si occupò di botanica e agricoltura diventando georgofilo nel 1859. Alcuni oggetti e immagini della battaglia e degli uomini che la combatterono è possibile vederli nella mostra “Addio mia bella addio” allestita dall’università di Pisa presso il complesso de “le Benedettine”, sempre a Pisa, e aperta fino alla fine di giugno.
Questi e tanti altri georgofili (sarebbe necessario forse uno studio più approfondito) parteciparono alla battaglia di Curtatone e Montanara e alla Prima guerra d’indipendenza.
Ma al di là della memoria degli eventi credo sia importante ricordare la partecipazione di questi giovani studenti e professori universitari nel segno di quella passione civile e di attaccamento alla propria comunità che i georgofili hanno sempre espresso.

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